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sabato 14 dicembre 2013

i forconi, l'Europa e "il colpo di stato di banche e governi"






















La settimana dei forconi e` finita.  Abbiamo visto e udito abbastanza per poter dire che le nostre preoccupazioni espresse due anni fa , in occasione del blocco che a gennaio del 2012 causo` gravissimi disagi in tutta la Sicilia, hanno trovato una triste conferma  negli eventi di questi giorni.

Nel gennaio 2012, all`epoca del primo blocco dei forconi in Sicilia,  al governo si era da poco insediato con la benedizione del colle, un commissario della Troika, Mario Monti,  ed era iniziato un rapido processo  di modifica dell`assetto costituzionale  della repubblica italiana. Con l`introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione e l`adesione ai trattati internazionali come il Fiscal Compact e il Two Pack che attribuiscono alla Commissione un ruolo di guida nelle politiche di bilancio dei singoli stati membri, il governo e il parlamento  avrebbero accettato di fatto il commissariamento della democrazia. Stava avvenendo quello che Luciano Gallino nel titolo del suo ultimo saggio ha definito il colpo di stato di banche e governi 

In questa settimana, mentre la pronuncia della Corte Costituzionale sull`illegittimita` della legge elettorale e l`elezione del rampante sindaco di Firenze a segretario del PD  introducevano elementi potenzialmente destabilizzatori  dell`attuale quadro politico, il governo Letta – Alfano nella nuova versione deberlusconizzata era atteso al voto di fiducia in parlamento.

E` questo il contesto in cui da Torino, a Milano, dalla Puglia al Veneto e` stato consentito  a pochi gruppi organizzati di ultras e di neofascisti  - che hanno trovato qui e la` il sostegno di comitati di protesta locali, come quello degli ambulanti di Torino  portatori di istanze di carattere sostanzialmente corporativo - di intimidire piccoli commercianti, bruciare libri, assaltare camere del lavoro...

Questa volta la Sicilia e` stata solo lambita dalla protesta . Non poteva  essere altrimenti, il 6 dicembre Giuseppe Castiglione da Bronte  poteva esprimere la sua piu` viva “soddisfazione per l`atteggiamento costruttivo di Aias e Forza d`Urto”, le inquietanti sigle degli autotrasportatori siciliani, che avevano annunciato la revoca dell`adesione ai blocchi . Tranquilli, Richichi e Ercolano non sarebbero stati della partita. Ma questo fatto non fa che accrescere i dubbi sulle modalita` con cui il ministro dell`interno Alfano ha gestito questa crisi: non poteva certo permettersi di perdere consenso nel suo feudo elettorale, la Sicilia che era stata letteralmente messa in ginocchio dalla protesta di due anni fa. Cosi` mentre in Sicilia le prefetture annunciavano la linea della tolleranza zero ai blocchi, a Torino avrebbero aspettato tre lunghissimi giorni prima di attuare gli sgomberi.

Nel frattempo Letta ha  potuto proporsi all`opinione pubblica come unico argine contro il caos, mentre il capo del principale partito d`opposizione lanciava appelli ai limiti dell`eversione ai capi delle forze armate, perche` si unissero alla “protesta del popolo”.

Mentre davanti ai nostri occhi si svolgevano questi fatti ,  tra oscure incursioni mediatiche di noti e meno noti personaggi del neofascismo italiano e dei servizi piu` o meno deviati e simpatizzanti quanto surreali cronache della stampa e delle televisioni , si e` notata drammaticamente in Italia un` assenza. L`assenza  di una sinistra forte, autorevole e unita che,  nel rivendicare le ragioni della democrazia e dell`antifascismo, ponesse un argine alle pericolose derive populiste e ai segnali successivi del governo, che ha gia` annunciato  una  svolta nei meccanismi di gestione e  repressione del conflitto sociale.

Da una parte  Vendola, con  interventi al congresso socialista e ammiccamenti al nuovo leader democratico Matteo Renzi, sta conducendo il suo partito, Sinistra Ecologia e Liberta`,  verso un`ipotesi di accordo con il centrosinistra di governo, dall`altra il Partito della Rifondazione Comunista, a  dieci mesi dalla sconfitta elettorale di Rivoluzione Civile,  ha addirittura per la prima volta concluso un congresso senza che fosse eletto un segretario/segretaria  e una segreteria all`altezza del nuovo mutato scenario e delle drammatiche sfide che comporta. Ha prevalso, ancora una volta, la deleteria tendenza all`autoconservazione e all`autoreferenzialita` di un partito, che rischia di morire di settarismo e incapacita` di promuovere un autentico rinnovamento, nelle pratiche e nella composizione dei suoi gruppi dirigenti.

Oggi si tiene a Madrid la giornata conclusiva del congresso del Partito della Sinistra Europea, con la prevista candidatura comune di Alexis Tsipras alla guida della Commissione Europea. Oggi nasce in Europa un fronte comune di forze politiche e sociali, un fronte di opposizione alla Troika e alle politiche di austerita` e di strenuo contrasto alla retorica qualunquista che sta ingrossando dappertutto le fila del neofascimo.

Protagonisti  di questo congresso  sono soprattutto i/le compagni/e spagnoli/e di Izquierda Unida, del Front de Gauche francese, della Linke tedesca e soprattutto i/le compagni/e di Syriza, una forza autenticamente popolare e anticapitalista. In italia siamo ai balbettii di una sinistra incapace di leggere il presente e di organizzarsi per il futuro.

Come ha drammaticamente scritto Marco Revelli, “troppo vol­gare è stato l’esodo della sini­stra, di tutte le sini­stre, dai luo­ghi della vita. E forse, come nella Ger­ma­nia dei primi anni Trenta, saranno solo i lin­guaggi gut­tu­rali di nuovi bar­bari a incon­trare l’ascolto di que­sta nuova plebe”. Speriamo davvero che questa lugubre profezia non si avveri.

giovedì 31 ottobre 2013

a centrocontemporaneo "voci dal fondo del mediterraneo", di centro sperimentale keré teatri differenti







SABATO 2 novembre, in occasione della seconda giornata di Centrocontemporaneo a piazza Manganelli e dintorni, alle ore 19 e alle ore 22, presso palazzo Trigona, in via Montesano,
VOCI DAL FONDO DEL MEDITERRANEO, da un progetto-laboratorio contro il reato di clandestinità del Centro Sperimentale Kerè teatri differenti.

Con Mario Bonica, Benedetto Caldarella, Filippo Manno, Elena Rosa, Cinzia Insinga…

Installazione video di Aldo Kappadona.

Impianto scenico e costumi di Concetta Rovere.

Testi da: Randagio Clandestino e dall’omonimo volume di testi poetici degli allievi della scuola media Tomasi di Lampedusa di Gravina di Catania

Un cerchio dentro cui “galleggiano” frammenti di vita: foto, giocattoli, scarpette, lettere. Fuori dal cerchio sei figure in nero di spalle che guardano un immaginario orizzonte. Rumore d’acqua e di battelli, voci indistinte che parlano, che cantano, che tacciono (forse per sempre). Tutto lo spazio è “in fondo al mare”: si intravvedono volti o mani trasportati dalle correnti marine. Nient’altro… e i sei personaggi in nero raccontano qualcosa all’orizzonte immaginario, a una terra a cui non approderanno.

Sono in fondo al mare
Sola
Una voce mi culla.
Il mare
Non voleva farmi del male
E mi abbracciava
Era una voce di donna
Melodiosa
Dolce
Mi consolava
Ma i bambini non erano con me
…

domenica 20 ottobre 2013

Italo Calvino, dalla favola alla tavola: dibattito e cena vegletteraria










in occasione del 90° anniversario di Italo Calvino proseguono al circolo città futura le iniziative dedicate a uno dei più grandi intellettuali italiani.
dopo la bella serata con il cineletterario (Il cavaliere inesistente è ora disponibile on line),
SABATO 26 ottobre, dalle ore 19,30, al circolo città futura (via Gargano, 37, Catania)
DALLA FAVOLA ALLA TAVOLA: PERCORSI LETTERARI E GASTRONOMICI NELLE OPERE DI ITALO CALVINO. interventi di Dario Stazzone, Chiara Platania.
CENA VEGAN LETTERARIA con le ricette della narrativa di Calvino.

mercoledì 16 ottobre 2013

italo calvino, il cavaliere inesistente

in occasione del 90° anniversario di Italo Calvino, il circolo città futura promuove una serie di iniziative per ricordare il grande intellettuale e le sue opere. dopo "cineletterario", di cui riproponiamo qui il film "il cavaliere inesistente", il prossimo incontro "dalla favola alla tavola, percorsi letterari e gastronomici nelle opere di Italo Calvino", si terrà sabato 26 ottobre, a partire dalle 19,30, insieme alla cena veg letteraria con le ricette della narrativa di Calvino.




 IL CAVALIERE INESISTENTE - DAL ROMANZO DI ITALO CALVINO 1970, 97 minuti REGIA: Pino Zac SCENEGGIATURA: Pino Zac, Tommaso Chiaretti film con disegni animati e ATTORI: Pilar Castel, Marina Fiorentini, Adriana Facchetti, Tony Ere', Stefano Oppedisano, Rita Oriolo Forzano, Dina Perbellini, Rita Perego, Rosabianca Scerrino, Lana Ruzickova, Nunu' Sanchioni, Evelina Vermigli Gori Una stravagante, originalissima fiaba, ricca di fantasia e di umorismo, nella quale l'elemento realistico si fonde perfettamente con le gustose parti animate. Gradevoli i colori, indovinato il commento musicale. Al seguito di Carlo Magno in lotta contro i saraceni, appare un giorno uno strano cavaliere: tutto quel che esiste di lui è una armatura vuota che cammina e una voce che esce da un corpo che non c'è. Sorti dei dubbi sulla legittimità del suo titolo, Agilulfo - questo è il nome del cavaliere - parte per la Scozia, alla ricerca di una nobildonna, Sofronia, in grado di provare la regolarità della sua investitura. Follemente innamorata di lui, una paladina, Bradamante, cerca di raggiungerlo, inseguita a sua volta da uno spasimante, Rambaldo, mentre in Scozia è diretto anche Torrismondo, un aspirante paladino che ha bisogno di dimostrare la nobiltà delle proprie origini. Accade però che i tre si smarriscano, finendo nelle più diverse direzioni, mentre Agilulfo è costretto, sulle tracce di Sofronia, a recarsi dalla Scozia in Marocco, dove finalmente ritrova la sua donna presso il sultano. Riuscito a strapparla a costui, la conduce dov'è ad attenderlo Carlo Magno, nascondendola, per la notte, in una grotta. Qui la scova, però, Torrismondo, che la porta con sé, per cui Agilulfo, non potendo provare di essere stato regolarmente investito, perde l'unica possibilità di esistere. In compenso, rivestitosi dell'armatura ormai inerte di Agilulfo, Rambaldo trova finalmente l'amore di Bradamante.

mercoledì 9 ottobre 2013

Lampedusa, appello per l'apertura di un canale umanitario


















Lampedusa, le parole non bastano più. Ma dobbiamo trovarle per almeno due motivi: per gridare vergogna a coloro che hanno approvato le politiche di contrasto dell'immigrazione, tra cui Napolitano, Bossi, Fini e Alfano, e per pretendere subito il diritto di asilo europeo e l'apertura di un corridoio umanitario.
 FIRMA L'APPELLO!

Ma, come è stato possibile?
di Domenico Stimolo

Ma, come è stato possibile, che questo paese, reduce dalle leggi razziali, rinato dalla Resistenza, con la Costituzione detta la più bella del mondo, con sede secolare del Vaticano ( centro “ideologico” dell‘altruismo) si perseguano materialmente e penalmente, privati della libertà,  esseri umani,  timbrati ”clandestini”?
Ma, come è stato possibile, che cittadini originari del luogo vengano incriminati penalmente se scoperti ad aiutare gli umani detti “clandestini”,in terra e in mare, pur in situazioni di perigliosi salvataggi.
Ma, come è stato possibile, che uomini e donne siano stati riconsegnati, come ancora avviene, agli aguzzini tiranni che ne martoriavano le carni e la vita, in dileggio al comando istituzionale che impone il diritto di asilo allo “straniero”, al quale "sia impedito nel suo paese di origine l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, garantite dalla Costituzione italiana”.
Ma, come è stato possibile che i rifugiati nel loro percorso di presenza in Italia per avere il riconoscimento dello status devono aspettare anche 18 mesi, chiusi in luoghi recitati con le sbarre,  poi abbandonati, di fatto, in strada.
Ma, come è stato possibile che centinaia di migliaia di nati in Italia non possono avere i requisiti di cittadinanza, considerati “figli di nessuno”, valutati impuri alla stirpe, altrimenti detta razza.
Già, come è stato possibile!
Eppure, ancora sono tra noi una” rappresentanza” di coloro che portano nelle carni, nella mente e nel cuore le “stimmate” della Libertà.

lunedì 7 ottobre 2013

riflessioni gramsciane dopo la strage di Lampedusa sulla politica e il dolore, degli animali umani e non umani














"Caro Delio, perché non mi parli del  tuo pappagalletto ? " : riflessioni gramsciane dopo la strage di Lampedusa  sulla politica e il dolore, degli animali umani e non umani.

In quello straordinario documento storico e biografico che sono Le lettere dal carcere, la raccolta della corrispondenza inviata da Antonio Gramsci alle persone più care, nel suo lungo e penoso peregrinare tra i luoghi del confino di polizia e le carceri fasciste,  ritroviamo – al netto dell`autocensura a cui sottopone la scrittura per sfuggire ai rigidi controlli imposti dal regolamento carcerario -  una dimensione intimistica dell`uomo Gramsci, capace di chiarirne con la luce dell`autenticità esistenziale la dimensione intellettuale e politica.
In una famosa lettera  alla cognata Tania, che non manca di circondarlo di cure e premure, cercando di procurargli quanto gli fosse necessario per una vita più dignitosa,  Antonio  Gramsci  la rimprovera affettuosamente con queste parole : “ l`immaginazione in te ( come nelle donne in generale) lavora in un solo senso, nel senso che io chiamerei  (ti vedo fare un salto)…protettore degli animali, vegetariano, infermieristico”.  Più avanti  per chiarire meglio il suo concetto, ricorre a un esempio , dicendosi sicuro che qualora gli fosse servito uno “speciale dentifricio” Tania sarebbe stata capace di “correre su e giù per Roma, di trascurare il pranzo e la cena e di farsi venire la febbre” pur di procurarglielo, ma che nel contempo  non si preoccupava dell`ansia in cui lo faceva vivere, per avergli annunciato delle lettere della sorella Giulia, lettere che non erano ancora arrivate a destinazione.
In queste pagine, che pure non sono aliene da certi pregiudizi  sessisti  tipici della cultura dell`epoca , vi è in nuce il riconoscimento di una certa sapienza femminile nel pensare, nell`immaginare e nel predisporre reti amorevoli di cura e attenzione per le persone amate e le loro condizioni materiali di vita.
Il prigioniero politico,  che si atteneva scrupolosamente alle rigide prescrizioni del regolamento carcerario, per non avanzare speciali richieste di deroga al regime fascista che lo aveva privato della libertà e che adottava una disciplina ascetica per evitare di cadere nel destino di abbrutimento, che accomunava la maggior parte dei detenuti,  si apre lentamente ad una  maggiore indulgenza verso se stesso e verso gli altri, e a immedesimarsi empaticamente con le concrete ed elementari esigenze di vita di chi lo circonda. Sembrerebbe quasi che le precarie e insalubri condizioni di vita che ne avrebbero minato in maniera irreparabile la salute, e  l`esperienza diretta della barbara violenza fascista, lo abbiano avvicinato a quella forma d`"immaginazione", che aveva riconosciuto nelle donne,  che aveva definito “vegetariana” e che oggi chiameremmo antispecista.
Ne costituisce un commovente esempio l`ultima lettera al figlioletto Delio,  in cui gli chiede notizie del suo pappagalletto. Delio aveva con sé un piccolo volatile, che si era ammalato e aveva perso gran parte del suo piumaggio. Aveva addirittura accompagnato una delle sue lettere con un una piuma di pappagallo. Gramsci in un primo momento aveva paternalisticamente rimbrottato  il figlio,  perché non faceva che parlare del suo rapporto con l`animale, ma nell`ultima lettera  torna a chiedergli notizie dell`uccelletto:  vuole sapere se e` ancora vivo e riconosce di avere esagerato nella valutazione della sensibilità` di Delio verso il suo compagno animale.
Scrivo di questo aneddoto con il cuore ancora colmo di dolore per la tragedia di Lampedusa ,  per l`orribile destino di morte a cui sono andati incontro centinaia di donne e uomini, bambine e bambini in fuga da una vita segnata dalla dura realta` della violenza e della guerra, e per l`incertezza  che avvolge il futuro delle\dei superstit*, incriminati   perché clandestini e in balia di istituzioni pubbliche incapaci di garantire un`accoglienza dignitosa ai richiedenti asilo.
Ne  scrivo perché sento aleggiare un po` ovunque i  segni evidenti di quella “globalizzazione dell`indifferenza” di cui ha parlato Bergoglio durante la sua visita nell`isola, un`atroce indifferenza , malamente mascherata  dall`ipocrisia del  lutto nazionale ed esemplarmente rappresentata dalla concessione della cittadinanza italiana ai morti, inutile omaggio alla memoria dello stato carnefice alle sue vittime.
Per fortuna ci sono delle mirabili eccezioni, come quella rappresentata dalla sindaca di Lampedusa Giusy Nicolini, che ha lanciato il suo urlo di dolore gridando all`Europa e al mondo  intero le uniche parole di verità che questa atroce vicenda può suscitare: dobbiamo andarceli a prendere lì dove stanno.
La coraggiosa sindaca ha lanciato quindi  un appello affinché si lavori a un diverso modello di accoglienza, un appello che riguarda tutte e tutti, singoli, associazioni, istituzioni laiche e religiose.
Odio gli indifferenti,  scriveva Gramsci in un suo scritto giovanile, un`indifferenza contro  cui dobbiamo fare i conti ogni giorno,  e da cui non possiamo certo dirci esenti se riduciamo la politica  a oscuro gioco di interessi di parte  e/o di schieramento politico. Su questa strada Gramsci ha potuto contare sulla sensibilità` dell`amata Tania, per noi c`e` l`esempio lucido e appassionato di Giusy Nicolini, una grande donna  ,una vera compagna.

Alberto Rotondo


domenica 6 ottobre 2013

Carlo Lizzani: ricordo di un compagno, di Citto Maselli

gregoretti, lizzani, maselli e russo a venezia 2011

















Ieri, sabato 5 ottobre, è morto Carlo Lizzani, maestro del cinema neorealista. Aveva 91 anni. L’amico Citto Maselli lo ricorda così:

"La prima volta che l’avevo visto era a Roma in via Borgognona agli inizi degli anni quaranta, come segretario romano del Cineguf. Si chiamavano così i gruppi universitari creati dal regime fascista che diventarono in breve luoghi dove emergeva l’insofferenza verso il fascismo di tutti i settori culturali e artistici; insofferenza tollerata da una politica furba che poi, con Bottai ministro, diventò una vera e propria “strategia di contenimento”. Carlo Lizzani inaugurò una minuscola sala cinematografica dove proiettava tutto il cinema d’avanguardia dell’epoca: erano brevi film che seguivano filoni artistici lontanissimi dalla cultura imperante in Italia e dunque, tenuto conto che i circoli del cinema ancora non esistevano, non si sarebbero mai potuti vedere. Io ero giovanissimo ma già appassionato di cinema, e ricordo l’emozione grandissima nel vedere quelle espressioni d’arte e di ricerca linguistica che si chiamavano “L’etoile de mer” di Man Ray o “Un chien andalou” del giovanissimo e debuttante Louis Bunuel. Anni dopo, allievo del Centro sperimentale gestito ancora da Umberto Barbaro – prima della grande restaurazione che nel ’47 vi riportò Luigi Chiarini – appresi direttamente da Barbaro dell’immensa importanza di quei brevi film che avevano reso l’appena nato mezzo espressivo che si chiamava Cinema «cosciente dei suoi mezzi e delle proprie possibilità d’espressione».

Lizzani era già un intellettuale orientato a sinistra e aveva compiuto quell’operazione sulle avanguardie straniere in piena sintonia con quanto compivano altri intellettuali antifascisti in altri settori: Vito Pandolfi e Gerardo Guerrieri in campo teatrale, o lo stesso Pietro Ingrao nella poesia. Già da allora, voglio dire, Lizzani faceva parte di quel movimento inquieto che portò un risveglio intellettuale in tutta Italia tra il 1939 e il 1942. Fatto sta che quando lo ritrovai in una riunione del Partito comunista clandestino nei primi mesi dell’occupazione nazista di Roma, non mi stupii e – anzi – lo trovai un fatto del tutto naturale.

Siamo rimasti amici in tutti questi anni nonostante il suo carattere riservato e ho sempre guardato con ammirazione l’attenzione e il sostegno che dava all’attività figurativa di sua moglie Edith che avevo conosciuto giovanissima e splendida quando tornò con lui dalle riprese di “Germania anno zero”.

Abbiamo anche, poi, partecipato a due film collettivi: nel 1953 “Amore in città” ideato e coordinato da Cesare Zavattini, dove io giravo il mio primo film con l’episodio “Storia di Caterina” mentre Carlo era già avanti nella carriera professionale, e appena due anni fa “Scossa”, insieme a Ugo Gregoretti e Nino Russo, sul terremoto di Messina del 1908.

Ho sempre amato la sua intelligenza e la sua totale mancanza di presunzione, o vanità che dir si voglia. E, nei suoi bellissimi libri, il rifiuto di ogni forma di semplicismo o di approssimazione retorica. Anche sul travaglio della nostra sinistra e anche se non ci trovammo d’accordo dopo lo scioglimento del Pci (io entrai subito in Rifondazione comunista mentre lui non fece scelte) non perse mai la sua visione alta e profonda.

Da quell’umanista laico e serio che è sempre stato: una specie sempre più rara.

Addio Carlo, addio compagno".

Citto Maselli

quel giorno chi se lo scorda...

Ninetta Burgio

















di Mauretta Nanni,
in ricordo di Ninetta Burgio

Era il 23 ottobre. Era venerdì.
     La mattina avevo lezione e il pomeriggio la messa in ricordo dell’ex Preside Cacco che era un grande uomo.
     C’era lo sciopero dei mezzi  e, come è uso nelle scuole, le classi erano semivuote. All’ultima ora non vedo nessuno : ”Alè, si va a casa un’ora prima!”, poi vedo Amin, alunno della classe: ”Alè, si fa lezione!” Amin è un ragazzo della Costa d’Avorio che era venuto in Italia l’anno prima e aveva avuto grandi difficoltà che lui affrontava con  nobiltà sorridente. La mamma, altrettanto nobile e altrettanto sorridente (credo sia la più bella donna con cui abbia mai parlato), veniva a chiedere del figlio e insieme a lei e agli altri professori l’abbiamo accompagnato al 2° anno.
     Quel venerdì  Amin era al 2° anno. Ci siamo seduti vicini a un banco e, per farlo esercitare sulla domanda nel passato con l’ausiliare Do,gli chiedo:”What did you eat yesterday at lunch?(Cosa hai mangiato ieri a pranzo?)” e lui :”I ate vegetables(Ho mangiato verdura)” e io, per farlo esercitare sul Past tense senza ausiliare Do, proseguo: ” Who cooked? (Chi ha cucinato?)” e lui: “My sister did”.Gli chiedo le stesse cose sulla cena e mi ripete che aveva cucinato la sorella; chiaramente mi sono chiesta dove fosse la mamma. Lui mi ha letto nel pensiero e nel cuore e mi dice in inglese corretto: “My mother died, my mother was killed.(Mia madre è morta, mia madre è stata ammazzata)” e io: ”How? (Come?)” e lui:”She was attacked. (E’ stata attaccata)”.  La mia reazione di persona che gli voleva bene era di abbracciarmelo forte forte, frenando le lacrime. La sua maniera altera e calda hanno fatto sì che gli mettessi una mano sulla spalla ,  in silenzio. Proseguiamo in italiano e mi dice che anche il padre era morto e lui e la sorella stavano con il secondo marito della mamma. Quando suona la campana facciamo un pezzo di corridoio insieme e, al momento di separarci, gli metto di nuovo una mano avvolgente sulla spalla e gli dico: “You are a good boy.”
       In sala docenti cerco qualche collega che facesse la mia stessa strada verso casa, non lo trovo e mi avvio in un silenzio stupefatto. A casa era arrivato Alberto da Catania per andare agli Stati Generali  Antimafia,insieme a lui c’era una donna abbastanza in età, Ninetta, che era venuta come Vittima di mafia e Alberto ne ha preso cura. Racconto la mia mattinata ancora incredula e Ninetta racconta la sua storia.
     Aveva avuto due figli e il primo era morto a 8 anni bruciato con l’alcol con cui aveva giocato, il secondo era stato ammazzato dalla mafia 12 anni prima e il corpo non era stato trovato fino a quando, un mese prima di quel 23 ottobre ,l’assassino aveva confessato e aveva detto dove era il corpo. (L’assassino era un ex studente di Ninetta).  A quel punto Alberto mi chiede di andare insieme a loro agli Stati Generali Antimafia, io mi rendo conto che il Preside Cacco avrebbe capito e andiamo.
     All’Auditorium entriamo con le Vittime di mafia e ci sediamo in terza fila dietro il Presidente della Repubblica, il Sindaco, l’ex sindaco e le autorità. Parla Grasso, parla Don Ciotti; corrono parole e filmati di uomini e donne che si indignano e credono. Alla fine parla il Presidente della Repubblica e, quando lui ha finito, Ninetta mi guarda decisa e dice: “Io devo dirla la mia storia al Presidente.” Io dico: “Vai a dirglielo.” Dopo  due minuti vedi giù questa donna piccola piccola che, guardando in alto, racconta la sua storia a Napolitano.
    La primavera successiva Ninetta mi ha telefonato per raccontarmi nel dettaglio il funerale del figlio con tutte le autorità. Il 12 Dicembre 2011 Ninetta è morta.
Amin ha fatto il 2° anno con me, è molto migliorato e al 3° anno ha scelto una specializzazione in cui io non insegnavo. Quando ci vediamo ci salutiamo con affetto.

sabato 5 ottobre 2013

la strage di Lampedusa e la vergogna della "fortezza Europa", di Annamaria Rivera

















Ancora una volta, di fronte all’ennesima strage del proibizionismo, questa volta di proporzioni agghiaccianti, si prova ad additare come unici responsabili gli “scafisti”. Arrestare qualche povero disgraziato, di solito egli stesso esule o migrante, vale a tacitare le nerissime coscienze dei tanti che concorrono a perpetuare e moltiplicare l’ecatombe mediterranea. Serve ad additare un capro espiatorio per occultare le responsabilità dei decisori europei e dei ceti politici nostrani, di ogni tendenza, che del proibizionismo e della politica dei “respingimenti” hanno fatto un dogma da rispettare ad ogni costo umano.

Solo una quindicina di giorni fa Angelino Alfano, feroce “colomba”, dichiarava che “va potenziata la frontiera europea nel Mediterraneo e il ruolo di Frontex, anche perché in questi flussi si annidano cellule terroristiche”. Ecco la chiave, utile ormai non solo a reprimere ogni dissenso (la vicenda NoTav lo dimostra) ma pure a coprire ogni nefandezza: anche la tranquilla messa in conto che la strategia che esternalizza le frontiere, finanzia i centri di detenzione, pattuglia e respinge, ha sempre più quale effetto “secondario” la morte di bambini e di donne, perfino gestanti.

Non dissimili le parole di Napolitano, che ancor oggi e di fronte a una tale ecatombe, ripete come un disco rotto che “è indispensabile stroncare il traffico criminale di esseri umani”, con “presidii adeguati lungo le coste”, e rafforzare “un’istituzione valida creata dalla Commissione Europea” qual è Frontex. Qualcuno dovrebbe spiegargli (noi a suo tempo provammo a farlo) che questa come le altre stragi è figlia legittima del regime repressivo di Schengen, del quale Frontex è il braccio armato; e che è un tale regime ad aver sancito l’impossibilità di raggiungere l’Europa in modo regolare.

Come le ossa di Fleba il Fenicio, anche le nostre parole sono “spolpate in sussurri”, consumate non da correnti sottomarine, per parafrasare ancora Thomas S. Eliot, ma dal senso di dolorosa impotenza che si rinnova a ogni strage. Almeno da vent’anni a questa parte, non v’è evoluzione e processualità nelle politiche che producono il tragico rosario quotidiano di corpi affondati nel Mediterraneo o deposti sulle nostre rive. Uguali restano, a dispetto di Cécile Kyenge, leggi infami come l’intangibile Bossi-Fini, il reato d’immigrazione clandestina, le avarissime norme sui rifugiati. Identici gli accordi bilaterali sottoscritti con i nuovi regimi della riva Sud del Mediterraneo. Immutabile, se non in peggio, la condizione dei dannati della terra, in particolare dei nostri ex colonizzati, somali ed eritrei, condannati a un esodo senza fine e senza speranza. Anch’essi -come i palestinesi che oggi fuggono dalla Siria- più volte profughi, sovente vittime dell’inferno libico: della persecuzione razzista e degli orrendi centri di detenzione per stranieri.

A evolvere è solo la ferocia e barbarie –“la severità ed efficienza”, dicono loro- delle politiche e dei dispositivi militari per la guerra contro i migranti e i rifugiati. “Sono sempre più convinta –aveva scritto Giusi Nicolini nel coraggioso appello di undici mesi fa- che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente”. E oggi, di fronte a una strage di proporzioni immani, è con una frase semplice -“Dovremmo andare noi a prenderli”- che la sindaca di Lampedusa osa di nuovo sfidare il marcio senso comune che ha fatto del proibizionismo e dei suoi costi umani una legge naturale. E punta il dito, Nicolini, contro il reato d’immigrazione clandestina, che ha fatto sì, questa volta come tante, che i marinai di alcuni pescherecci evitassero di soccorrere i profughi, per non incorrere nel reato di favoreggiamento.

Per ora, nel contesto della criminale coazione a ripetere, le dichiarazioni oneste sono poche. Oltre a quelle di Giusi Nicolini, le parole di François Crépeau, relatore speciale dell'Onu sulla protezione dei migranti, il quale, senza peli sulla lingua, ha affermato che l’ecatombe di Lampedusa «è figlia di politiche repressive». E parole altrettanto dirette ha usato papa Bergoglio, insistendo sulla “vergogna”.

Non provano vergogna tutti coloro, nazionali ed europei, di ogni tendenza, che, dopo aver reso profughi milioni di esseri umani, li espongono alla morte e alle stragi. Non provano vergogna neppure certi cattolici come il ministro dell’Interno che ha avuto l’ardire di recarsi a Lampedusa dopo aver rilasciato dichiarazioni tanto ciniche. Non provano vergogna i vergognosi leghisti che arrivano ad attribuire la strage “alla coppia Boldrini-Kyenge”.

A tutti loro vorremmo augurare che dagli abissi del Mare Nostrum riaffiorino migliaia di pallide ombre a spolparne in sussurri le coscienze. E tuttavia, ancora una volta, proviamo a chiedere a gran voce che si aprano canali umanitari, affinché a coloro che patiscono guerre e persecuzioni sia data la possibilità di chiedere asilo alle istituzioni europee: in Siria, in Libia, in Egitto, ovunque si sia in pericolo.

Annamaria Rivera

sabato 21 settembre 2013

suicidi di stato





















Mentre Loro strombazzano un altro disoccupato a S. M. di Licodia si toglie la vita

di Domenico Stimolo

E’ successo, ancora, dopo tant’altri ridotti disperati, il 17 corrente mese, in questa Sicilia piena di disoccupati e poveri. Un altro grido di lacerante dolore che definitivamente si scioglie tra i nodi di una corda.
Sessantaduenne, lavoratore edile di S. Maria di Licodia -  paese dell’entroterra catanese – privo di lavoro da due anni. “Solo”, abbandonato dall’"occhio” pubblico, con famiglia, scoraggiato, privo ormai degli strumenti di sostegno, non più idoneo neanche all’emigrazione a perdere,  lontano dalla pensione.
Di questo “funesto”  non si conosce neanche il nome, come se fosse un “rottame” umano, buono solo per lo scarto.
La drammatica notizia è stata riportata stringatamente da pochi organi di informazione locali.
Già, tutto passa. Domani è sempre un altro giorno. Tutti alla prese a rimacinare sulle notizie che “contano”.
A livello nazionale in primissimo piano c’è il cavaliere. A livello locale e siciliano impazza il gossip politico, su questi e quelli, o sulle note che sollevano pruriti.
La “pietà” sociale l’è morta.  Ciascheduno, per chi ha, si tiene il suo. Per chi vive di “scarti” sono interamente ..azzi suoi.
L’immolarsi per disoccupazione… non sfonda, non fa notizia. Quando i casi diventano troppi subentra l’assuefazione e l’apatia. Disturba i manovratori.
Pussa via…puzzone, che ammorbi l’aria e disturbi i giochi della buona “società”, quella di norma sempre in “ghingheri”, in parole e fatti, per assiduo egoismo o intrigata nei mille specchi dell’affarismo-politico-mafioso.
La strumentazione politica attualmente in uso, vecchia e nuova, è tutta accartocciata sui propri ghirigori, molto lontana dal mondo reale.
I “miseri”, e in Sicilia  ( ma non solo) sono proprio tanti, non hanno più udienza. Buoni solo per la discarica.
Certo, sono venuti alcuni comunicati stampa di riprovazione da parte di alcune strutture sindacali.
Però, parole. Ci vuol ben altro, di costante pressante  operatività, per obbligare l’applicazione dei dettami costituzionali sul “ diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.

martedì 13 agosto 2013

impregilo e pizzarotti: nei giorni del lutto, gli stessi affari sulla pelle dei migranti

















Oggi è stato un giorno di festa per i soci di Impregilo: sin dalle prime contrattazioni alla borsa di Milano si sono scatenati gli acquisti e il prezzo delle azioni è volato.

Si da il caso che il mercato abbia festeggiato la notizia dell’ultimo affare del general contractor di casa nostra: una favolosa commessa da oltre 900 milioni di euro per la realizzazione del primo tratto di un'autostrada a due corsie, destinata a correre lungo la costa libica dal confine tunisino a quello egiziano.

L’opera, finanziata dal governo italiano, sarà realizzata da un consorzio di imprese di cui fa parte la famigerata Pizzarotti, la multinazionale che gestisce i servizi di logistica per le basi americane in Italia, proprietaria del Villaggio degli Aranci, le ben note villette a schiera difettose, che sono state rapidissimamente convertite da alloggi per militari al ruolo concentrazionario del Cara di Mineo: migliaia di donne, uomini, bambine e bambini, deportat* al centro della Sicilia in attesa della conclusione delle lunghe ed estenuanti pratiche per il riconoscimento del diritto di asilo.

Stessi nomi e stessi affari milionari di sempre.  In Italia la gestione delle politiche sull’immigrazione è stata soprattutto questo, un grosso affare per i soliti noti... In questo caso la costruzione dell’autostrada è la principale contropartita economica del vergognoso trattato italo-libico del 2008, siglato in pompa magna regnanti Berlusconi e Gheddafi. Sarà bene ricordare una delle pagine più infami del governo Berlusconi: se l’impegno italiano era di tipo economico, Gheddafi si impegnava a intensificare i controlli dei flussi migratori provenienti dall’Africa subsahariana. Le clausole di quel trattato grondano del sangue di migliaia di donne e uomini, fermati nel loro viaggio di liberazione e lasciati morire tra le dune infuocate del deserto.

Questi sono i giorni del lutto e della riflessione, ma in attesa di conoscere il destino dei fratelli e delle sorelle migranti, ospiti della scuola Andrea Doria di Catania, mi interrogo sul significato di alcune dichiarazioni governative.
Cosa ha mai voluto dire la ministra Bonino dicendo che “non si possono fare miracoli “ o la ministra Kyenge quando si è appellata all’Unione Europea e a nuovi accordi per la gestione dei flussi migratori?
L’umanità migrante che scappa dalla miseria non va gestita, va accolta e se questo governo, com'è evidente, non è capace di farlo, si dimetta.

Alberto Rotondo

sabato 10 agosto 2013

san lorenzo dei migranti (di randagio clandestino)

















SAN LORENZO DEI MIGRANTI

Loro verranno dal mare
il 10 agosto sulle vostre spiagge
nella notte in cui anche le stelle
piangerebbero lacrime di sale -
verranno dai gorghi profondi
dei cimiteri marini
un popolo di esclusi e di reietti
mai rassegnati
a richiedere ancora un’altra vita
un’altra possibile vita
alle vostre vacanze insensate
d’assenza di coscienza e umanità.
Voi che reclamate benessere e consumi
e vacanze-crociera animate
da vacuo idiotizzante
divertimento coatto -
meschini uomini e donne
di un’Europa senz’anima – mercato
di vita e umanità mercificata –
voi li vedrete venire
dal mare sulle coste e sulle rive
nella notte di stelle piangenti
le mani protese incrostate di sale
e le lacrime bianche ormai cristallizzate
nei loro volti ribelli –
li vedrete riemergere dal mare
il popolo degli annegati
a pretendere ancora un altro approdo
un’altra possibile vita,
a pretendere ciò che gli fu tolto
con violenza ed inganno
da leggi disumane di rapina
e schiavismo – vergogna vacanziera
di un’Europa senz’anima
cristianamente assassina
d’uguaglianza e giustizia -
macchina da guerra
contro gli esclusi e i poveri del mondo.

Randagio Clandestino

venerdì 19 luglio 2013

Genova dei migranti, di Randagio Clandestino



GENOVA DEI MIGRANTI
…
Accadde a Genova il giorno
diciannove di luglio
estate numero uno
d’italico governo neofascista
…
Genova offesa, Genova umiliata
dalle troppo arroganti barriere
di metalliche reti carcerarie
innalzate a difesa blindata
di quegli otto meschini truffatori
…
Genova muta e assente
si risvegliò fiorita di volti e di colori
al suono dei djembè
con le strade e le piazze
festanti di musiche e canti
un fiume straripante
di popoli migranti
via dalle zone rosse
di tutte le nazioni
contro il Mercato ladro

(Continua sul blog di Randagio Clandestino)

sabato 29 giugno 2013

annamaria rivera, il fuoco della rivolta, presentazione a catania






















Domenica 7 luglio, alle ore 20, al Nievski (scalinata Alessi - via Crociferi, Catania) presentazione del libro di Annamaria Rivera IL FUOCO DELLA RIVOLTA torce umane dal Maghreb all'Europa (edizioni Dedalo),
ne discutono Daniela Melfa (Università di Catania) e Pina La Villa (Redazione DDF e Girodivite). Sarà presente l'autrice, già ospite la sera di sabato 6 luglio al dibattito del Queer Veggie Pride

ciao compagna Margherita...



è venuta a mancare la compagna Margherita Hack, la salutiamo con il pugno chiuso e il cuore aperto, ricordando sempre le sue parole d'augurio allo scorso queer veggie pride:
"Faccio i migliori auguri a voi che lottate contro ogni tipo di discriminazione, siamo tutti fatti della stessa materia costruita dalle stelle, uomini e animali e perciò dobbiamo rispettare tutti gli esseri viventi, lasciarli vivere secondo la loro natura. E fra noi, scimmie senza peli, si abbia rispetto per chi è diverso da noi per il colore della pelle, per le inclinazioni sessuali, per la lingua, per tradizioni tramandate da secoli, per chi crede in dio e per chi non ci crede. Tutti dobbiamo avere uguali diritti e doveri, senza discriminazioni. La nostra legge etica deve essere: NON FARE AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VORRESTI FOSSE FATTO A TE. Auguri e buon lavoro a tutti. Margherita Hack".
ciao Compagna Margherita, non dimenticheremo mai il tuo esempio!

mercoledì 19 giugno 2013

solidarietà con i manifestanti turchi, oggi Catania in piazza


































La reazione del governo Erdogan nei confronti delle legittime manifestazioni dei cittadini turchi è inaccettabile per qualsiasi coscienza democratica. Repressione violenta, che ha già causato diversi morti tra chi protesta, uso di gas urticanti e agenti chimici contro i manifestanti, migliaia di arresti tra cui quelli dei medici che soccorrono i feriti, dei giornalisti che documentano la rivolta e degli avvocati che difendono i manifestanti.

A fronte di una situazione così grave l'Europa tace e così anche il governo italiano. Un silenzio complice che occorre spezzare a favore del ripristino dei diritti democratici in Turchia. Per questo, mercoledì, ci incontreremo sotto la prefettura di Catania: per manifestare solidarietà al popolo turco e per chiedere al governo italiano di intervenire presso il governo turco per chiedere l'immediata cessazione di ogni atto repressivo e il rispetto dei diritti e delle agibilità democratiche di chi si oppone alle politiche di Erdogan.

oggi presidio a Catania, ore 19 via Etnea - Prefettura

venerdì 14 giugno 2013

feliz cumple che guevara














Oggi il Che avrebbe compiuto 85 anni, il suo esempio vive ogni giorno nelle lotte.
domani sera, SABATO 15 GIUGNO, dalle 20,30 al circolo città futura (via gargano 37 catania) lo ricorderemo con una serata di festa tra canti popolari latinoamericani, con il maestro Giancarlo Asero alla chitarra, e una prelibata cena vegan con specialità cubane, messicane e caraibiche.
nel corso della serata intervento di Luca Cangemi (associazione Italia-Cuba Catania) e inaugurazione della mostra "Aldakoru" dell'artista basca/brasiliana Arantxa Medeiros.

Ecco alcuni testi dei canti di lotta che dedicheremo al Che:
testi/prima parte
testi/seconda parte

mercoledì 5 giugno 2013

buon compleanno che guevara! canti collettivi e cena latinoamericana










SABATO 15 GIUGNO, dalle 20,30 al circolo città futura (via gargano 37 catania) BUON COMPLEANNO CHE GUEVARA: una serata di festa tra canti popolari latinoamericani, con il maestro Giancarlo Asero alla chitarra, e una prelibata cena vegan con specialità cubane, messicane e caraibiche.
nel corso della serata intervento di Luca Cangemi (associazione Italia-Cuba Catania) e inaugurazione della mostra "Aldakoru" dell'artista basca/brasiliana Arantxa Medeiros.

sabato 1 giugno 2013

franca rame, una biografia straordinaria















Nel giorno delle esequie di Franca Rame, come si può ricordarla senza ripetere ciò che della biografia, del profilo di artista e donna impegnata, delle vicende anche personali è stato scritto e ripetuto da tutti i media, fino a farne narrazione ormai quasi convenzionale? Proviamo dunque ad aggiungere un piccolo tassello non troppo risaputo, a partire dalla nostra esperienza. Con una premessa: gli anni settanta, fervidi ed esuberanti – in tempi recenti ridotti ad “anni di piombo” da menti ignare e limitate – ci hanno concesso, fra le tante fortune, quella di ospitare e conoscere Franca Rame e Dario Fo.

Se questo è stato possibile è perché Franca è stata non solo grande attrice, ma anche protagonista coraggiosa e generosa delle lotte politiche di quel periodo: caratterizzato da una conflittualità sociale diffusa e feconda che ne ha fatto “il decennio più riformista della storia d’Italia”, come lo hanno definito Chiara Ingrao e altri, restituendo all’aggettivo il significato corretto. Le lotte e le rivendicazioni di quegli anni, che coinvolsero le più varie categorie sociali, ottennero, infatti, una messe di conquiste civili davvero singolare: dallo Statuto dei lavoratori al divorzio; dalla tutela delle lavoratrici madri alla scuola a tempo pieno; dalle 150 ore all’obiezione di coscienza; dai Decreti delegati al nuovo diritto di famiglia; dai consultori pubblici alla legge di parità sul lavoro; dalla riforma sanitaria alla legge sull’aborto; dalla “legge Basaglia” fino all’abrogazione degli articoli del codice penale sul delitto d’onore.

Di tutte queste battaglie e di altre (le attività in favore dei tanti militanti, sindacalisti, operai arrestati in quegli anni, la solidarietà verso le vittime del golpe cileno, il sostegno alla causa palestinese, e così via) Franca Rame e Dario Fo furono le voci recitanti, si potrebbe dire. In particolare Franca, da militante e soprattutto da interprete, autrice o co-autrice di testi teatrali, vi partecipò con la creatività e la passione che le erano abituali. Il contesto del suo impegno erano non solo le lotte e l’effervescenza sociale, ma anche la rete di ciò che si chiamò nuova sinistra o sinistra extraparlamentare. La quale – pur con alcune eccezioni, qualche miseria e molte divisioni – fu caratterizzata da un vivo interesse per la battaglia e l’attività culturale, che l’opera dei due grandi artisti contribuì a rafforzare e indirizzare.

Per esempio, nel 1971, il Circolo Lenin di Puglia, una delle formazioni più vivaci della nuova sinistra, disseminata e radicata nel territorio, promosse un’attività di “controcultura” come parte integrante della controinformazione e del lavoro politico. Ci fu perciò naturale raccogliere l’appello per la creazione di circoli La Comune (Franca e Dario, dopo aver abbandonato, nel 1968, il circuito dell’Eti e poi fondato il collettivo Nuova Scena, se ne erano separati per costituire il collettivo La Comune). E fu così che nacque – con il concorso una compagnia teatrale locale, il Gruppo Abeliano – La Comune di Puglia. La quale, nell’ottobre del 1971, contribuì a organizzare nella regione alcune rappresentazioni di Tutti uniti! tutti insieme! Scusa, ma quello non è il padrone?, interpretato da Franca Rame e altri.

Qualche anno più tardi, in pieno movimento del ’77, La Comune tornò a Bari, con La giullarata, e con Ciccio Busacca e Piero Sciotto. Intanto erano sopraggiunti gli anni del movimento femminista, che avevano sconvolto vecchi equilibri, anche in seno alla galassia rivoluzionaria, e sovvertito ideologie, costumi, politica, immaginario, relazioni di genere. Franca se ne fece coinvolgere totalmente, com’era nel suo stile e nel suo senso dell’impegno profondo, generoso, intelligente. I temi, le denunce, le rivendicazioni del movimento femminista la toccavano nel profondo: intimamente, per meglio dire.

Come sarebbe riuscita a raccontare solo alcuni anni dopo, nel 1973 era stata sequestrata, seviziata, stuprata da una banda di cinque fascisti. Più tardi, il pluri-femminicida Angelo Izzo, e un altro criminal-fascista, Biagio Pitarresi, dichiareranno che mandanti dello stupro erano stati alcuni ufficiali dei Carabinieri della Divisione Pastrengo, che intendevano “dare una lezione” a Franca Rame e Dario Fo per il loro impegno in Soccorso Rosso. I colpevoli, dei quali si conoscono i nomi, non saranno mai puniti: la sentenza sarà depositata venticinque anni dopo, tempo utile per la prescrizione.

Ma riprendiamo il filo del racconto dagli anni del dilagare del movimento delle donne. In quegli anni, in Puglia come altrove fiorirono i collettivi femministi. Il nostro, assai frequentato, aveva un nome semplice ed efficace: Donne in lotta. Più tardi esso, come altri collettivi baresi, confluì nel Coordinamento delle donne democratiche. Intanto gli stessi e le stesse che avevano contribuito alla nascita della Comune di Puglia avevano fondato a Bari la Libreria Cooperativa, in realtà un centro culturale polivalente. Da questa alleanza nacque l’idea d’invitare Franca Rame a rappresentare in Puglia Tutta casa, letto e chiesa, uno dei suoi monologhi femministi. Franca accettò e fu così che a gennaio del 1979 lo spettacolo andò in scena nel cinema “Nuova Italia” di Carbonara, sobborgo di Bari, poi in altre città pugliesi: con successo enorme.

Forse questo frammento di memoria non aggiunge molto a ciò che si sa di Franca Rame, soprattutto alla documentazione, amplissima e minuziosa, contenuta nel suo archivio online (per inciso, certi giornalisti e giornaliste potrebbero vincere la pigrizia e consultarlo prima di arrangiare articoli e servizi sommari, se non irrispettosi). La nostra testimonianza, tuttavia, può confermare il senso di quella che è stata non solo “una vita tra piazza e teatro”, come si è scritto banalmente, ma anche l’opera di una grandonna che con generosità e intelligenza ha cercato di dare un contributo alla crescita culturale e civile dell’Italia. E’ forse anche per rimuovere o esorcizzare la decadenza in cui è precipitato il nostro paese che tanti cantori mediatici la celebrano post mortem.

Ringraziamo Pasquale Martino e Nicola Vox per averci suggerito o confermato alcuni dettagli, non solo cronologici.

Annamaria Rivera


mercoledì 22 maggio 2013

"così in terra come in cielo", salutiamo don Gallo
















don Gallo, prete degli ultimi, lascia questa terra, lo salutiamo con il titolo del suo libro "così in terra come in cielo", continua a lottare con noi! ciao compagno!