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martedì 31 dicembre 2013

il dominio delle multinazionali del farmaco e l'antropocentrismo capitalista















SULL'ANTROPOCENTRISMO DOGMATICO DI CERTI CRITICI DELL'"ANIMALISMO"

Annamaria Rivera

Come premessa, occorre dire che il caso di “Caterina e la vivisezione” appare come uno scandalo montato ad arte. Si potrebbe sospettare sia una sorta di ritorsione per la vittoria ottenuta con la chiusura di Green Hill, dopo anni di lotte, repressione e manifestazioni, anche di massa. Ricordiamo che a metà luglio il mostruoso allevamento di cani beagle, destinati a esperimenti di ogni genere in tutta Europa, con sede a Montichiari e di proprietà della multinazionale statunitense Marshall Farms Inc., è stato sequestrato e chiuso per decisione della magistratura, che ha incriminato i vertici dell’azienda.
Anche per influenza, come sembra, d’interessi assai corposi, il caso della studentessa gravemente malata, insultata in rete dagli immancabili mentecatti per aver difeso la sperimentazione su animali, è stato artificiosamente gonfiato dai media di ogni tendenza, che ne hanno stravolto il senso e le proporzioni reali, riducendolo a gossip da vacanze di Natale. Nel corso di questa blaterazione scandalistica, che parte da un presupposto indimostrabile – gli autori degli insulti virtuali sarebbero rappresentativi dell’”animalismo” – si sono perse densità e profondità dei dilemmi e della stessa elaborazione teorica dell’antispecismo. La quale ha antecedenti assai illustri: fra tutti basta citare la Scuola di Francoforte.
Pochi sono stati finora i commenti, da parte non antispecista, che si siano misurati con la complessità della questione. Si sa, è tipicamente italiano prendere la parola pubblicamente su qualsiasi tema – e su questo più che su altri – pur non avendone alcuna competenza.
Come prototipo del genere di articoli che si pretendono colti ed equidistanti, ma che scontano una conoscenza approssimativa del dibattito antispecista in partricolare, assumiamo quello del teologo Vito Mancuso: Sull’”antinaturalismo” degli animalisti, apparso il 29 dicembre scorso su La Repubblica e ripreso nella prima pagina di MicroMega online.
Per cominciare: Mancuso dà per scontato che a insultare Caterina Simonsen siano stati “gli animalisti”, mentre la sola cosa certa è che appartengono alla vasta categoria d’ imbecilli che, grazie alla volgarità dilagante e alla caduta dei freni inibitori indotta dalla rete, vomitano insulti contro chicchessia.
Il teologo si rivela alquanto ignaro degli orientamenti, teorie, dibattiti che attraversano il mondo, assai eterogeneo, degli interessati alla sorte dei non umani. Così che, non distinguendo tra zoofili, animalisti, antispecisti, infila tutti nel medesimo calderone. Dà per scontato, per esempio, che ad accomunare gli “animalisti” sia il fatto di “volere per gli animali gli stessi diritti dell’uomo”. E invece vi è una corrente antispecista, perlopiù d’ispirazione anticapitalista, marxista e/o libertaria, che rifiuta di parlare di diritti animali e pone l’accento sui processi di liberazione, riguardanti umani e non umani.
Inoltre, Mancuso attribuisce abusivamente agli “animalisti”, quale tema etico fondamentale che li caratterizzerebbe, la questione violenza/nonviolenza: dilemma serio, ma che, almeno in questo articolo, è trattato in modo discutibile, proiettando sugli altri –gli “animalisti” – una questione che è sì centrale, ma anzitutto nel suo pensiero. Di conseguenza, egli assimila, quali vittime della violenza umana, patate, cipolle, batteri, topi e primati (gli ultimi due non nominati esplicitamente, ma la sperimentazione animale, si sa, ha loro tra le vittime principali).
In realtà, se egli si fosse confrontato con qualche buon saggio, non necessariamente antispecista in senso stretto – per esempio, con L’animale che dunque sono di Jacques Derrida –, saprebbe quali siano le domande principali: gli altri animali sono capaci di gioire, soffrire, comprendere? Non sono forse essi delle singolarità irriducibili?
Altrettanto convenzionale è la concezione mancusiana dei non umani. Non per caso, tra tutti i filosofi che, almeno a partire da Montaigne, si sono posti la questione, egli cita proprio e solo Kant: ovvero colui del quale Theodor W. Adorno ha criticato l’odio e l’avversione per gli animali, e la morale priva di compassione o commiserazione.
Tra i tanti passaggi di questo articolo improntati al senso comune, la frase “A parte quella umana, nessuna specie cesserà mai di seguire l’istinto sotto cui è nata” lo è particolarmente. Da lungo tempo studiosi in vari campi, compresi gli etologi, hanno messo in discussione la nozione di istinto, ammettendo che numerose specie animali possiedano intelligenza, sensibilità, intenzionalità, singolarità, capacità di simbolizzazione e di empatia, nonché cultura: intendendo come elemento minimo basilare di quest’ultima l’attitudine a elaborare soluzioni differenziate per risolvere uno stesso problema nel medesimo ambiente.
Inoltre, l’affermazione di Mancuso “L’uomo al contrario [degli altri animali] ha imparato a poco a poco a estendere gli ideali di giustizia a tutti gli esseri umani, compresi quelli dalla pelle diversa” è contraddittoria oppure è il frutto di un lapsus grave. Egli, infatti, colloca questa frase dopo un passaggio nel quale scrive: “nessuna specie animale estenderà mai alle altre specie i diritti di supremazia che la natura lungo la sequenza della selezione naturale le ha concesso”. Forse che gli esseri umani “dalla pelle diversa” (diversa da chi?) appartengono a una famiglia altra da quella di Homo Sapiens? En passant, aggiungiamo che il teologo sembra ignorare che certi primati – si pensi   ai bonobo studiati da Frans de Waal – conoscono sentimenti e comportamenti quali altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza, sensibilità, perfino moralità, estesi anche al di là della loro specie.
In sostanza, Mancuso ripropone come universale la vecchia dicotomia natura/cultura, tipicamente occidentalocentrica, sconosciuta a tanta parte dell’umanità, che ha elaborato, invece, ontologie e cosmologie fondate sul paradigma della continuità. Questa dicotomia è stata abitualmente articolata in funzione di una serie di antitesi complementari quali innato/acquisito, eredità/ambiente, istinto/intelligenza, spontaneo/artificiale: opposizioni arbitrarie, che discendono da un’ideologia legata a una forma peculiare di razionalità – quella strumentale – che raramente si è interrogata o ha messo in questione il proprio arbitrio o la propria parzialità.
E’ proprio la razionalità strumentale – figlia del cogito cartesiano, a sua volta erede della “filiazione giudaico-cristiana, dunque sacrificalista” – che ha oggi come esito un livello tale di assoggettamento e mercificazione dei non umani che, per citare ancora Derrida,  “qualcuno potrebbe paragonarli ai peggiori genocidi”.
(il manifesto)

ANIMALISTI FANATICI E VIOLENTI - ANALISI TESTUALE DELL'ARTICOLO DI SERRA

Mario Bonica

Già dall'incipit tutto è chiaro. Dichiarazione di principio visibilmente schematica e preconcetta: Caterina è stata massacrata dai “sedicenti” animalisti, secondo quanto “pubblicizzato” a suon di fanfare su tutti i media. Sposto le virgolette dal termine animalisti a quello di sedicenti non a caso: Serra premette l’attributo sedicenti alla fatidica parola animalisti virgolettata, quasi a sottolineare la motivazione della sua solidarietà immediata a santa Caterina martire della cattiveria e della violenza dei sedicenti animalisti, che, come scopriremo con chiarezza qualche rigo dopo, sono tutti fanatici e violenti, fatta eccezione di quei pochi animalisti non estremisti… che sarebbero ovviamente quelli che amano i cani e i gatti, mangiano i maiali e indossano le mucche (come direbbe Melanie Joy)… Chi siano costoro, a scanso d’equivoci, Serra ce lo dice chiaramente quasi alla fine dell’articolo (sia pur tra parentesi, per attutire lo spessore ideologico dell’inciso): sono gli amici di slow-food, quelli dei prosciutti doc e degli allevamenti biologici, i sostenitori dell’uccisione etica e della reificazione degli esseri senzienti in merce “carne”, in quanto da fanatici moderati dello specismo negano senza ombra di dubbio che gli animali siano soggetti portatori di individualità e di diritti. Ovviamente per Serra Michele fanatico moderato dello specismo non esiste alcun dubbio che di Caterine malate come la studentessa veterinaria bolognese ce ne stanno decine e decine in giro per l’Italia, magari ricercatrici pronte a testimoniare l’esistenza di metodi di ricerca alternativi, alle quali nessun media ha dato voce fino a farlo diventare un caso nazionale. E qui davvero non si sa se ridere o se piangere: il termine “veterinaria” diviene una testimonianza di verità (non un dettaglio!), sufficiente a dimostrare che Caterina santa e martire ha ragione ad affermare che la sperimentazione sugli animali è indispensabile a salvare gli umani malati di immunodeficienza… in parole povere, mors tua vita mea!
L’unica domanda che Serra Michele riesce a porre (a se stesso) in questo contesto di miseria intellettuale è una affermazione di principio travestita ipocritamente da domanda retorica: ma perché tra i fanatici incapaci di affrontare qualunque discussione, i sedicenti animalisti occupino un posto così rilevante? Ovvero, tra tutti i fanatici del mondo, gli animalisti (sedicenti o non sedicenti) sono i più fanatici pericolosi, anche perché nella loro brutalità non sono in grado di comprendere la complessità della natura, che non è schematica né ideologica. E a questo punto si può tranquillamente sfoderare il manganello ideologico finale contro i portavoce più fanatici (ancora!) e sprovveduti del sedicente (ancora!) animalismo: quando Serra Michele li sente parlare non può fare a meno di pensare che costoro stiano creando nient’altro che un orribile tabù retrogrado e irrazionale, evidentemente da combattere e ostacolare in tutti i modi possibili, anche scrivendo articoli in cui domande retoriche e dichiarazioni di principio senza costrutto facciano entrare nella zucca del lettore già ben manipolata dai media che gli attributi da associare al termine animalismo sono, secondo il senso comune, fanatico, schematico, estremista. Un plauso al Serra Michele per il servizio reso ai sostenitori della vivisezione e delle multinazionali del farmaco e della carne, ovvero quegli “allevamenti intensivi” che lui sostiene di voler boicottare… ma senza esagerare!


sabato 14 dicembre 2013

i forconi, l'Europa e "il colpo di stato di banche e governi"






















La settimana dei forconi e` finita.  Abbiamo visto e udito abbastanza per poter dire che le nostre preoccupazioni espresse due anni fa , in occasione del blocco che a gennaio del 2012 causo` gravissimi disagi in tutta la Sicilia, hanno trovato una triste conferma  negli eventi di questi giorni.

Nel gennaio 2012, all`epoca del primo blocco dei forconi in Sicilia,  al governo si era da poco insediato con la benedizione del colle, un commissario della Troika, Mario Monti,  ed era iniziato un rapido processo  di modifica dell`assetto costituzionale  della repubblica italiana. Con l`introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione e l`adesione ai trattati internazionali come il Fiscal Compact e il Two Pack che attribuiscono alla Commissione un ruolo di guida nelle politiche di bilancio dei singoli stati membri, il governo e il parlamento  avrebbero accettato di fatto il commissariamento della democrazia. Stava avvenendo quello che Luciano Gallino nel titolo del suo ultimo saggio ha definito il colpo di stato di banche e governi 

In questa settimana, mentre la pronuncia della Corte Costituzionale sull`illegittimita` della legge elettorale e l`elezione del rampante sindaco di Firenze a segretario del PD  introducevano elementi potenzialmente destabilizzatori  dell`attuale quadro politico, il governo Letta – Alfano nella nuova versione deberlusconizzata era atteso al voto di fiducia in parlamento.

E` questo il contesto in cui da Torino, a Milano, dalla Puglia al Veneto e` stato consentito  a pochi gruppi organizzati di ultras e di neofascisti  - che hanno trovato qui e la` il sostegno di comitati di protesta locali, come quello degli ambulanti di Torino  portatori di istanze di carattere sostanzialmente corporativo - di intimidire piccoli commercianti, bruciare libri, assaltare camere del lavoro...

Questa volta la Sicilia e` stata solo lambita dalla protesta . Non poteva  essere altrimenti, il 6 dicembre Giuseppe Castiglione da Bronte  poteva esprimere la sua piu` viva “soddisfazione per l`atteggiamento costruttivo di Aias e Forza d`Urto”, le inquietanti sigle degli autotrasportatori siciliani, che avevano annunciato la revoca dell`adesione ai blocchi . Tranquilli, Richichi e Ercolano non sarebbero stati della partita. Ma questo fatto non fa che accrescere i dubbi sulle modalita` con cui il ministro dell`interno Alfano ha gestito questa crisi: non poteva certo permettersi di perdere consenso nel suo feudo elettorale, la Sicilia che era stata letteralmente messa in ginocchio dalla protesta di due anni fa. Cosi` mentre in Sicilia le prefetture annunciavano la linea della tolleranza zero ai blocchi, a Torino avrebbero aspettato tre lunghissimi giorni prima di attuare gli sgomberi.

Nel frattempo Letta ha  potuto proporsi all`opinione pubblica come unico argine contro il caos, mentre il capo del principale partito d`opposizione lanciava appelli ai limiti dell`eversione ai capi delle forze armate, perche` si unissero alla “protesta del popolo”.

Mentre davanti ai nostri occhi si svolgevano questi fatti ,  tra oscure incursioni mediatiche di noti e meno noti personaggi del neofascismo italiano e dei servizi piu` o meno deviati e simpatizzanti quanto surreali cronache della stampa e delle televisioni , si e` notata drammaticamente in Italia un` assenza. L`assenza  di una sinistra forte, autorevole e unita che,  nel rivendicare le ragioni della democrazia e dell`antifascismo, ponesse un argine alle pericolose derive populiste e ai segnali successivi del governo, che ha gia` annunciato  una  svolta nei meccanismi di gestione e  repressione del conflitto sociale.

Da una parte  Vendola, con  interventi al congresso socialista e ammiccamenti al nuovo leader democratico Matteo Renzi, sta conducendo il suo partito, Sinistra Ecologia e Liberta`,  verso un`ipotesi di accordo con il centrosinistra di governo, dall`altra il Partito della Rifondazione Comunista, a  dieci mesi dalla sconfitta elettorale di Rivoluzione Civile,  ha addirittura per la prima volta concluso un congresso senza che fosse eletto un segretario/segretaria  e una segreteria all`altezza del nuovo mutato scenario e delle drammatiche sfide che comporta. Ha prevalso, ancora una volta, la deleteria tendenza all`autoconservazione e all`autoreferenzialita` di un partito, che rischia di morire di settarismo e incapacita` di promuovere un autentico rinnovamento, nelle pratiche e nella composizione dei suoi gruppi dirigenti.

Oggi si tiene a Madrid la giornata conclusiva del congresso del Partito della Sinistra Europea, con la prevista candidatura comune di Alexis Tsipras alla guida della Commissione Europea. Oggi nasce in Europa un fronte comune di forze politiche e sociali, un fronte di opposizione alla Troika e alle politiche di austerita` e di strenuo contrasto alla retorica qualunquista che sta ingrossando dappertutto le fila del neofascimo.

Protagonisti  di questo congresso  sono soprattutto i/le compagni/e spagnoli/e di Izquierda Unida, del Front de Gauche francese, della Linke tedesca e soprattutto i/le compagni/e di Syriza, una forza autenticamente popolare e anticapitalista. In italia siamo ai balbettii di una sinistra incapace di leggere il presente e di organizzarsi per il futuro.

Come ha drammaticamente scritto Marco Revelli, “troppo vol­gare è stato l’esodo della sini­stra, di tutte le sini­stre, dai luo­ghi della vita. E forse, come nella Ger­ma­nia dei primi anni Trenta, saranno solo i lin­guaggi gut­tu­rali di nuovi bar­bari a incon­trare l’ascolto di que­sta nuova plebe”. Speriamo davvero che questa lugubre profezia non si avveri.

mercoledì 11 dicembre 2013

Prosciutti falsi e maiali veri. Il lato perverso della difesa del made in Italy, di Annamaria Rivera


















Ora che si è spenta la protesta della Coldiretti contro “i falsi prosciutti”, provo a proporre un punto di vista che non sia ottusamente specista come quello che è prevalso, unanime, in occasione delle due manifestazioni di coltivatori e allevatori: il 4 dicembre al valico del Brennero e il giorno dopo davanti a Montecitorio.

Per la Coldiretti, per gran parte dei giornali, per lo stesso Carlo Petrini di Slow Food (v. intervista sul manifesto del 5 dicembre), non v’è dubbio che i maiali siano materia prima al pari dei minerali, dei metalli, del legname o, se vogliamo, delle spighe di grano. Che appartengano, insomma, alla categoria del grezzo originario, per usare una formula sinonimica.

Continuano a esserlo anche allorché, nel corso della manifestazione in piazza Montecitorio, compaiono, vivi e vegeti, otto “porcellini” portati dagli allevatori per offrirli “provocatoriamente” in adozione alle istituzioni. Qui la materia prima diviene degna non solo del vezzeggiativo, ma anche di carezze –si tratta pur sempre di cuccioli- da parte degli stessi della Coldiretti. Perfino d’essere adottata, sebbene, dobbiamo ammetterlo, sia raro che si adotti un essere vivente al fine di massacrarlo.

La schizofrenia si materializza oscenamente quando, a poca distanza dagli otto lattonzoli -disorientati, intirizziti, forse terrorizzati- dal palco vengono mostrate cosce di maiale “contraffatte” in quanto made in Germany. Come a consolare i maialini: sì, è il destino che vi attende, ma siate orgogliosi, voi che diventerete invece autentici prosciutti made in Italy.

E’ questo il solo scandalo: che non si sappia da dove venga la merce e dove sia prodotta. Scandaloso non è che, in Italia come altrove, animali tra i più intelligenti, sensibili, evoluti, con competenze nel gioco superiori a quelle di un bambino di tre anni, siano spesso allevati in condizioni da lager, sottoposti a sevizie e torture, infine appesi a testa in giù e sgozzati: in alcuni casi ancora coscienti non solo durante il dissanguamento, ma anche allorché vengono immersi in vasche di acqua bollente per essere spellati più facilmente. Di che indignarsi? E’ la logica della catena di smontaggio, bellezza: il ritmo è talmente frenetico che non si può certo andare per il sottile.

Lo stesso giorno in cui riferiva della manifestazione davanti a Montecitorio, Repubblica.it ospitava un servizio dai toni patetici, corredato con foto commoventi, sulla tragica sorte del maialino Ettore: sfuggito alla donna che si prendeva cura di lui come di altri pets (Ettore coabitava con dei cani), le viene restituito, tagliato a pezzi, da una squadra di vigili del fuoco che intendeva farne banchetto, dopo averlo, si dice, anche catturato e ucciso.

Se si prova a ragionare secondo logica ed etica, la domanda sorge ovvia: forse che il misfatto dei pompieri è più grave di quello di un qualsiasi allevatore di suini o produttore di salumi? In realtà, se si esercita senso critico, apparirà paradossale che individui appartenenti alla famiglia del Sus domesticus possano essere oggetto di attenzione, finanche di affetto –e allora sono “maialini” o “porcellini”- ma solo fino a che non sono catturati dal meccanismo della produzione e del mercato, che li trasforma in materia prima e in merce. E’ la conferma della teoria marxiana del feticismo delle merci, il quale non è solo personificazione delle cose, ma anche reificazione dei viventi.

Come mai questa riflessione è estranea anche alle penne meno grezze? Come mai Slow Food, interessata per vocazione alla prospettiva del bioetico, del sinergico, della sostenibilità, non se ne lascia sfiorare? E come mai neanche un cenno alle dure condizioni di lavoro e sfruttamento degli operai, in molti casi immigrati, che lavorano nel settore dell’allevamento o alla catena di smontaggio degli animali da macello oppure alla trasformazione della “materia prima” in salumi? Per fare un solo esempio, il 30 agosto di quest’anno, Mario Orlando, operaio nel salumificio Scarlino di Taurisano (Lecce), finì i suoi giorni stritolato da un’impastatrice.

Come un qualsiasi maiale.

E’ vero, l’agroalimentare è un settore che risente pesantemente della crisi economica. Secondo una ricerca della Coldiretti, in Italia sono state chiuse quasi 140mila fra stalle e aziende, anche a causa della concorrenza sleale “dei prodotti importati dall’estero e spacciati per made in Italy”.

Ma non sarà che le difficoltà a fronteggiare la crisi siano dovute anche a scarsa capacità d’innovazione?

Com’è noto, nei paesi occidentali, perfino negli Stati Uniti, il consumo di carne è in netta regressione. Cambiano gli stili alimentari, non solo a causa della crisi, e progressivamente si afferma il costume di mangiare vegetariano o vegano. Anche per questo il mercato va restringendosi. E spesso per ridurre i costi di produzione s’intensifica lo sfruttamento dei lavoratori, fino all’instaurazione di rapporti di tipo servile, se non schiavile.

E allora a risolvere il problema non basta la richiesta di un’efficace normativa sulla tracciabilità dei prodotti alimentari. Si dovrebbe guardare lontano, essere capaci di un radicale cambiamento di prospettiva così da concepire produzioni che salvaguardino la vita di umani e non umani.

Si sa: per mantenere gli allevamenti industriali, si utilizza più della metà dei cereali e della soia che si producono nel mondo, sottraendola a popolazioni sottoalimentate o ridotte alla fame (almeno un miliardo di persone). Ammettere che gli animali non umani non sono materie prime o merci, bensì soggetti di vita senziente, emotiva e cognitiva, significa anche porsi nella direzione di un progetto economico, sociale e culturale che abbia come cardini la sobrietà, la redistribuzione delle risorse su scala mondiale, l’uguaglianza economica e sociale, in definitiva il superamento dell’ordine capitalistico.

Annamaria Rivera, da il manifesto

domenica 1 dicembre 2013

PUA Catania come la TAV, inutile e pericolosa speculazione
















Il 25 novembre  il  consiglio comunale di Catania con 23 voti a favore e 1 solo astenuto,  ha approvato le variazioni al Piano Urbanistico Attuativo Catania Sud (PUA), compiendo un ulteriore passo verso  il definitivo via libera al progetto della società Stella Polare, che prevede la cementificazione selvaggia di una consistente fascia costiera del territorio comunale.
A nulla sono servite le deduzioni presentate da Legambiente e dal Comitato No Pua, che segnalavano il forte impatto ambientale del progetto che, se attuato, comporterà la realizzazione di campi da tennis, centri commerciali,  un mega centro congressuale da 5000 posti e addirittura un acquario ancora più grande di quello di Genova in un`area a forte rischio idrogeologico e sismico, come segnalato dall`Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Una propaganda martellante degli organi di informazione, con in prima fila il principale quotidiano cittadino, che si distingue sempre per il sostegno a questo tipo di operazioni, ci mette di fronte all’ennesimo tentativo di mistificazione della realtà, visto all`opera mille volte quando si tratta di far approvare progetti di opere faraoniche che, mentre devastano e sottraggono all`utilità comune ettari ed ettari di territorio non apportano alcun beneficio di ordine economico e occupazionale alle comunità che li abitano.

Abbiamo già visto all`opera i mistificatori di professione in Val di Susa  con la TAV , “un'opera concepita e progettata in un altro tempo (gli anni '90 del turbo-capitalismo trionfante) e in un altro mondo (quello della globalizzazione mercantile e dell'interconnessione sistemica di un pianeta votato al benessere). Sulla base di previsioni di crescita dei flussi di traffico fuori misura e tendenzialmente illimitate, frutto dell'estrapolazione di un trend contingente ed eccezionale (i tardi anni '80 e i primi anni '90, quando effettivamente la circolazione internazionale e a medio-lungo raggio delle merci subì una brusca accelerazione), rivelatesi poi fallaci” . Sulla base di quelle previsioni , come ha denunciato Marco Revelli in un intervento di pochi anni fa, nel 1997 si ipotizzava un raddoppio delle 10 milioni di tonnellate di merci transitate sulla Torino – Modane in quell`anno, rendendo necessario quindi un aumento della capacità delle linee ferroviarie attualmente in funzione. La realtà è profondamente diversa e ci mostra, come conseguenza della crisi economica, un drastico ridimensionamento dei traffici commerciali tra l`Italia e la Francia, con linee ferroviarie utilizzate al 30% della loro capacità e l`inequivocabile inutilità della TAV.

La stessa cosa si può dire del mega progetto del PUA.  Si prendano per esempio le conclusioni del Rapporto sul Turismo 2012, presentato dall`Osservatorio Nazionale sul Turismo e dalla Banca d`Italia elaborando le statistiche ufficiali dell`ISTAT. Secondo il citato rapporto, in un contesto globale che vede, anche nel settore turistico, la prepotente ascesa dei paesi c.d. emergenti “tra il 2009 e il 2012 si è assistito ad una forte flessione della domanda turistica degli italiani sia in termini di viaggi effettuati che di pernottamenti.”. Tali dati sono ancora meno lusinghieri  per quanto riguarda il turismo d`affari, segmento  a cui sembrerebbe rivolto il mega progetto del Pua con il suo megacentro congressi, come rileva l`Osservatorio sul Business Travel secondo cui il 2012 èstato un anno di fortissime perdite con 1,1 milioni di viaggi in meno nel territorio nazionale.

Stando così le cose  difficilmente si troverebbero privati interessati all`investimento da 500 milioni di euro che rischia di stravolgere il volto delle nostre coste, a meno che non vi siano oscuri interessi che facciano passare in secondo piano le sicure perdite in conto economico che da tale investimento sballato indubbiamente deriverebbero. Ai lavoratori edili colpiti dalla crisi gioverebbe molto di più un piano straordinario per la messa in sicurezza del nostro territorio e degli edifici esistenti, pubblici e privati,  a grave rischio sismico e idrogeologico, mentre per il rilancio turistico della città occorrerebbe una strategia che intensifichi le sinergie fra i piccoli operatori economici, come i titolari dei tanti Bed&Breakfast cittadini, e un`amministrazione attenta alla valorizzazione dell`immenso patrimonio artistico della città e ad un`offerta culturale all`altezza della sua storia bimillenaria.
Ma per questo ci vorrebbero amministratori lungimiranti, non una politica compiacente e complice degli interessi  degli speculatori immobiliari.

circolo città futura

lunedì 11 novembre 2013

catania, il piano di rientro e i suoi costi sociali

















Uno degli ultimi atti amministrativi della disastrosa gestione delle destre del Comune di Catania e` stata l`adozione, con delibera  del 2 febbraio  2013, del piano  di riequilibrio finanziario pluriennale, atto trasmesso nei tempi previsti dall`art. 243 bis del Testo Unico degli Enti Locali alla Corte dei  Conti, che con decisione del 26 settembre 2013 ne ha certificato la congruita`, facendo di questa fondamentale decisione amministrativa l`atto  che condizionera` nei prossimi dieci anni le politiche di bilancio e  le decisioni di spesa che via via l`ente potra` assumere.
Da una parte il Comune  ha evitato la dichiarazione di dissesto, dall`altra si e` impegnato a riportare in equilibrio i propri conti con un piano di rientro decennale  da circa 527 milioni di euro, da recuperare attraverso previsioni di maggiori entrate o minori spese.
Cosi` nei prossimi anni il Comune dovra`, ad esempio, sensibilmente diminuire la propria spesa per il personale, garantire la copertura tariffaria totale per i servizi di nettezza urbana,  dismettere parte del proprio patrimonio disponibile,  magari cedendolo all`apposito fondo costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti, dismettere alcune partecipazioni strategiche e garantire la copertura  tariffaria del 36% dei costi dei servizi a domanda individuale, come ad esempio il fondamentale servizio dei 14 asili nido comunali che la precedente amministrazione addirittura voleva chiudere.
Non si tratta di impegni  di natura discrezionale, ma di obblighi legislativi a cui l`amministrazione non puo` sottrarsi.
Si tratta di un piano che andrebbe sicuramente migliorato, attraverso la previsione di una progressivita` delle contribuzioni in base al reddito, che il sistema della tariffa unica esclude interamente, ma affermare, come qualcuno fa,  che si possa  mantenere il vecchio sistema tariffario o che addirittura si possa ampliare la pianta organica degli educatori e delle educatrici comunali, facendo finta di non vedere che con l`adozione del piano di rientro tutto questo non e` normativamente possibile, significa illudere colpevolmente le lavoratrici e i lavoratori su cui gia` grava il peso insostenibile delle criminali scelte politiche e amministrative  del passato.
Un’alternativa al piano di rientro ci sarebbe, ma passa attraverso la dichiarazione di dissesto la quale, se non cambierebbe di molto i pesi sociali ed economici che tutti i catanesi saranno chiamati comunque a sopportare, avrebbe l`effetto disastroso di bloccare i pagamenti ai creditori dell`ente, privando la gia` depressa economia locale  di risorse indispensabili per qualsiasi ipotesi di rilancio del tessuto produttivo e un conseguente peggioramento delle condizioni materiali  di vita delle cittadine e dei cittadini.
Tuttavia il dissesto avrebbe comunque un “pregio”: determinando di fatto la decadenza e l`incandidabilita` degli amministratori che lo hanno determinato, renderebbe evidente a tutti  e sanzionerebbe la responsabilita` politica di chi in questi anni ha contribuito al saccheggio delle casse comunali per puri interessi clientelari e di potere.
Si tratta di responsabilita` chiare e inequivoche, di cui l`amministrazione Bianco non puo` dirsi immune poiche`, come e` noto, presenta nella sua maggioranza  significativi elementi di continuita` con le  criminali gestioni Scapagnini e Stancanelli e perche` i  partiti che la sostengono sono gli stessi che a Palermo e a Roma fanno parte di coalizioni di governo su cui grava la responsabilita` politica di avere contribuito a soffocare le finanze degli enti locali, rendendo spesso inesigibili i diritti sociali legati ai servizi pubblici essenziali che i comuni dovrebbero garantire.
Quest`ultima affermazione e` supportata da una pur sommaria analisi delle cause che hanno portato il comune di Catania sull`orlo del dissesto, cosi` come certificato dalla stessa Corte dei Conti.
Analizzando la relazione dei magistrati contabili si scopre subito, infatti,  che dei 527 milioni di euro   di cui si compone il piano di rientro, circa 202 milioni di euro  sono dovuti alla pessima gestione delle amministrazioni  del passato ( ai 140 milioni di disavanzo vanno sommati infatti i 62 milioni di accantonamenti per il ripiano dei c.d. residui attivi, crediti di dubbia esigibilita` che nel passato hanno rappresentato la principale voce contabile con cui mascherare la gestione ballerina del bilancio comunale) mentre ulteriori 139 milioni sono dovuti a previsioni di minori trasferimenti erariali, diretta conseguenza delle manovre finanziarie votate dal governo regionale e nazionale.
Come dire che le cause del dissesto sono in gran parte dovute al cocktail micidiale di pessima amministrazione locale e di criminale politica nazionale che, in ossequio ai dikat dei mercati finanziari, rendera` nei prossimi anni quasi impossibile la vita delle comunita` locali e degli enti che le amministrano.
Questa e` la dura verita` che ci raccontano i numeri; alle cittadine e ai cittadini, e principalmente a chi si propone di costruire una seria e responsabile alternativa politica e sociale, spetta il compito di riflettere su di essi e di lavorare affinche` non siano sempre i  soliti noti a dover pagare i costi sociali di questo disastro, senza demagogiche e inutili fughe in avanti e senza  altrettanto colpevoli omissioni delle responsabilita` di chi ci ha portato a questo punto.

circolo città futura

giovedì 31 ottobre 2013

Cartoniadi, chi ha perso? basta operazioni d'immagine, si attui la strategia "rifiuti zero" subito!






















Dopo un'inutile campagna pubblicitaria, i cui cartelloni incomprensibili oscillavano tra la promozione di un'iniziativa sportiva e l'organizzazione di una mostra di fumetti, si sono concluse le cartoniadi, ovvero una poco riuscita trovata basata sul tentativo di creare competizione tra i quartieri sulla raccolta differenziata della carta.
Non sappiamo quale area abbia "vinto", ma crediamo che abbia perso l'intera città: campagna pubblicitaria incomprensibile, nessuna iniziativa concreta di sensibilizzazione, nessun contenitore o luogo di raccolta aggiuntivo, ad esempio in luoghi pubblici. Anche nelle statistiche, si continua a perdere: la Sicilia è l'ultima regione italiana per percentuale di riciclaggio, e Catania si piazza all'ultimo posto nella classifica Ecosistema Urbano appena pubblicata.
Il circolo città futura ribadisce le proprie proposte all'amministrazione  comunale e invita a porre in atto in tempi brevi le tappe della strategia "rifiuti zero". Non serve sprecare carta per inutili operazioni d'immagine, ma un impegno concreto per ridurre costi ed impatto ambientale.

circolo città futura

no sfratti, no service tax! la casa è un diritto per tutt*!












Tante mobilitazioni contro gli sfratti oggi in tutta Italia, in particolare a Roma, in occasione della conferenza stato-regioni, e a Messina.
In tutta la Sicilia urgono immediate misure a sostegno di centinaia di persone che, improvvisamente, si ritrovano senza lavoro e, poco dopo, anche senza casa:
- Nelle grandi città, censimento comunale di tutti gli immobili vuoti o sfitti;
- Utilizzo del fondo nazionale destinato agli inquilini morosi incolpevoli previsto dall’articolo 6 del decreto IMU;
- Utilizzo di fondi europei per il riuso del patrimonio pubblico da destinare all’edilizia popolare;
- Blocco degli sgomberi e degli sfratti generalizzato!

mercoledì 30 ottobre 2013

sinistra, un passo oltre la palude, di Alberto Burgio






















SINISTRA
Un passo oltre la palude

Alberto Burgio - il manifesto

Tanti discorsi, tante polemiche, sempre più uguali a se stessi. Da quanto tempo? Almeno da vent'anni, il tempo della lenta agonia della sinistra italiana (e non soltanto). Ora il dibattito impazza - che novità - sulla legge elettorale, con gli ultimi proclami del sindaco di Firenze contro il proporzionale degradato a fabbrica di ammucchiate. E sulla povera Costituzione del '48, non abbastanza sfigurata e tradita. Della quale si intende abbattere il presidio procedurale, come se non fosse proprio quella la prima regola da salvaguardare, come se non incombesse il rischio di creare il più velenoso dei precedenti, che già domani altri potrebbe legittimamente invocare per la spallata definitiva.
Oppure si parla della crisi e delle sue conseguenze rovinose per milioni di individui, che sono poi le rovinose conseguenze di questa forma di società, in cui il pubblico è rigorosamente asservito al privato. Fingendo - tutti: dal presidente della Repubblica all'ultimo cronista - di ignorare che la crisi non è un'anomalia o un incidente di percorso, ma il prodotto più tipico del meccanismo che presiede alla riproduzione del modello. Nella fattispecie, del fallimento di finanziarie e banche specializzate nella speculazione sulla pelle degli ultimi e poi salvate a spese dello Stato, con la più spettacolare socializzazione delle perdite private che la storia del capitalismo ricordi. Se non ci fosse stata, la si sarebbe dovuta inventare questa crisi. Occasione preziosa per assestare alle masse degli ignari e dei subordinati l'ennesimo colpo basso e per inchiodarle alla colpa di «aver vissuto al di sopra delle loro possibilità». Di qui il lasciapassare per altri colossali saccheggi attraverso la leva fiscale, le privatizzazioni, i nuovi tagli al reddito e ai diritti sociali, l'aumento dell'orario di lavoro, l'abbattimento dei diritti e delle tutele, la riduzione dell'occupazione...
Si dice da più parti, simulando pensosa solidarietà, che mai la politica è stata tanto distante dalla vita reale, dai problemi, dalle ansie e dalle difficoltà dei più. E intanto si continua come niente fosse a sfornare minacce travestite da promesse. Ormai la "gente" non sa più che pensare, è sin troppo evidente. C'è chi ancora crede in qualche grillo parlante, che minaccia e lusinga. Chi, nauseato, ha staccato la spina. Chi magari seguita a onorare antiche appartenenze, più per omaggio al proprio super io che per convinzione. Ma è evidente, ogni giorno di più, che non c'è partita. La cosiddetta politica viaggia alla velocità di un accelerato. La crisi - che è sociale e delle istituzioni; morale e della speranza; economica e delle relazioni tra le persone - a quella di un meteorite. Non sono Cassandre quelle che ripetono che stiamo seduti su una santabarbara. È la pura verità. Di questo passo, o salta in aria l'euro o salta in aria direttamente l'Europa. E sarà l'inizio di un domino inarrestabile. E non sono Cassandre nemmeno quelle che mettono in guardia dalla marea montante dei populismi. Il ventre delle nostre società ribolle di pulsioni retrive. La politica ha rinunciato da decenni a civilizzarle. Da quando si è assegnata il compito di aprire la strada al mercato, che della civilizzazione non sa che farsene, anzi la vede come il fumo negli occhi.
Per questo servirebbe, oggi più che mai, uno scatto, un gesto che interrompesse finalmente questa litania di formule stanche e squarciasse il velo dell'ipocrisia. Non è vero che non si sappia che cosa si debba e si possa fare, che cosa milioni di persone desiderano, sentendo che si tratta dei loro diritti violati. Molti professionisti della politica - molti di quelli che si pensano in qualche misura di "sinistra", ovunque collocati - sanno ancora bene di che cosa si tratta. Come lo sapevano i loro predecessori fino a un passato tutto sommato recente, se è vero che questo paese ha saputo malgrado tutto camminare lungo una strada di sviluppo civile sino ai primi anni Ottanta. Contrastato, ma civile. Riuscendo a combattere contro poteri arcaici radicati.
Redistribuire la ricchezza, in primo luogo. Perché l'Italia è ancora molto ricca, solo sempre più ineguale e ingiusta. Tornare a programmare sviluppo, spesa produttiva e investimenti, cosa che solo il pubblico può fare all'altezza delle necessità di un paese in declino. Puntare su un grande programma di piena occupazione per la manutenzione del territorio e delle città, per il rilancio della scuola e dell'università pubblica, della sanità pubblica, dei servizi alla persona, delle infrastrutture materiali e immateriali. E per questo farla finita, una volta per tutte, con lo scandalo assoluto di un gigantesco furto perpetrato a danno del fisco da grandi evasori ed elusori che invece la politica coccola e remunera, pagando con gli interessi (quanto incide il servizio del debito sulla crescita esponenziale del debito stesso?) ciò che sarebbe dovuto in forma di imposte su grandi patrimoni, profitti e rendite. Non è vero che non si sappia tutto questo. Basta frequentare un qualsiasi gruppo, leggere qualsiasi rivista, seguire qualsiasi convegno che la sinistra promuove da anni a questa parte per toccare con mano importanti convergenze di analisi e propositi. E non è nemmeno vero che non lo si potrebbe fare, se lo si volesse. Pur in presenza dei vincoli iugulatori europei, di cui peraltro l'Italia potrebbe imporre la riscrittura. E comunque non è vero che - se ci si battesse con coerenza, a viso aperto per un programma di questo genere - nulla cambierebbe nello stagno della politica italiana. È vero il contrario. Si determinerebbe un terremoto, che spazzerebbe via nani e ballerine, sepolcri imbiancati e profeti di finti tsunami.
Quel che è mancato sinora è il coraggio. E la generosità. Ed è questa la maggiore responsabilità di chi - capopartito, capocorrente o capopopolo - potrebbe dire basta una buona volta a questo stato di cose, e muoversi senza riserve per innescare un processo che basterebbe poco a mettere in moto. Ci sono oggi dieci, forse quindici persone in Italia - inutile fare i nomi - che avrebbero, per ruolo o per virtù personali, la possibilità di produrre una rottura nella tendenza verso l'agonia del paese. Che potrebbero, insieme, trasmettere al paese il messaggio di fiducia e di determinazione di cui c'è urgente bisogno. Mettendo da parte calcoli di bottega e cure personali. E scommettendo sull'immenso patrimonio di forze, di intelligenze, di risorse morali che il popolo della sinistra italiana, oggi disperso e depresso, ancora possiede.

venerdì 25 ottobre 2013

la disumana sanità crocettiana














"Affido a Lucia Borsellino il difficile compito di rinnovare e umanizzare la sanità, proseguendo il lavoro che ha compiuto come dirigente dell'assessorato alla Salute". Con queste parole Crocetta presentava un anno fa l'attuale assessore regionale... ed ecco, infatti, uno dei modi per "rinnovare" ed "umanizzare" la sanità siciliana: un vero e proprio atto di barbarie, che colpisce i soggetti più deboli e svantaggiati, obbligandoli a versare il proprio già scarno assegno di accompagnamento all'ASP per tentare di continuare ad essere assistiti nei centri di riabilitazione. Immaginiamo già che la risposta dell'assessorato sarà adornata di termini come "efficacia ed efficienza" e magari "trasparenza", com'è tipico del vocabolario crocettiano, ma non ci stiamo e non lasceremo sole le persone invalide e le loro famiglie nella richiesta immediata di ritiro del decreto!

Riceviamo da Rita D'Amico:
"Con mia grande sorpresa, e penso anche di molte altre famiglie, ho appreso che con decreto regionale del 2 settembre 2013 la Regione ordina che i soggetti invalidi dovranno versare il proprio assegno di accompagnamento all'ASP, per avere diritto ad essere ancora assistiti dai centri di riabilitazione, di cui mio figlio fa parte, in virtù della compartecipazione in seno alle norme per il riordino delle spese del Servizio Sanitario Regionale...Grazie assessore Borsellino, grazie presidente Crocetta, la vostra sensibilità verso chi ha già avuto la sfortuna di nascere svantaggiato è veramente lodevole...come sempre a pagare sono i soggetti più deboli... "

DECRETO 2 settembre 2013.
Compartecipazione ai costi delle prestazioni riabilitative
psico-fisiche-sensoriali in regime semiresidenziale e residenziale.

L’ASSESSORE PER LA SALUTE

Visto lo Statuto della Regione;
Visti gli articoli 8 quinquies e sexies del D.lgs n. 502/92
e s.m.i. di riordino della disciplina in materia sanitaria,
emanato a norma dell’art. 2 della legge delega n. 421/92;
Visto l’accordo attuativo del Piano previsto dall’art. 1,
comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 111 ed il
Piano di rientro, di riorganizzazione, di riqualificazione,
di individuazione degli interventi per il perseguimento
dell’equilibrio economico del servizio sanitario regionale
sottoscritto dal Ministro della salute, dal Ministro dell’economia
e delle finanze e dal Presidente della Regione in
data 31 luglio 2007 successivamente approvato dalla
Giunta regionale della Regione siciliana con delibera n.
312 dell’1 agosto 2007;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri del 14 febbraio 2001, recante “Atto di indirizzo e
coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie”;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri del 29 novembre 2001, recante “Definizione dei
livelli essenziali di assistenza”;
Vista la direttiva allegata al decreto n. 1174 del 30
maggio 2008, riguardante nuove disposizioni concernenti
i “Flussi informativi” così come modificato dal D.A. del 30
settembre 2008;
Vista la legge regionale 14 aprile 2009, n. 5, recante
“Norme per il riordino del servizio sanitario regionale” ed
in particolare l’articolo 25, comma 2;
Vista la circolare n. 1266 del 2 marzo 2010, che ha
adottato il nuovo schema di convenzione tra le aziende
sanitarie provinciali e le strutture riabilitative ex art. 26,
legge n. 833/78;
Visto il decreto 4 agosto 2010, con cui sono state rideterminate
per gli anni 2010-2012 le rette dei centri di riabilitazione
ex art. 26, legge n. 833/78;
Visto il parere prot. n. 225-P del 23 ottobre 2012, con
il quale tra l’altro il Tavolo ministeriale di verifica rappresenta
che la mancata definizione della quota di compartecipazione
per i trattamenti di mantenimento/lungo assistenza
dei pazienti disabili in regime residenziale e semiresidenziale
costituisce condizione di inadempienza LEA
e richiama l’Amministrazione ad una compiuta applicazione
delle previsioni in materia di cui al D.P.CM 14 febbraio
2001;
Ritenuto doversi procedere conseguentemente alle indicazioni
ministeriali alla introduzione delle forme di compartecipazione
per i trattamenti di mantenimento/lungo
assistenza per i pazienti disabili in regime residenziale e semiresidenziale
erogati dai centri di riabilitazione;

Decreta:
Art. 1
Ai sensi di quanto previsto dalla tabella A – Prestazioni
e criteri di finanziamento allegata al DPCM 14 febbraio
2001 “Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni
socio-sanitarie” la misura della retta che le aziende
sanitarie provinciali corrisponderanno a decorrere
dalla pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta
Ufficiale della Regione siciliana ai centri di riabilitazione
convenzionati per le prestazioni sanitarie riabilitative ex
art. 26 della legge n. 833/78 erogate in regime residenziale
e semiresidenziale è la seguente:
Tipologia di prestazione RETTA Quota a carico Quota a carico del SSR del Comune
internato 113,00 79,00 34,00
internato grave 148,00 104,00 44,00
seminternato 68,00 48,00 20,00
seminternato grave 90,00 63,00 27,00

Art. 2
La retta dovrà essere corrisposta interamente dalla
ASP al centro di riabilitazione convenzionato.
L’ASP provvederà successivamente a rivalersi nei confronti
del comune di residenza dell’assistito per il recupero
della quota a carico dell’ente locale. I soggetti invalidi
civili beneficiari di “assegno di accompagnamento” sono
tenuti alla corresponsione dell’assegno medesimo mentre
la restante parte della quota di compartecipazione rimane
a carico del comune.

Art. 3
Il presente decreto sarà inviato alla ragioneria centrale
dell’Assessorato della salute per la registrazione e successivamente
alla Gazzetta Ufficiale dell 4 ottobre 2013.

domenica 6 ottobre 2013

12 ottobre: lotte, R/esistenz* e Costituzione. dibattito e cena










sabato 12 ottobre una grande manifestazione nazionale potrà dare il via ad un autunno caldo di lotte e R/esistenze... leggi il testo completo

per chi stavolta non potrà essere a Roma, il circolo città futura propone una serata di dibattito, dalle ore 20, in via gargano, 37, catania, per riascoltare e commentare insieme gli interventi conclusivi di Landini e degli altri promotori.
come sempre ci sarà un'ottima cena vegan a prezzi popolari!


sabato 21 settembre 2013

suicidi di stato





















Mentre Loro strombazzano un altro disoccupato a S. M. di Licodia si toglie la vita

di Domenico Stimolo

E’ successo, ancora, dopo tant’altri ridotti disperati, il 17 corrente mese, in questa Sicilia piena di disoccupati e poveri. Un altro grido di lacerante dolore che definitivamente si scioglie tra i nodi di una corda.
Sessantaduenne, lavoratore edile di S. Maria di Licodia -  paese dell’entroterra catanese – privo di lavoro da due anni. “Solo”, abbandonato dall’"occhio” pubblico, con famiglia, scoraggiato, privo ormai degli strumenti di sostegno, non più idoneo neanche all’emigrazione a perdere,  lontano dalla pensione.
Di questo “funesto”  non si conosce neanche il nome, come se fosse un “rottame” umano, buono solo per lo scarto.
La drammatica notizia è stata riportata stringatamente da pochi organi di informazione locali.
Già, tutto passa. Domani è sempre un altro giorno. Tutti alla prese a rimacinare sulle notizie che “contano”.
A livello nazionale in primissimo piano c’è il cavaliere. A livello locale e siciliano impazza il gossip politico, su questi e quelli, o sulle note che sollevano pruriti.
La “pietà” sociale l’è morta.  Ciascheduno, per chi ha, si tiene il suo. Per chi vive di “scarti” sono interamente ..azzi suoi.
L’immolarsi per disoccupazione… non sfonda, non fa notizia. Quando i casi diventano troppi subentra l’assuefazione e l’apatia. Disturba i manovratori.
Pussa via…puzzone, che ammorbi l’aria e disturbi i giochi della buona “società”, quella di norma sempre in “ghingheri”, in parole e fatti, per assiduo egoismo o intrigata nei mille specchi dell’affarismo-politico-mafioso.
La strumentazione politica attualmente in uso, vecchia e nuova, è tutta accartocciata sui propri ghirigori, molto lontana dal mondo reale.
I “miseri”, e in Sicilia  ( ma non solo) sono proprio tanti, non hanno più udienza. Buoni solo per la discarica.
Certo, sono venuti alcuni comunicati stampa di riprovazione da parte di alcune strutture sindacali.
Però, parole. Ci vuol ben altro, di costante pressante  operatività, per obbligare l’applicazione dei dettami costituzionali sul “ diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.

sabato 14 settembre 2013

Riduco, Riuso, Riciclo: vintage in Piazzetta Gramsci!

RIDUCO i consumi e non spreco risorse
RIUSO attraverso lo scambio e la condivisione collettiva
RICICLO con creatività e non produco rifiuti

venerdì 27 settembre, dalle 19,30, una nuova occasione di socialità e partecipazione collettiva nella colorata piazzetta Gramsci e al circolo città futura:
- DESIGN & RICICLO CREATIVO: dagli abiti vintage agli arredi di design, dagli utili accessori realizzati con materiali di riciclo al bric-à-brac
- BOOKCROSSING: la panchina dello scambio di libri
- FOTOGRAFIA: "Sicilitudine" di Alberta Dionisi
- CENA REVIVAL: le indimenticabili ricette degli anni '60/'80 rivisitate in stile vegan & musica a tema

verso il 12 ottobre: lotte, r/esistenze e Costituzione
















Gustavo Zagrebelski, in un suo famoso saggio dal titolo Il diritto mite, riprendendo la lezione del piu` insigne e innovativo giurista anglosassone contemporaneo, Ronald Dworkin, traccia una distinzione netta fra le regole e i principi.

Le prime, espressione del formalismo universalistico illuminista, esprimono giudizi in termini di astratte formulazioni normative, ingabbiando nella generalità del dover essere giuridico la molteplice varietà dei casi che la vita individuale e sociale continuamente riproduce, facendosi storia.

I principi, come quelli enunciati nella prima parte della nostra bellissima Costituzione repubblicana, invece, come dice la stessa parola, non ingabbiano il reale con la durezza e la violenza di un dover essere giuridicamente vincolante, ma rappresentano soltanto l`inizio di un discorso che necessita, perché acquisti efficacia, di essere riempito di contenuti proprio da quella molteplicità di casi e di situazioni che fa ricco e vario il vivente.

Non quindi una rigida contrapposizione dialettica tra essere e dover essere, non una legge che reprime il conflitto, ma un diritto mite che accoglie le esigenze e gli interessi che manifesta il corpo sociale e ne orienta performativamente  e dinamicamente la storia,verso orizzonti di maggiore equità e giustizia sociale.

Proprio per questo Stefano Rodotà, nella sua relazione introduttiva  all'assemblea di Roma di domenica scorsa in preparazione della grande manifestazione del 12 ottobre, ha chiarito come lo scopo di una campagna  a difesa della Costituzione  non possa essere ridotto a una battaglia per la “legalità”, sia pure di altissimo rango costituzionale, ma debba costituirsi come presidio e mobilitazione continua per preservare il “senso stesso del diritto”.

E proprio per questo il principio costituzionale di cui all'art.11, quello secondo il quale ”la Repubblica Italiana ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” si riempie di contenuti  tanto  attraverso atti di disobbedienza civile come le invasioni pacifiche delle basi americane di Vicenza e di Niscemi, da parte del movimento NO DAL MOLIN e NO MUOS, quanto con atti  di rottura dell`ordine simbolico prevalente,  che ci vuole rassegnati  e succubi alle logiche e agli interessi del capitale finanziario globalizzato e dei decisori politici ad esso asserviti, atti come il silenzio profetico di piazza San Pietro  di sabato scorso, quando centomila cuori hanno innalzato il loro laico desiderio o la loro preghiera verso un destino possibile di pace e di armonia fra tutti gli esseri viventi.

Così il principio costituzionale sancito dall'art.1 della Costituzione, quello secondo il quale “l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” si riempie di contenuti non soltanto difendendo la dignità dei lavoratori  e la democrazia nei luoghi di lavoro, ma contrastando concretamente le fallimentari politiche neoliberiste, che stanno conducendo rapidissimamente il nostro paese verso un destino di desertificazione produttiva, anche attraverso mezzi estremi come “l'occupazione delle fabbriche” come ha ipotizzato all'assemblea nazionale Maurizio Landini, il segretario generale della FIOM e cofirmatario del documento La via maestra, con cui è stata lanciata la manifestazione del 12 ottobre.

E si potrebbe continuare all'infinito, perché infinite  e molteplici sono le contraddizioni prodotte dal sistema e i conflitti suscitati da queste contraddizioni.

Il 12 ottobre a Roma, quindi, non si manifesterà per difendere la costituzione formale del paese,  ma si avvierà un processo di riappropriazione pubblica della sua costituzione materiale, mortificata e stravolta dal tentativo di gruppi dirigenti vili e piegati ai diktat del mercato di sferrare un colpo mortale alle speranze di cambiamento che pur emergono dalla società.

Non si tratta semplicemente di “ricostruire la sinistra”, desiderio di tant* , ma sinora sacrificato dai narcisismi e dai personalismi del frammentato e pulviscolare arcipelago della sinistra diffusa partitica o di movimento,  ma di ripensare la società in un percorso conflittuale e partecipato di rifondazione della politica, a difesa degli altissimi principi costituzionali e della repubblica democratica nata dalla resistenza al nazifascismo, principi che ogni giorno vivono nelle mille e variegate  storie r/esistent* e nelle lotte che animano il desiderio di riscossa civile del paese.

L`auspicio è che all’appello rispondano in tantissim*  e che si apra una grandissima discussione nei territori, quasi un nuovo patto costituente a difesa della Costituzione repubblicana tra le forze sociali e politiche impegnate in una prospettiva di cambiamento e trasformazione sociale.

Alberto Rotondo

martedì 10 settembre 2013

service tax, una truffa contro inquilini e assegnatari di case popolari
















LA SERVICE TAX E’ UNA TRUFFA !!!!!!
ESENTATI I COSTRUTTORI CHE HANNO IMMOBILI INVENDUTI E SFITTI
SARA’ FATTA PAGARE A INQUILINI E ASSEGNATARI CASE POPOLARI
CON LA SERVICE TAX UN SALASSO INSOPPORTABILE CHE PRODURRA’ PIU’ SFRATTI PER MOROSITA’
E’ UN ATTACCO ALLE CONDIZIONI DI VITA DEGLI INQUILINI E DEGLI ASSEGNATARI DELLE CASE POPOLARI

Nel 2014 l’Imu sarà sostituita da una unica imposta la “Service Tax” che riunirà la tassa sui rifiuti e quella sui servizi comunali. La Service Tax dovrà garantire ai comuni l’introito anche dell’Imu abolita.
La Service Tax è una truffa in quanto sostituisce una imposta su gli immobili pagata dai soli proprietari con una imposta pagata da tutti anche dagli inquilini e assegnatari case popolari anzi per questi sarà una nuova e ulteriore tassa da pagare di almeno 1000 euro l’anno.
L’Imu sarà abolita anche per gli ATER e questo per noi è giusto ma sarà pagata dagli assegnatari delle case popolari.
Il Governo, inoltre, ha stabilito che l’IMU sarà abolita anche per i costruttori/palazzinari che hanno cementificato il territorio e costruito alloggi senza mercato (per i prezzi richiesti) rimasti sfitti.
Un vero regalo da almeno 250 milioni di euro alla speculazione e alla rendita immobiliare.
Per gli inquilini che già oggi sopportano canoni insostenibili tanto che ogni anno su circa 70 mila sentenze di sfratto più di 60 mila sono per morosità, significa pagare una tassa in più che può solo portare ad aumentare coloro che cadono nella morosità e quindi al baratro di nuovi sfratti.
Per gli assegnatari delle case popolari significa pagare l’IMU al posto delle Ater e dei palazzinari
Altro che equità il Governo tassa ulteriormente i poveri per esentare i ricchi costruttori !!!!!!!

DOBBIAMO DIRE NO A QUESTO SALASSO !!!!
il 10 ottobre 2013 Seconda Giornata nazionale Sfratti Zero e Giornata di mobilitazione No Service Tax promossa dall'Unione Inquilini



martedì 13 agosto 2013

rompere l'inerzia. unire la sinistra
















La condizione del Paese appare ogni giorno più degradata. La vita quotidiana di milioni di lavoratrici e lavoratori, di pensionate e pensionati, di grandi settori delle giovani generazioni è stretta nella morsa delle politiche neoliberiste. Lo smantellamento del tessuto produttivo e la perdurante assenza di una politica industriale rischiano di ridimensionare definitivamente l’Italia nella divisione internazionale del lavoro. Il Mezzogiorno appare consegnato a un deriva inarrestabile, di cui l’emigrazione intellettuale è segno inequivocabile.
Di fronte a questa situazione drammatica l’azione delle classi dominanti, dei grandi poteri internazionali che gravano sul Paese, del governo Letta, non è semplicemente incapace di risposte credibili. Più concretamente, la crisi, le sue conseguenze e le politiche che l’hanno creata costituiscono l’occasione per costruire nuovi equilibri sociali, politici e istituzionali, come dimostra plasticamente la reazione di Marchionne e della Fiat alla sentenza della Corte Costituzionale. Il violento attacco alla Costituzione rappresenta, anche sotto il profilo simbolico, la volontà di azzerare ogni eredità della stagione storica nata dalla lotta di Liberazione. La sorte che si intende riservare al referendum sull’acqua pubblica chiarisce meglio di ogni parola la concezione della democrazia che aleggia nelle stanze del potere. Ed è bene, come sempre nella storia italiana, non sottovalutare l’influenza del quadro internazionale. Il gravissimo comportamento del governo italiano su F-35 e Muos non allude soltanto a un riflesso condizionato di servilismo verso i corposi interessi del complesso militare-industriale, ma parla anche di scelte connesse al ruolo del territorio italiano come base per proiezioni aggressive verso l’Africa e il Medio Oriente.


Le responsabilità del Partito democratico nel determinarsi di questa situazione non possono in alcun modo essere sottovalutate e appaiono decisive nel disegnare il profilo complessivo di quel partito. Ciò non significa tuttavia esimersi dal considerare con attenzione il travaglio di una parte del suo gruppo dirigente e il sempre più evidente disagio di consistenti settori sociali che ancora vedono nel Pd il principale riferimento politico. Quanto alla sinistra italiana, la sua grave crisi di ruolo e di radicamento ha in questo quadro un peso – negativo – generale, poiché sono progressivamente venute meno le due funzioni essenziali che essa ha tradizionalmente svolto nella storia politica repubblicana: la difesa della democrazia e la rappresentanza del mondo del lavoro. È dunque ora di porre il problema dei compiti della sinistra di alternativa a questo livello di drammaticità storica, al fine di porsi concretamente il tema cruciale dell’efficacia politica. È un tema di fondo. La stessa prospettiva anticapitalistica, per non ridursi a mera evocazione, deve prendere parte attiva nei conflitti politici dell’oggi, agendo in essi oltre che svelandone il carattere sistemico.
Le difficoltà sono enormi. Ma sono i limiti soggettivi dei gruppi dirigenti, ogni giorno più gravi, ad avere finora impedito di cogliere gli spazi reali che pure esistono. In primo luogo vi è il dato – decisivo – che riguarda il quadro geopolitico che ci compete e che tanto ci condiziona: l’Europa. Nella maggior parte dei Paesi europei processi di riaggregazione della sinistra di alternativa hanno registrato successi notevoli. Successi politico-elettorali che si sono alimentati reciprocamente con una grande capacità di mobilitazione unificata dall’opposizione alle politiche della Bce. I partiti comunisti che hanno scelto, in varie forme, di investire su questi processi di riaggregazione della sinistra di alternativa sono stati in grado di superare crisi anche molto gravi.
Non mancano le potenzialità, nemmeno nella tormentata società italiana, nella quale, pure, si sono stratificati, in misura inedita, elementi di spaventoso degrado, la cui cifra più eloquente è fornita dalla nuova ondata di violenza maschile nei confronti delle donne. La Fiom-Cgil, in una condizione terribile, ha dimostrato che è possibile non soltanto tenere la posizione di un grande sindacato industriale di classe, ma anche ottenere importanti risultati nella difesa di diritti e condizioni del lavoro, e lavorare a una tessitura di rapporti con soggetti diversi che contestano le politiche neoliberiste. Lotte territoriali ormai radicate in ogni angolo del Paese stanno iniziando a costruire momenti di unificazione. Esperienze amministrative di rottura segnalano una larga disponibilità al cambiamento.
Non c’è dubbio che invece segna drammaticamente il passo il dibattito e, ancor di più, l’iniziativa dei soggetti politici della sinistra. Eppure anche qui vogliamo cogliere elementi positivi, sia pure embrionali. E su quelli lavorare, instancabilmente, per verificare ogni possibilità di dialogo, allo scopo di unire – come anche recentemente è tornato a chiedere Stefano Rodotà dalle pagine del manifesto – le forze dei movimenti.
In diversi articoli apparsi nelle ultime settimane su questo giornale si nota innanzitutto il bisogno di rompere l’inerzia, di produrre a sinistra una iniziativa unitaria. In alcuni si avanzano anche proposte interessanti, alle quali sarebbe grave non dare risposta e seguito. In particolare lo scritto di Giorgio Airaudo e Giulio Marcon contiene nel merito e nel metodo stimoli significativi. Convincono in particolare la connessione stretta stabilita tra mobilitazioni e «organizzazione di un campo del cambiamento» e l’esigenza di costruire uno spazio pubblico di discussione. Anche i temi indicati rappresentano un contributo serio a un’elaborazione programmatica capace di produrre iniziative a fianco dei soggetti sociali in lotta. Le differenze di accenti e di valutazione, che certo permangono, non debbono essere d’impedimento all’inizio del confronto.
Su un altro versante, un segnale positivo giunge anche dal congresso del Pdci, che pone correttamente l’obiettivo (non più rinviabile per ragioni, se non altro, di serietà) della riunificazione con il Prc nel quadro di un più ampio processo di unità a sinistra. Pensiamo che anche il percorso congressuale di Rifondazione comunista, che si avvia a settembre, possa e debba portare, oltre che un necessario, improrogabile rinnovamento del gruppo dirigente, significativi contributi a questa discussione, mettendo a valore un patrimonio di militanza e di presenza attiva nelle lotte che, nonostante i colpi subiti, rimane importante.
Si tratta di lavorare da subito per mettere in cantiere occasioni di dibattito, in cui si riprenda l’abitudine all’ascolto e alla discussione unitaria. Il che non significa un confronto diplomatico, ma la ricerca fattiva dei livelli possibili di convergenza. Il tempo stringe. La tentazione di una parte del Pd – fortunatamente non di tutto il Pd – di confermare il governo delle larghe intese persino dopo la condanna definitiva di Berlusconi; l’attacco concentrico alla Costituzione; i nodi sociali che si stringono ogni giorno e possono esplodere in autunno, ci consegnano la responsabilità di agire presto e bene.

Irene Bregola, segreteria nazionale Prc
Luca Cangemi, direzione nazionale Prc
Mimmo Caporusso, segreteria nazionale Prc
Simone Oggionni, portavoce nazionale Giovani Comunisti
Armando Petrini, segretario regionale Piemonte Prc
Roberto Sconciaforni, capogruppo Prc emilia Romagna

impregilo e pizzarotti: nei giorni del lutto, gli stessi affari sulla pelle dei migranti

















Oggi è stato un giorno di festa per i soci di Impregilo: sin dalle prime contrattazioni alla borsa di Milano si sono scatenati gli acquisti e il prezzo delle azioni è volato.

Si da il caso che il mercato abbia festeggiato la notizia dell’ultimo affare del general contractor di casa nostra: una favolosa commessa da oltre 900 milioni di euro per la realizzazione del primo tratto di un'autostrada a due corsie, destinata a correre lungo la costa libica dal confine tunisino a quello egiziano.

L’opera, finanziata dal governo italiano, sarà realizzata da un consorzio di imprese di cui fa parte la famigerata Pizzarotti, la multinazionale che gestisce i servizi di logistica per le basi americane in Italia, proprietaria del Villaggio degli Aranci, le ben note villette a schiera difettose, che sono state rapidissimamente convertite da alloggi per militari al ruolo concentrazionario del Cara di Mineo: migliaia di donne, uomini, bambine e bambini, deportat* al centro della Sicilia in attesa della conclusione delle lunghe ed estenuanti pratiche per il riconoscimento del diritto di asilo.

Stessi nomi e stessi affari milionari di sempre.  In Italia la gestione delle politiche sull’immigrazione è stata soprattutto questo, un grosso affare per i soliti noti... In questo caso la costruzione dell’autostrada è la principale contropartita economica del vergognoso trattato italo-libico del 2008, siglato in pompa magna regnanti Berlusconi e Gheddafi. Sarà bene ricordare una delle pagine più infami del governo Berlusconi: se l’impegno italiano era di tipo economico, Gheddafi si impegnava a intensificare i controlli dei flussi migratori provenienti dall’Africa subsahariana. Le clausole di quel trattato grondano del sangue di migliaia di donne e uomini, fermati nel loro viaggio di liberazione e lasciati morire tra le dune infuocate del deserto.

Questi sono i giorni del lutto e della riflessione, ma in attesa di conoscere il destino dei fratelli e delle sorelle migranti, ospiti della scuola Andrea Doria di Catania, mi interrogo sul significato di alcune dichiarazioni governative.
Cosa ha mai voluto dire la ministra Bonino dicendo che “non si possono fare miracoli “ o la ministra Kyenge quando si è appellata all’Unione Europea e a nuovi accordi per la gestione dei flussi migratori?
L’umanità migrante che scappa dalla miseria non va gestita, va accolta e se questo governo, com'è evidente, non è capace di farlo, si dimetta.

Alberto Rotondo

martedì 30 luglio 2013

Rifiuti: da Tarsu a Tares, sempre più Tar...tassati! Richieste urgenti al Comune di Catania




















Un'ormai tristemente consolidata prassi delle amministrazioni comunali catanesi fa sì che in piena estate ed in sordina i cittadini ricevano gli avvisi di pagamento per la tassa sui rifiuti solidi urbani, con importi sempre più consistenti.
E nonostante le incertezze sulla Tares, la nuova imposta sui rifiuti,  anche quest'anno, il primo giorno utile previsto per la riscossione, il Comune di Catania ha inviato comunque gli avvisi di pagamento per ben due rate, riservandosi il calcolo dell'ultima rata a fine anno.

La vicenda della tassa sui rifiuti solidi urbani a Catania ha un pregresso davvero spiacevole: le tariffe, dal 2004 al 2011, hanno avuto incrementi superiori al 100%; al raddoppio non è corrisposto alcun miglioramento del servizio di raccolta e differenziazione dei rifiuti solidi urbani e gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per la riduzione dei rifiuti indifferenziati non sono stati raggiunti, con la conseguenza di ulteriori rincari per pagare le sanzioni dell’UE.
Le statistiche nazionali disponibili mostrano che i comuni con una percentuale di raccolta differenziata superiore al 60% sono anche quelli che applicano le più basse tariffe. A Catania, invece, agli aumenti e all’inefficienza del servizio si è finora accompagnata un’assenza assoluta di trasparenza nel procedimento amministrativo di imposizione fiscale: a differenza di tutti i maggiori comuni italiani, il Comune di Catania, con le sue precedenti amministrazioni, non ha mai reso pubblico il regolamento sulla Tarsu, non sono stabiliti meccanismi premiali per chi differenzia di più, non sono individuate le categorie che avrebbero diritto ad agevolazioni, esenzioni ed esclusioni, non vi sono interventi volti ad alleggerire il carico tributario per i cittadini che risentono maggiormente della pesantissima crisi economica che attraversa il nostro territorio.
Lo scorso anno, il circolo città futura ha raccolto migliaia di firme per questi obiettivi, ovviamente disattesi dalla precedente amministrazione.

Oggi, il circolo città futura chiede al Comune di Catania:
- di sospendere i pagamenti della Tares
- di predisporre un regolamento trasparente che preveda un dispositivo premiale legato alla raccolta differenziata ed una serie di agevolazioni per cittadini che si trovino, stabilmente o provvisoriamente, in disagiata condizione economica
- di mettere in atto in tempi brevi le tappe della strategia "rifiuti zero", in modo da ridurre costi ed impatto ambientale.

circolo città futura

domenica 21 luglio 2013

salviamo il mare! giovedì 1 agosto presentazione inchiesta e cena















GIOVEDì 1° AGOSTO 2013, alle 20,30, al circolo città futura (via gargano 37 catania) presentazione dell'inchiesta collettiva sulle spiagge & CENA VEGAN "ferragosto siciliano: da pasta o furnu a parmiggiana, do sfinciuni o muluni..."

INCHIESTA COLLETTIVA SULLE SPIAGGE DELLA COSTA IONICA: il circolo città futura promuove la costruzione collettiva di un dossier dettagliato sulla condizione di spiagge, mare e servizi pubblici lungo tutta la costa ionica della sicilia.
gireremo tanti luoghi, per denunciare la costante privatizzazione delle spiagge e degli accessi al mare, per vigilare sulle condizioni ambientali, per chiedere servizi essenziali per le spiagge pubbliche, ma anche per condividere e far scoprire luoghi bellissimi...
PER PARTECIPARE: inviare sulla posta di facebook o su circolocittafutura@gmail.com testi, foto e video,
sono invitati a costruire collettivamente l'inchiesta singoli, gruppi e associazioni

giovedì 11 luglio 2013

solidarietà ad Emanuele Feltri, difendiamo della valle del Simeto



















Il circolo città futura continua ad esprimere tutta la propria solidarietà ad Emanuele Feltri, il cui impegno a difesa del territorio e contro la speculazione ha suscitato brutali e violenti attacchi, fino all'assassinio delle pecore che il giovane agricoltore aveva salvato dal macello.
Rafforzare il movimento a difesa della valle del Simeto, che sta nascendo con tante iniziative di sostegno ad Emanuele, è un modo fondamentale per dimostrare che non è solo e per esprimere solidarietà attivamente sul territorio.
Invitiamo a partecipare alle iniziative e a firmare l'appello seguente:

Il 30 Giugno 2013  il trentatreenne imprenditore agricolo Emanuele Feltri, impegnato da anni nelle lotte contro il degrado ambientale in cui versa l'Oasi di Ponte Barca, e più in generale l'intero territorio simetino, ha subito un atto intimidatorio di chiaro stampo mafioso: quattro delle sue pecore sono state trovate morte e impallinate da un fucile da caccia; una testa, recisa dal corpo di uno degli animali, si trovava davanti la porta dell'abitazione dell'agricoltore.

L'accaduto ha fatto scattare nelle coscienze di molti cittadini di Paternò e delle città vicine una volontà di resistenza all'oppressione criminale e un desiderio di riscatto dall'illegalità e dall'incuria che dilagano nell'area come in molte altre località siciliane e italiane.

Quanto avvenuto in contrada "Sciddicuni" è la rappresentazione di un'Italia in cui la libertà di vivere in pace e con la dignità del proprio lavoro è negata quotidianamente: dalla criminalità organizzata, dai suoi vassalli e imitatori; da una burocrazia spesso inetta e parassitaria; da un sistema sociale dove l'individualismo imperante soffoca la capacità di agire collettivamente per la rivendicazione dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana. Sempre più spesso le uniche risposte alle difficoltà prodotte dal degrado e accentuate dalla crisi sono la rassegnazione e l'emigrazione.

Nei giorni scorsi la politica italiana, sull'onda dell'eccezionale mobilitazione mediatica scattata per sostenere Emanuele, ha prestato attenzione alla vicenda attraverso interventi e interrogazioni parlamentari, comunicati stampa e visite personali in cui sono state manifestate solidarietà e sostegno.
Nello specifico, è stata promessa una più intensa attività delle forze dell'ordine nel territorio; è stata manifestata la volontà di rendere la Valle del Simeto sicura e fruibile alla popolazione locale e ai turisti; sono stati individuati come prioritari l'avvio di una reale gestione dell'Oasi di di Ponte Barca, la realizzazione di nuove vie di comunicazione e la manutenzione di quelle esistenti.

Intanto, domenica 7 Luglio 2013, si è svolta presso l'oasi di Ponte Barca un'importante manifestazione popolare per difendere la Valle del Simeto e in appoggio a Emanuele Feltri, durante la quale centinaia di persone, provenienti da diverse località dell'isola, hanno riscoperto e si sono riappropriate di splendidi luoghi naturali, per troppo tempo trascurati o violentati dalla stoltezza e dall'avidità umana.
E' stato un segnale rilevante, che consideriamo come il primo passo di un percorso, finalizzato a costruire una piattaforma di precise e concrete richieste che restituiscano la Valle del Simeto alla collettività e alla civiltà del lavoro e della pace.

I firmatari di questo appello, pertanto, chiedono al Governo della Repubblica Italiana, alla Regione Sicilia, al Prefetto di Catania e al Comune di Paternò:

- Una seria ed effettiva gestione dell'Oasi avi-faunistica di Ponte Barca da parte dell'ente preposto.

- Un immediato intervento delle Forze dell'Ordine e delle altre autorità preposte contro le micro e macro discariche e gli sversamenti altamente inquinanti nel Simeto.

- Il pattugliamento dell'Oasi di Ponte Barca e del SIC di Pietralunga da parte delle Guardie Forestali.

- Il ripristino e la regolare manutenzione delle vie di comunicazione nell'area di Ponte Barca e in Contrada Sciddicuni.

- L'allaccio della rete elettrica in Contrada Sciddicuni, che consentirebbe il normale svolgimento delle attività produttive.

Invitiamo tutti coloro che condividono le analisi e le richieste manifestate in questo appello di firmarlo e condividerlo, affinché queste rivendicazioni possano diventare espressione di una volontà comune di riprenderci e lavorare la nostra terra, non cedendo ad alcuno e per nessun motivo la nostra libertà.

per adesioni e info: coordinamento in difesa della valle del simeto