martedì 28 maggio 2013

verso il queer veggie pride di sabato 6 luglio a catania











SABATO 6 LUGLIO al cortile della camera del lavoro di via crociferi, catania, LA GAIA FESTA DELL'IBRIDITA': QUEER VEGGIE PRIDE 2013!

in attesa della straordinaria serata, tanti eventi:

- SABATO 8 GIUGNO, dalle 21,30, alla VEGANOTECA di S. Giovanni La Punta, PANINATA QUEER VEGGIE, presentazione del queer veggie pride ed estrazione finale della lotteria sui generi(s).

- SABATO 15 GIUGNO, dalle 20,30, al CIRCOLO CITTA' FUTURA, BUON COMPLEANNO CHE GUEVARA! una serata di festa con cena caraibica, inaugurazione mostra d'arte e canti popolari latinoamericani.

- LUNEDì 1 LUGLIO, all'ARENA ARGENTINA, evento speciale dedicato al 50° anniversario del film di Pier Paolo Pasolini COMIZI D'AMORE.

giovedì 23 maggio 2013

uomini della differenza: violenza sessista e pratica della cura, incontro con Beppe Pavan



































Martedì 28 maggio alle ore 19 presso il Cortile CGIL (via Crociferi 40, Catania) incontro con Beppe Pavan
dell'associazione “Maschile Plurale” sul tema "Gli uomini della differenza: violenza sessista e la pratica della cura". Intervengono: Biagio Tinghino, Luca Cangemi, Mirella Clausi, Tino Domini, Alfio Furnari, Chiara Platania, Alberto Rotondo, coordina Anna Di Salvo (Città Felice)


mercoledì 22 maggio 2013

"così in terra come in cielo", salutiamo don Gallo
















don Gallo, prete degli ultimi, lascia questa terra, lo salutiamo con il titolo del suo libro "così in terra come in cielo", continua a lottare con noi! ciao compagno!


mercoledì 15 maggio 2013

no monsanto day: sabato 25 maggio intervento video di Vandana Shiva e cena sapori migranti












sabato 25 maggio, in occasione della giornata internazionale di mobilitazione contro la multinazionale monsanto e gli ogm, il circolo città futura ospiterà un intervento video di Vandana Shiva... e dopo il dibattito, la cena sapori migranti con pietanze della cucina mediterranea e araba, come sempre vegan e a prezzi popolari... vi aspettiamo dalle ore 20 in via gargano 37, catania.

la violenza del sistema e la forza della differenza



































riproponiamo la recensione di Chiara Platania all'ultimo saggio di Luisa Muraro
già apparsa su DDF, discorsi donne filosofia, e sul sito della Libreria delle donne di Milano

"Dio è violent": oltre il titolo provocatorio, del resto non nuovo per Muraro, si condensa una netta denuncia della rottura del patto sociale, esemplificata dalla tragica impotenza con cui subiamo uno stato di guerra permanente, celata peraltro dietro l’ipocrisia della “guerra umanitaria”. Dieci anni fa, molte e molti tra noi animavano grandi mobilitazioni pacifiste che, contemporaneamente in tutto il mondo, tentavano di impedire l’aggressione all’Iraq; la sconfitta di quel movimento è la cifra dell’assoluta impossibilità di incidere sulle scelte politiche e di costruire processi decisionali: le decisioni sono già state prese da istituzioni globali che hanno usurpato ogni sovranità popolare. È il caso, proposto da Muraro, delle mobilitazioni contro la base Dal Molin – impossibile fermarne la costruzione, nonostante la determinazione di un’intera popolazione e di molte sue espressioni istituzionali –, così come del movimento No Muos: nonostante la revoca regionale delle autorizzazioni, il cantiere mortifero del mega radar prosegue, e sono soltanto i blocchi stradali, con le mamme di Niscemi in prima fila, a frenarlo… ma quanto tempo quelle donne e quei giovani potranno restare a presidiare il territorio?
Una situazione di tale disparità non lascia scelta, né avrebbe senso tentare di correggere un contratto sociale che non è l’unica possibilità ma la grande invenzione con cui la modernità capitalistica ha legittimato il proprio potere. Dunque non resta che “ritirare il tacito consenso all’ordine”. Queste parole mi hanno subito richiamato un romanzo di José Saramago, Saggio sulla lucidità – che fa seguito al più noto ed altrettanto dirompente Cecità – in cui improvvisamente la grandissima maggioranza degli abitanti della capitale vota scheda bianca, provocando una violenta reazione del governo, che decide di abbandonare a se stessa la città e metterla in stato d’assedio affinché precipiti nel caos. Ma, contro ogni aspettativa, ciò non accade e, in mancanza di servizio di nettezza urbana, “a mezzogiorno spaccato, da tutte le case della città uscirono le donne armate di scope, secchi e pale, e, senza una parola, cominciarono a ripulire la facciata e davanti alle case in cui vivevano, dalla porta fino al centro della strada, dove s’incontravano con altre donne che, dall’altro lato, erano scese pure con lo stesso fine e con le stesse armi”. Non cito a caso questo passaggio: Saramago continua sottolineando il valore simbolico di quella silenziosa azione collettiva delle “donne della capitale, come lo avevano fatto anche nel passato, nei paesi, le loro mamme e nonne, e quelle non lo facevano, come non lo fanno queste, per scaricarsi di una responsabilità, ma per assumerla”.
L’esperienza delle donne è certo più istruita sul nodo forza/violenza, come nota Muraro, sia in quanto interne/esterne al contratto sociale – per l’evidente fatto che esso si era inizialmente  configurato sull’esclusione femminile –, sia in quanto più vicine a dio e agli animali. Credo che dar valore al nostro essere meno “umane”, anche in senso antispecista, sia un passaggio fondamentale, che oggi può essere determinante come lo è stato “sputare” su Hegel: meno “umane”, quindi più capaci di dosare la propria forza.
Muraro ci offre, seppur condensata in poche pagine, una lucida analisi del nesso tra generi e violenza, nella storia contemporanea, a partire dalla grande guerra e dal fervore interventista fondato sulla dimostrazione della virilità, fino alle vicende di una sinistra spesso incapace di decostruire il fascino del potere. “Nell’appannarsi dell’intelligenza collettiva in questo paese, non c’entrano solo il consumismo e cose simili, ma anche la fine della sfida comunista” che con l’idea dell’assalto al cielo metteva in campo una forza “resistente” al pensiero unico; la crisi della sfida comunista lascia posto ad una resa passiva all’ordine di cose esistente come unico possibile. Del resto, non si spiegherebbe altrimenti la passività diffusa e la mancanza di una “resistenza” alla violenza del potere, come nel caso emblematico de l’Aquila e delle sette visite di Berlusconi alla città terremotata: com’è possibile, si chiede Muraro, che in nessuna di quelle occasioni la popolazione abbia aggredito o cacciato il capo di un governo che continuava a far promesse senza che nel centro storico martoriato si smuovessero transenne e macerie?
Il giorno della tragedia della scuola di Brindisi, durante un’improvvisata manifestazione a Catania, molte/i di noi hanno impedito al sindaco fascista della città di prendere la parola, contestandolo e coprendo con le nostre voci ogni suo tentativo di intervenire. Un atto di forza che è inscritto nella nostra quotidiana pratica politica di nonviolenza, come ci ha insegnato Rosa Parks che con un atto di forza nonviolento ha dato il via al movimento di liberazione afroamericano.
Sembra, però, che nel nuovo millennio ogni dichiarazione di nonviolenza si sia trasformata in una dichiarazione di rinuncia alla forza e di resa al sistema globale, rendendo inutili tante performance di piazza che sono svuotate a priori di ogni possibile conflittualità: è il caso dei pride, diventati in pochi anni eventi da cartellone culturale e patrocinio comunale, o di one billion rising, spot globale che mette tutti d’accordo a ballare come in un reality show, senza perdere tempo ad interrogarsi sulle radici profonde della violenza e del femminicidio.
Per questo, con Muraro, “a chi detiene un potere, io non mi presento dichiarando che ho rinunciato all’uso della forza”, e per capire come dosarla, non posso che ricorrere alla sapienza delle cuoche: “quanto basta”.

liborio natali, e pensare che da piccolo ero un bravo bambino
















recensione di Alberto Rotondo al libro di Liborio Natali, recentemente presentato al circolo città futura nell'ambito delle iniziative "Sui Generi(s)"

Per chi conosce già Liborio Natali, affascinante e poliedrico attore e drammaturgo nisseno, la lettura di E pensare che da piccolo ero un bravo bambino, ebook acquistabile on line, presentato al circolo città futura di Catania, costituisce una piacevole scoperta ed una conferma del talento del giovane autore. Se le sue opere drammaturgiche, come la recente Internat Mon Amour, stupiscono per l’intensità drammatica del gesto teatrale e il lirismo malinconico dei testi, questo ultimo lavoro svela un inedito Natali che, utilizzando un registro espressivo che da ironico si fa spesso sarcastico, fino a sconfinare nel grottesco, restituisce una galleria di caratteri che compongono l’affresco pittoresco di un’età della vita e di una cittadina della provincia siciliana che, potenza della letteratura, dell’efficacia trasfigurante della parola e dei significati universali che esprime, potrebbe essere in qualsiasi altra parte del mondo, Si ride tanto leggendo le storie della signora Cimino e dei suoi “stinnicchi”, di Peppe ‘u biliciaru, dei fratelli Bananedda o della Regina, personaggio che ha realmente attraversato le strade di Caltanissetta, rievocato con affetto dalla prosa limpida di Natali. Su tutti si posa lo sguardo,  ora disincantato ora partecipe, di Alessandro, un bambino che si affaccia curioso sul palcoscenico del mondo, delle sue assurdità e dei suoi insperati regali. Il libro si apre con una splendida citazione di Baudelaire, che cosi si confessa al lettore: “Scrivo il diario della mia vita giorno per giorno, con estrema sincerità, ma sono un gran bugiardo. La verità è che nessuno può dire quello che pensa, che desidera, che fa minuto per minuto”. Nessuno tranne uno degli straordinari personaggi del racconto, che quando iniziava a “sdilliriare” ripeteva “E chi ci vo fari, pani pani vinu vinu”, offrendoci la chiave di lettura più autentica di questa godibilissima avventura letteraria.

giovedì 9 maggio 2013

la politica dell'armonia: sabato 11 maggio, con cena orientale

















SABATO 11 MAGGIO dalle ore 18
al circolo città futura, via Gargano 37 Catania

LA POLITICA DELL'ARMONIA
incontri:
"Amore ed empatia verso la Madre Terra" a cura di Eva Luna (Catania Antispecista)

"Reiki: la via del cuore" a cura di Emilia Salviani

"Il gusto del benessere", esposizione prodotti naturali
a cura di Crudistapercaso, Spezie & sapori, Vegani Urbani

CENA YIN YANG, sapori vegan dal Giappone al Sudest asiatico
come sempre un ricco buffet con tante specialità, tutto a volontà e a prezzi popolari

con le idee e il coraggio di peppino, noi continuiamo...

disegno sak be



















La storia di Peppino Impastato parla di quella Sicilia che non si vuole arrendere, che continua a fare cultura e lotta alle mafie dal basso.
Giuseppe “Peppino” Impastato nasce a Cinisi (Palermo) il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato in una famiglia che fa parte del sistema mafioso locale, dove la riverenza verso Cosa Nostra era la quotidianità. Riverenza che Peppino tenterà di demolire nell’arco della sua breve vita con una coraggiosa lotta condotta pubblicamente tramite iniziative politiche e sociali a sostegno della legalità.
Fonda nel 1965, insieme ad altri giovani, un giornale di denuncia ”L’idea socialista”. “Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” scrive nel giornale che dopo alcuni numeri verrà sequestrato. Nel 1975 promuove la formazione di un’associazione culturale denominata “Musica e cultura” e successivamente nel 1976 fonda, con la collaborazione di altri compagni, “Radio Aut”, un’emittente radiofonica libera ed autofinanziata dai cui microfoni Peppino, grazie ad interventi sagaci e satirici denunciare il “western mafioso” dei boss locali facendo nomi e cognomi.
“Onda Pazza” andava in onda tutti i venerdì sera, bersaglio era in particolare il capomafia Gaetano Badalamenti, che risiedeva a soli cento passi da casa sua, e i traffici di droga gestiti da quest'ultimo grazie al controllo dell’aeroporto di Palermo, ma anche Geronimo Stefanini, il sindaco di Cinisi, che si era venduto a Cosa Nostra trasformando la città in “mafiopoli”.
Nel 1978 Peppino si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali di Cinisi, ma la notte tra l’8 e il 9 maggio - proprio nel corso della campagna elettorale - viene barbaramente assassinato. Il suo corpo viene legato ai binari della linea ferrovia Palermo - Trapani imbottito con una 5 kg di tritolo che esplodendo lo dilaniano totalmente.
Un omicidio, organizzato in modo da presentarsi come l’atto di un possibile attentatore rimasto vittima del suo stesso atto terroristico o al massimo un suicidio eclatante.
Nessuna perquisizione delle case dei mafiosi di Cinisi, nonostante in un rapporto scritto da un sottoufficiale emergeva che il tritolo che aveva ucciso Peppino era "esplosivo da cava" e le cave di Cinisi e dintorni appartenevano tutte ai mafiosi.
I suoi compagni, suo fratello Giovanni e sua madre Felicia Bartolotta Impastato, non si stancarono mai di accusare Gaetano Badalamenti.
Un lunghissimo corteo invade Cinisi il giorno dei funerali di Peppino, sono i compagni e gli amici che "non se lo sono scordati a Peppino” e che non vogliono credere alla farsa messa in atto per oscurare la sua lotta.
Nei giorni successivi all’assassinio gli elettori di Cinisi votarono comunque il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, nel consiglio comunale.
Nel 1984 e nel 1992 due procedimenti giudiziari nei confronti di Gaetano Badalamenti, detto “Don Tano”, accusato di essere il mandante dell’agguato a Peppino Impastato, si concludono con altrettante archiviazioni, sono gli anni dei depistaggi e delle testimonianze fasulle. Solo nel 2002 la Corte di giustizia italiana lo condanna all’ergastolo per l’omicidio di Peppino Impastato.
La memoria di Peppino, di chi ha sacrificato tutto ciò che aveva per denunciare la mafia nel suo paese, vive in chi ha la capacità di ricordarlo, proprio per questo anche quest’anno a Cinisi, a 35 anni dalla sua brutale morte, si terrà una settimana di eventi, dibatti, convegni e incontri pubblici fra essi il lungo corteo che dalla sede di Radio Aut (Terrasini) arriva a Cinisi, precisamente alla casa Memoria di Peppino Impastato, proprio nel giorno dell’omicidio.
“Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo” recita lo striscione che, dal giorno del funerale, viene mostrato, ogni anno, dai compagni di Peppino, perché il sacrificio del rivoluzionario siciliano che con le sue parole sparò al cuore di Cosa Nostra non sia stato vano.
La vita di Peppino è la dimostrazione che lotta contro la mafia non può che partire dal rifiuto totale dei suoi “valori” , l’opportunismo dei favori invece della certezza dei diritti, la violenza, l’arroganza del potere. E' nel nome di Peppino che oggi centri e associazioni, in tutta Italia, sono colmi di persone che ha fatto della legalità una scelta di vita, che continuano a “camminare”, ad impegnarsi costantemente, a denunciare, ad agire concretamente per scardinare quel sistema scellerato, perché proprio come Peppino sono fermamente convinti che “la mafia è una montagna di merda”.
La strada e lunga, “i cento passi”, reali e metaforici,  a volte sembrano infiniti, ma le idee di Peppino camminano oggi, nonostante gli atti ignobili, su milioni di gambe che sognano un’Italia libera dalla mafia.


martedì 7 maggio 2013

contro tutti i poteri forti. sempre, al di là di ogni campagna elettorale.



































un anno fa eravamo in piazza a contestare il sindaco Stancanelli, mentre chi oggi lo contesta soltanto in campagna elettorale gli reggeva il microfono.
abbiamo scelto di contestarlo non solo perché è responsabile di una disastrosa amministrazione della città, che cerca di colmare voragini nel bilancio sulle spalle delle fasce sociali più deboli, ma anche perché abbiamo memoria delle connivenze mafiose del suo schieramento, quello di Berlusconi e Dell'Utri, memoria di come i poteri forti economico/affaristici/mafiosi continuino a dominare il nostro territorio, utilizzando speculazioni legalizzate come le società partecipate.
oggi come un anno fa affermiamo che, come ci ha insegnato Peppino Impastato, la mafia non è neutra né incolore e continuiamo a batterci con coerenza contro tutti i poteri forti. e continueremo a farlo sempre, al di là di ogni campagna elettorale.

non possiamo più aspettare! 18 maggio, manifestazione nazionale fiom



































Sabato 18 maggio i metalmeccanici si mobilitano e scendono in piazza a Roma perché cinque anni fa con il governo Berlusconi ci avevano detto che la crisi non c'era, era passeggera, addirittura superata.

Negli ultimi due anni col governo Monti, visto che la crisi non si poteva più negare, si è passati a un uso della crisi per legittimare le politiche di austerità in tutta Europa.

La scelta di non intervenire sulle cause ha determinato che il 10% della popolazione ha il 50% della ricchezza: i responsabili hanno quindi continuato ad aumentare le proprie rendite. Inoltre le banche hanno ridotto il credito e investito in titoli spazzatura e la Confindustria ha puntato sulla cancellazione dei diritti e la riduzione del salario.

Risultato?

Hanno cancellato l'articolo 18, derogato ai contratti e alle leggi, tagliato la spesa sociale, chiuso ospedali e per 9 milioni di persone non è più garantito il diritto alla salute, chiuso scuole e università, posticipate e ridotte le pensioni. Hanno addirittura provato a generare una guerra tra inoccupati, disoccupati e precari, giovani e non, donne e uomini.

L'Italia continua a essere il paese con la massima evasione fiscale e la minore tassazione delle rendite finanziarie mentre attraverso le politiche fiscali hanno continuato a spremere pensionati e lavoratori dipendenti.

I risultati di questa scelta sono: licenziamenti, aumento delle disuguaglianze sociali, impoverimento e inaccessibilità al lavoro.

Questa condizione di solitudine ha addirittura portato persone a togliersi la vita.

Adesso Basta! Non vogliamo più essere divisi e ricattati, è il momento di cambiare

Il 18, a Roma, manifestiamo per:

- riconquistare il diritto del e nel lavoro;

- la riconversione ecologica del nostro sistema industriale per valorizzare i beni comuni acqua, aria e terra;

- un piano straordinario d'investimenti pubblici e privati e il blocco dei licenziamenti anche attraverso l'incentivazione della riduzione dell'orario con i contratti di solidarietà e l'estensione della cassa integrazione;

- un contratto nazionale che tuteli i diritti di tutte le forme di lavoro con una legge sulla democrazia che faccia sempre votare e decidere i lavoratori;

- un reddito per una piena cittadinanza di inoccupati, disoccupati e studenti;

- fare in modo che la scuola, l'università e la sanità siano pubbliche e per tutti;

- combattere le mafie e la criminalità organizzata che si sono infiltrate sia nella finanza che nell'economia;

- la rivalutazione delle pensioni e per un sistema pensionistico che riconosca la diversità tra i lavori;

- un'Europa fondata sui diritti sociali e contrattuali, su un sistema fiscale condiviso e sul diritto di cittadinanza e sulla democrazia delle istituzioni.

Per queste ragioni ci rivolgiamo a tutte le donne, gli uomini, i giovani, i precari, i disoccupati, i migranti, i pensionati, perché noi operaie, operai, impiegate e impiegati metalmeccanici, come voi, vogliamo una democrazia che ci permetta di partecipare e decidere del nostro futuro.

giovedì 2 maggio 2013

maggio, tante iniziative di impegno, cultura e socialità



































maggio 2013,
tante iniziative al circolo città futura,
via gargano, 37 catania

sabato 4 maggio, alle ore 18,
E PENSARE CHE DA PICCOLO ERO UN BRAVO BAMBINO
di Liborio Natali
aperitivo con l'autore

durante la serata
SUI GENERI(S). OBIETTIVI DI LIBERAZIONE. collettiva di immagini.
fotografie di Alberta Dionisi, Alberto Giuffrida, Emanuele Rizzo,
tratti in china di Luca Red.

sabato 11 maggio, dalle ore 18,
LA POLITICA DELL'ARMONIA
incontri:
"Amore ed empatia verso la Madre Terra" a cura di Eva Luna
"Reiki: la via del cuore" a cura di Emilia Salviani

"Il gusto del benessere", esposizione prodotti naturali
a cura di Crudistapercaso, Spezie & sapori, Vegani Urbani

CENA YIN YANG, sapori vegan dal Giappone al Sudest asiatico
come sempre un ricco buffet con tante specialità, tutto a volontà e a prezzi popolari

sabato 18 maggio tutt* a Roma
manifestazione nazionale FIOM

mercoledì 1 maggio 2013

il nostro Primo maggio di inchiesta e di lotta

alla vigilia del 25 aprile, il circolo città futura, con una conferenza stampa presso il centro commerciale Katané, denunciava come la liberalizzazione di orari e aperture della grande distribuzione comporti molte violazioni dei diritti di lavoratrici e lavoratori e diffonda l'idea che dedicarsi al consumo sia preferibile che godersi il tempo libero e le attività sociali. molti esercizi, che avevano previsto l'apertura, hanno stabilito successivamente di chiudere per il Primo maggio! un piccolo primo obiettivo è raggiunto, continuiamo il nostro impegno di inchiesta e di lotta!

nel video di CTzen le interviste a lavoratrici e lavoratori e le dichiarazioni di Chiara Platania e Alberto Rotondo del circolo città futura

leggi l'articolo su CTzen