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sabato 14 dicembre 2013

i forconi, l'Europa e "il colpo di stato di banche e governi"






















La settimana dei forconi e` finita.  Abbiamo visto e udito abbastanza per poter dire che le nostre preoccupazioni espresse due anni fa , in occasione del blocco che a gennaio del 2012 causo` gravissimi disagi in tutta la Sicilia, hanno trovato una triste conferma  negli eventi di questi giorni.

Nel gennaio 2012, all`epoca del primo blocco dei forconi in Sicilia,  al governo si era da poco insediato con la benedizione del colle, un commissario della Troika, Mario Monti,  ed era iniziato un rapido processo  di modifica dell`assetto costituzionale  della repubblica italiana. Con l`introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione e l`adesione ai trattati internazionali come il Fiscal Compact e il Two Pack che attribuiscono alla Commissione un ruolo di guida nelle politiche di bilancio dei singoli stati membri, il governo e il parlamento  avrebbero accettato di fatto il commissariamento della democrazia. Stava avvenendo quello che Luciano Gallino nel titolo del suo ultimo saggio ha definito il colpo di stato di banche e governi 

In questa settimana, mentre la pronuncia della Corte Costituzionale sull`illegittimita` della legge elettorale e l`elezione del rampante sindaco di Firenze a segretario del PD  introducevano elementi potenzialmente destabilizzatori  dell`attuale quadro politico, il governo Letta – Alfano nella nuova versione deberlusconizzata era atteso al voto di fiducia in parlamento.

E` questo il contesto in cui da Torino, a Milano, dalla Puglia al Veneto e` stato consentito  a pochi gruppi organizzati di ultras e di neofascisti  - che hanno trovato qui e la` il sostegno di comitati di protesta locali, come quello degli ambulanti di Torino  portatori di istanze di carattere sostanzialmente corporativo - di intimidire piccoli commercianti, bruciare libri, assaltare camere del lavoro...

Questa volta la Sicilia e` stata solo lambita dalla protesta . Non poteva  essere altrimenti, il 6 dicembre Giuseppe Castiglione da Bronte  poteva esprimere la sua piu` viva “soddisfazione per l`atteggiamento costruttivo di Aias e Forza d`Urto”, le inquietanti sigle degli autotrasportatori siciliani, che avevano annunciato la revoca dell`adesione ai blocchi . Tranquilli, Richichi e Ercolano non sarebbero stati della partita. Ma questo fatto non fa che accrescere i dubbi sulle modalita` con cui il ministro dell`interno Alfano ha gestito questa crisi: non poteva certo permettersi di perdere consenso nel suo feudo elettorale, la Sicilia che era stata letteralmente messa in ginocchio dalla protesta di due anni fa. Cosi` mentre in Sicilia le prefetture annunciavano la linea della tolleranza zero ai blocchi, a Torino avrebbero aspettato tre lunghissimi giorni prima di attuare gli sgomberi.

Nel frattempo Letta ha  potuto proporsi all`opinione pubblica come unico argine contro il caos, mentre il capo del principale partito d`opposizione lanciava appelli ai limiti dell`eversione ai capi delle forze armate, perche` si unissero alla “protesta del popolo”.

Mentre davanti ai nostri occhi si svolgevano questi fatti ,  tra oscure incursioni mediatiche di noti e meno noti personaggi del neofascismo italiano e dei servizi piu` o meno deviati e simpatizzanti quanto surreali cronache della stampa e delle televisioni , si e` notata drammaticamente in Italia un` assenza. L`assenza  di una sinistra forte, autorevole e unita che,  nel rivendicare le ragioni della democrazia e dell`antifascismo, ponesse un argine alle pericolose derive populiste e ai segnali successivi del governo, che ha gia` annunciato  una  svolta nei meccanismi di gestione e  repressione del conflitto sociale.

Da una parte  Vendola, con  interventi al congresso socialista e ammiccamenti al nuovo leader democratico Matteo Renzi, sta conducendo il suo partito, Sinistra Ecologia e Liberta`,  verso un`ipotesi di accordo con il centrosinistra di governo, dall`altra il Partito della Rifondazione Comunista, a  dieci mesi dalla sconfitta elettorale di Rivoluzione Civile,  ha addirittura per la prima volta concluso un congresso senza che fosse eletto un segretario/segretaria  e una segreteria all`altezza del nuovo mutato scenario e delle drammatiche sfide che comporta. Ha prevalso, ancora una volta, la deleteria tendenza all`autoconservazione e all`autoreferenzialita` di un partito, che rischia di morire di settarismo e incapacita` di promuovere un autentico rinnovamento, nelle pratiche e nella composizione dei suoi gruppi dirigenti.

Oggi si tiene a Madrid la giornata conclusiva del congresso del Partito della Sinistra Europea, con la prevista candidatura comune di Alexis Tsipras alla guida della Commissione Europea. Oggi nasce in Europa un fronte comune di forze politiche e sociali, un fronte di opposizione alla Troika e alle politiche di austerita` e di strenuo contrasto alla retorica qualunquista che sta ingrossando dappertutto le fila del neofascimo.

Protagonisti  di questo congresso  sono soprattutto i/le compagni/e spagnoli/e di Izquierda Unida, del Front de Gauche francese, della Linke tedesca e soprattutto i/le compagni/e di Syriza, una forza autenticamente popolare e anticapitalista. In italia siamo ai balbettii di una sinistra incapace di leggere il presente e di organizzarsi per il futuro.

Come ha drammaticamente scritto Marco Revelli, “troppo vol­gare è stato l’esodo della sini­stra, di tutte le sini­stre, dai luo­ghi della vita. E forse, come nella Ger­ma­nia dei primi anni Trenta, saranno solo i lin­guaggi gut­tu­rali di nuovi bar­bari a incon­trare l’ascolto di que­sta nuova plebe”. Speriamo davvero che questa lugubre profezia non si avveri.

giovedì 31 ottobre 2013

a centrocontemporaneo "voci dal fondo del mediterraneo", di centro sperimentale keré teatri differenti







SABATO 2 novembre, in occasione della seconda giornata di Centrocontemporaneo a piazza Manganelli e dintorni, alle ore 19 e alle ore 22, presso palazzo Trigona, in via Montesano,
VOCI DAL FONDO DEL MEDITERRANEO, da un progetto-laboratorio contro il reato di clandestinità del Centro Sperimentale Kerè teatri differenti.

Con Mario Bonica, Benedetto Caldarella, Filippo Manno, Elena Rosa, Cinzia Insinga…

Installazione video di Aldo Kappadona.

Impianto scenico e costumi di Concetta Rovere.

Testi da: Randagio Clandestino e dall’omonimo volume di testi poetici degli allievi della scuola media Tomasi di Lampedusa di Gravina di Catania

Un cerchio dentro cui “galleggiano” frammenti di vita: foto, giocattoli, scarpette, lettere. Fuori dal cerchio sei figure in nero di spalle che guardano un immaginario orizzonte. Rumore d’acqua e di battelli, voci indistinte che parlano, che cantano, che tacciono (forse per sempre). Tutto lo spazio è “in fondo al mare”: si intravvedono volti o mani trasportati dalle correnti marine. Nient’altro… e i sei personaggi in nero raccontano qualcosa all’orizzonte immaginario, a una terra a cui non approderanno.

Sono in fondo al mare
Sola
Una voce mi culla.
Il mare
Non voleva farmi del male
E mi abbracciava
Era una voce di donna
Melodiosa
Dolce
Mi consolava
Ma i bambini non erano con me

venerdì 25 ottobre 2013

La bimbetta bionda, i rom, e la sindrome della “razza ariana”






















di Domenico Stimolo

Da diversi giorni è impazzata in prima pagina su tutti gli organi di informazione italiani la vicenda della bimbetta bionda trovata in Grecia assieme a “genitori” rom.
Poi, ieri, su Rai tre nella trasmissione “ Chi l’ha visto”, l’apoteosi della notizia.
Non sappiamo, a meno di appropriate ricerche, come sia stata trattata la questione nei tanti e vari paesi europei…..per lasciare il resto del mondo.
Perché tanto scalpore?
L’Europa, vecchia e nuova, ha oltre 600 milioni di abitanti. Chissà quanti casi di “clamore”, politici, sociali, di cittadinanza, si succedono quotidianamente.
Eppure nei nostrani organi di informazioni per la stragrande parte tutto tace. Nel bene e nel male.
Non si parla proprio di nulla. Silenzio!
Poi, all’improvviso, tutto “esplode”.
La fonte, dalla quale poi roboticamente tutti enfaticamente si accodano, afferma che i capelli biondi ( con le treccine) della bimbetta non si addicono al popolo rom.
Poiché è ben noto che questi sono tutti “ brutti, sporchi e per lo più, nella carnagione, più ricadenti verso il colore scuro “.
Sulla “scoperta” si è innescato un enorme scalpore, un grido di fattura “manzoniana” si innalza forte verso il cielo……..”rubano i bambini”.
Scandalo, orrore!
E dagli ai Rom.
Che sia il vecchio “sonno”, ben coltivato e propagandato in quest’ultimo ventennio sotto mentite spoglie, quello della “razza ariana”, offesa, che fa sgorgare tanto clamore, e che  dalle melme più riposte, emerge, con tanta gratuita scientificità?
Può anche essere che la bimbetta non sia figlia dei genitori rom.
Ebbene, questo giustifica il cotanto rumore?
Dicono le fonti che nel mondo oltre sei milioni di bambini spariscono annualmente.
Un vero e proprio rapimento di massa, per scopi tutti  delinquenziali ed “ inconfessabili”.
Eppure, nulla si sa, da parte dei nostri organi informativi, su questo, quello, e quell’altri ancora.
Ci vorrebbe proprio un lunghissimo tempo per illustrare l’infame questione che riguarda i quattro punti cardinali del nostro mondo.
Eppure, sul “biondo” si innesca una babele.
Già, chissà perché?
Basterebbe guardare all’interno di “casa nostra” per avere vari motivi di idonea informazione.
Dall’inizio dell’anno oltre 500 minori, profughi e rifugiati, sbarcati in Sicilia, sono scomparsi dai “Centri di accoglienza”.
Sì, spariti, ufficialmente nessuno è in grado di dare notizie.
Dopo gli ultimi drammatici naufragi nel Mediterraneo, diversi bimbetti/e, scampati alla morte, si trovano nei “Centri di accoglienza” siciliani.
Si trovano nella fascia d’età tra uno e quattro anni.
A parte nelle cronache locali, nessuno ne parla.
Non hanno nome. Non riescono ad esprimersi.
Però, nessuno ne parla. Forse perché non sono “biondi”, e ben si sa che non provengono da famiglie Rom?

mercoledì 9 ottobre 2013

Lampedusa, appello per l'apertura di un canale umanitario


















Lampedusa, le parole non bastano più. Ma dobbiamo trovarle per almeno due motivi: per gridare vergogna a coloro che hanno approvato le politiche di contrasto dell'immigrazione, tra cui Napolitano, Bossi, Fini e Alfano, e per pretendere subito il diritto di asilo europeo e l'apertura di un corridoio umanitario.
 FIRMA L'APPELLO!

Ma, come è stato possibile?
di Domenico Stimolo

Ma, come è stato possibile, che questo paese, reduce dalle leggi razziali, rinato dalla Resistenza, con la Costituzione detta la più bella del mondo, con sede secolare del Vaticano ( centro “ideologico” dell‘altruismo) si perseguano materialmente e penalmente, privati della libertà,  esseri umani,  timbrati ”clandestini”?
Ma, come è stato possibile, che cittadini originari del luogo vengano incriminati penalmente se scoperti ad aiutare gli umani detti “clandestini”,in terra e in mare, pur in situazioni di perigliosi salvataggi.
Ma, come è stato possibile, che uomini e donne siano stati riconsegnati, come ancora avviene, agli aguzzini tiranni che ne martoriavano le carni e la vita, in dileggio al comando istituzionale che impone il diritto di asilo allo “straniero”, al quale "sia impedito nel suo paese di origine l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, garantite dalla Costituzione italiana”.
Ma, come è stato possibile che i rifugiati nel loro percorso di presenza in Italia per avere il riconoscimento dello status devono aspettare anche 18 mesi, chiusi in luoghi recitati con le sbarre,  poi abbandonati, di fatto, in strada.
Ma, come è stato possibile che centinaia di migliaia di nati in Italia non possono avere i requisiti di cittadinanza, considerati “figli di nessuno”, valutati impuri alla stirpe, altrimenti detta razza.
Già, come è stato possibile!
Eppure, ancora sono tra noi una” rappresentanza” di coloro che portano nelle carni, nella mente e nel cuore le “stimmate” della Libertà.

lunedì 7 ottobre 2013

riflessioni gramsciane dopo la strage di Lampedusa sulla politica e il dolore, degli animali umani e non umani














"Caro Delio, perché non mi parli del  tuo pappagalletto ? " : riflessioni gramsciane dopo la strage di Lampedusa  sulla politica e il dolore, degli animali umani e non umani.

In quello straordinario documento storico e biografico che sono Le lettere dal carcere, la raccolta della corrispondenza inviata da Antonio Gramsci alle persone più care, nel suo lungo e penoso peregrinare tra i luoghi del confino di polizia e le carceri fasciste,  ritroviamo – al netto dell`autocensura a cui sottopone la scrittura per sfuggire ai rigidi controlli imposti dal regolamento carcerario -  una dimensione intimistica dell`uomo Gramsci, capace di chiarirne con la luce dell`autenticità esistenziale la dimensione intellettuale e politica.
In una famosa lettera  alla cognata Tania, che non manca di circondarlo di cure e premure, cercando di procurargli quanto gli fosse necessario per una vita più dignitosa,  Antonio  Gramsci  la rimprovera affettuosamente con queste parole : “ l`immaginazione in te ( come nelle donne in generale) lavora in un solo senso, nel senso che io chiamerei  (ti vedo fare un salto)…protettore degli animali, vegetariano, infermieristico”.  Più avanti  per chiarire meglio il suo concetto, ricorre a un esempio , dicendosi sicuro che qualora gli fosse servito uno “speciale dentifricio” Tania sarebbe stata capace di “correre su e giù per Roma, di trascurare il pranzo e la cena e di farsi venire la febbre” pur di procurarglielo, ma che nel contempo  non si preoccupava dell`ansia in cui lo faceva vivere, per avergli annunciato delle lettere della sorella Giulia, lettere che non erano ancora arrivate a destinazione.
In queste pagine, che pure non sono aliene da certi pregiudizi  sessisti  tipici della cultura dell`epoca , vi è in nuce il riconoscimento di una certa sapienza femminile nel pensare, nell`immaginare e nel predisporre reti amorevoli di cura e attenzione per le persone amate e le loro condizioni materiali di vita.
Il prigioniero politico,  che si atteneva scrupolosamente alle rigide prescrizioni del regolamento carcerario, per non avanzare speciali richieste di deroga al regime fascista che lo aveva privato della libertà e che adottava una disciplina ascetica per evitare di cadere nel destino di abbrutimento, che accomunava la maggior parte dei detenuti,  si apre lentamente ad una  maggiore indulgenza verso se stesso e verso gli altri, e a immedesimarsi empaticamente con le concrete ed elementari esigenze di vita di chi lo circonda. Sembrerebbe quasi che le precarie e insalubri condizioni di vita che ne avrebbero minato in maniera irreparabile la salute, e  l`esperienza diretta della barbara violenza fascista, lo abbiano avvicinato a quella forma d`"immaginazione", che aveva riconosciuto nelle donne,  che aveva definito “vegetariana” e che oggi chiameremmo antispecista.
Ne costituisce un commovente esempio l`ultima lettera al figlioletto Delio,  in cui gli chiede notizie del suo pappagalletto. Delio aveva con sé un piccolo volatile, che si era ammalato e aveva perso gran parte del suo piumaggio. Aveva addirittura accompagnato una delle sue lettere con un una piuma di pappagallo. Gramsci in un primo momento aveva paternalisticamente rimbrottato  il figlio,  perché non faceva che parlare del suo rapporto con l`animale, ma nell`ultima lettera  torna a chiedergli notizie dell`uccelletto:  vuole sapere se e` ancora vivo e riconosce di avere esagerato nella valutazione della sensibilità` di Delio verso il suo compagno animale.
Scrivo di questo aneddoto con il cuore ancora colmo di dolore per la tragedia di Lampedusa ,  per l`orribile destino di morte a cui sono andati incontro centinaia di donne e uomini, bambine e bambini in fuga da una vita segnata dalla dura realta` della violenza e della guerra, e per l`incertezza  che avvolge il futuro delle\dei superstit*, incriminati   perché clandestini e in balia di istituzioni pubbliche incapaci di garantire un`accoglienza dignitosa ai richiedenti asilo.
Ne  scrivo perché sento aleggiare un po` ovunque i  segni evidenti di quella “globalizzazione dell`indifferenza” di cui ha parlato Bergoglio durante la sua visita nell`isola, un`atroce indifferenza , malamente mascherata  dall`ipocrisia del  lutto nazionale ed esemplarmente rappresentata dalla concessione della cittadinanza italiana ai morti, inutile omaggio alla memoria dello stato carnefice alle sue vittime.
Per fortuna ci sono delle mirabili eccezioni, come quella rappresentata dalla sindaca di Lampedusa Giusy Nicolini, che ha lanciato il suo urlo di dolore gridando all`Europa e al mondo  intero le uniche parole di verità che questa atroce vicenda può suscitare: dobbiamo andarceli a prendere lì dove stanno.
La coraggiosa sindaca ha lanciato quindi  un appello affinché si lavori a un diverso modello di accoglienza, un appello che riguarda tutte e tutti, singoli, associazioni, istituzioni laiche e religiose.
Odio gli indifferenti,  scriveva Gramsci in un suo scritto giovanile, un`indifferenza contro  cui dobbiamo fare i conti ogni giorno,  e da cui non possiamo certo dirci esenti se riduciamo la politica  a oscuro gioco di interessi di parte  e/o di schieramento politico. Su questa strada Gramsci ha potuto contare sulla sensibilità` dell`amata Tania, per noi c`e` l`esempio lucido e appassionato di Giusy Nicolini, una grande donna  ,una vera compagna.

Alberto Rotondo


sabato 5 ottobre 2013

la strage di Lampedusa e la vergogna della "fortezza Europa", di Annamaria Rivera

















Ancora una volta, di fronte all’ennesima strage del proibizionismo, questa volta di proporzioni agghiaccianti, si prova ad additare come unici responsabili gli “scafisti”. Arrestare qualche povero disgraziato, di solito egli stesso esule o migrante, vale a tacitare le nerissime coscienze dei tanti che concorrono a perpetuare e moltiplicare l’ecatombe mediterranea. Serve ad additare un capro espiatorio per occultare le responsabilità dei decisori europei e dei ceti politici nostrani, di ogni tendenza, che del proibizionismo e della politica dei “respingimenti” hanno fatto un dogma da rispettare ad ogni costo umano.

Solo una quindicina di giorni fa Angelino Alfano, feroce “colomba”, dichiarava che “va potenziata la frontiera europea nel Mediterraneo e il ruolo di Frontex, anche perché in questi flussi si annidano cellule terroristiche”. Ecco la chiave, utile ormai non solo a reprimere ogni dissenso (la vicenda NoTav lo dimostra) ma pure a coprire ogni nefandezza: anche la tranquilla messa in conto che la strategia che esternalizza le frontiere, finanzia i centri di detenzione, pattuglia e respinge, ha sempre più quale effetto “secondario” la morte di bambini e di donne, perfino gestanti.

Non dissimili le parole di Napolitano, che ancor oggi e di fronte a una tale ecatombe, ripete come un disco rotto che “è indispensabile stroncare il traffico criminale di esseri umani”, con “presidii adeguati lungo le coste”, e rafforzare “un’istituzione valida creata dalla Commissione Europea” qual è Frontex. Qualcuno dovrebbe spiegargli (noi a suo tempo provammo a farlo) che questa come le altre stragi è figlia legittima del regime repressivo di Schengen, del quale Frontex è il braccio armato; e che è un tale regime ad aver sancito l’impossibilità di raggiungere l’Europa in modo regolare.

Come le ossa di Fleba il Fenicio, anche le nostre parole sono “spolpate in sussurri”, consumate non da correnti sottomarine, per parafrasare ancora Thomas S. Eliot, ma dal senso di dolorosa impotenza che si rinnova a ogni strage. Almeno da vent’anni a questa parte, non v’è evoluzione e processualità nelle politiche che producono il tragico rosario quotidiano di corpi affondati nel Mediterraneo o deposti sulle nostre rive. Uguali restano, a dispetto di Cécile Kyenge, leggi infami come l’intangibile Bossi-Fini, il reato d’immigrazione clandestina, le avarissime norme sui rifugiati. Identici gli accordi bilaterali sottoscritti con i nuovi regimi della riva Sud del Mediterraneo. Immutabile, se non in peggio, la condizione dei dannati della terra, in particolare dei nostri ex colonizzati, somali ed eritrei, condannati a un esodo senza fine e senza speranza. Anch’essi -come i palestinesi che oggi fuggono dalla Siria- più volte profughi, sovente vittime dell’inferno libico: della persecuzione razzista e degli orrendi centri di detenzione per stranieri.

A evolvere è solo la ferocia e barbarie –“la severità ed efficienza”, dicono loro- delle politiche e dei dispositivi militari per la guerra contro i migranti e i rifugiati. “Sono sempre più convinta –aveva scritto Giusi Nicolini nel coraggioso appello di undici mesi fa- che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente”. E oggi, di fronte a una strage di proporzioni immani, è con una frase semplice -“Dovremmo andare noi a prenderli”- che la sindaca di Lampedusa osa di nuovo sfidare il marcio senso comune che ha fatto del proibizionismo e dei suoi costi umani una legge naturale. E punta il dito, Nicolini, contro il reato d’immigrazione clandestina, che ha fatto sì, questa volta come tante, che i marinai di alcuni pescherecci evitassero di soccorrere i profughi, per non incorrere nel reato di favoreggiamento.

Per ora, nel contesto della criminale coazione a ripetere, le dichiarazioni oneste sono poche. Oltre a quelle di Giusi Nicolini, le parole di François Crépeau, relatore speciale dell'Onu sulla protezione dei migranti, il quale, senza peli sulla lingua, ha affermato che l’ecatombe di Lampedusa «è figlia di politiche repressive». E parole altrettanto dirette ha usato papa Bergoglio, insistendo sulla “vergogna”.

Non provano vergogna tutti coloro, nazionali ed europei, di ogni tendenza, che, dopo aver reso profughi milioni di esseri umani, li espongono alla morte e alle stragi. Non provano vergogna neppure certi cattolici come il ministro dell’Interno che ha avuto l’ardire di recarsi a Lampedusa dopo aver rilasciato dichiarazioni tanto ciniche. Non provano vergogna i vergognosi leghisti che arrivano ad attribuire la strage “alla coppia Boldrini-Kyenge”.

A tutti loro vorremmo augurare che dagli abissi del Mare Nostrum riaffiorino migliaia di pallide ombre a spolparne in sussurri le coscienze. E tuttavia, ancora una volta, proviamo a chiedere a gran voce che si aprano canali umanitari, affinché a coloro che patiscono guerre e persecuzioni sia data la possibilità di chiedere asilo alle istituzioni europee: in Siria, in Libia, in Egitto, ovunque si sia in pericolo.

Annamaria Rivera

venerdì 4 ottobre 2013

basta stragi! no alla "fortezza Europa"! manifestazione antirazzista a Catania













Scendiamo in piazza per dire basta alle stragi di migranti, per esprimere solidarietà antirazzista e chiedere subito: diritto di asilo europeo, presentazione delle richieste d'asilo facilitata nei paesi di transito, visti di ingresso legale nei paesi europei, accoglienza in Italia dei migranti in transito e condivisione degli oneri a livello internazionale. Basta con le politiche di sbarramento!!

SABATO 5 OTTOBRE ore 17,30
CORTEO a Catania
in via Etnea dalla villa Bellini

lunedì 30 settembre 2013

Mantin Hakka, Malaysia: villaggio contadino che resiste alla speculazione edilizia


















Mantin Hakka è un piccolo villaggio della comunità cinese in Malaysia, in cui da cinque generazioni vivono una quarantina di famiglie. Il villaggio sta per essere raso al suolo, per far posto ad un sobborgo residenziale. Tanti attivisti, insieme agli abitanti, stanno cercando di bloccare con i prorpi corpi i lavori e impedire la speculazione edilizia. In dodici, tra cui il segretario del PSM sono stati arrestati, ma la mobilitazione continua... solidarietà con le compagne e i compagni malesi in lotta e con la comunità di Mantin Hakka che tenta di resistere alla tirannia capitalista!

mercoledì 4 settembre 2013

NO MUOS, NO alla guerra: sabato 28 settembre manifestazione a Palermo





















Il movimento NoMuos rilancia la lotta contro le 46 antenne NRTF e la costruzione dell’impianto di comunicazione satellitare a Niscemi, particolarmente strategici nel momento in cui i venti di guerra soffiano caldi sul mediterraneo.

La Sicilia, al centro dei piani militari e degli interessi geopolitici statunitensi e occidentali, svolge un ruolo fondamentale tramite le sue diverse basi NATO e USA e, in questo preciso momento, chiunque non abbia impedito con azioni determinate la costruzione del MUOS non può che essere ritenuto complice. Chi, come Crocetta, ha fatto della lotta NoMuos un espediente di vuota propaganda elettorale per poi piegarsi agli interessi yankee e insultare il movimento cercando di criminalizzarlo, aggiungendo alla ormai stantia retorica buoni/cattivi accuse razziste e infamanti di mafiosità, è oggi una controparte di quanti hanno a cuore il bene della Sicilia, del suo territorio e dei suoi abitanti.

Per questi motivi il movimento rinnova il suo appello alla mobilitazione di tutti i siciliani lanciando una tre giorni di lotta a Niscemi e un grande corteo a Palermo che punti alla Regione siciliana: sabato 28 settembre, corteo ore 15 da piazza Politeama.

coordinamento regionale dei comitati NO MUOS


domenica 1 settembre 2013

no alla guerra! presidio presso la prefettura di catania

lunedì 2 settembre, dalle ore 18, presidio in via Etnea a Catania, presso la Prefettura, indetto dal Comitato Viva la Costituzione e dal Comitato di base NO MUOS - NO SIGONELLA.


NO ALLA GUERRA – LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA

In Italia è in atto la volontà di molte forze politiche di procedere ad una rottura della legalità costituzionale. Questo disegno eversivo passa attraverso il tentativo di manomettere l’art. 138,con l’obiettivo di trasformare la Repubblica parlamentare in presidenziale, ed il Parlamento in organo di ratifica delle scelte dell’esecutivo.
Ad essere messi in discussione sono,oltre agli assetti democratici e agli equilibri tra i poteri,i diritti sociali e civili dei cittadini. Molti pensano addirittura di mettere in discussione l’art. 11, peraltro più volte violato negli ultimi decenni.
In questo contesto desta fortissima preoccupazione la crescente militarizzazione del territorio italiano,a partire dalla installazione del Muos a Niscemi e dal potenziamento logistico di Sigonella come base operativa nei conflitti che stanno devastando il Medio Oriente e il Nord Africa.
Non per caso,l’art. 11 afferma il ripudio della guerra,in quanto essa colpisce vittime innocenti e soprattutto civili inermi. Gli ultimi decenni hanno dimostrato, dall’Iraq all’Afghanistan, fino alla Libia,che le guerre non hanno posto fine alle cause che le hanno generate, e che sono addirittura aumentati fondamentalismi,violenze,migrazioni di massa fame e povertà.
Con questa consapevolezza, il COMITATO VIVA LA COSTITUZIONE di Catania:
- si esprime contro la partecipazione dell’Italia all’intervento militare in Siria deciso da Usa, Gb, Francia ed Arabia Saudita;
- chiede al Parlamento di pronunciarsi per la condanna degli interventi militari,quali che ne siano gli autori, e per impegnare il Governo a rendere indisponibili tutte le basi militari italiane,Usa e della Nato.
Occorre imparare dalla storia: bisogna lavorare alla prevenzione dei conflitti e per il rispetto dei diritti umani. Le grandi potenze economiche hanno gravi responsabilità politiche e morali nell’alimentare le tensioni, se non addirittura con la partecipazione diretta,al fine di trarne vantaggi,anche con la vendita delle armi.
Il popolo siriano ha bisogno della comunità internazionale,di un tavolo di mediazione e di confronto,di soluzioni sul terreno del diritto, non di lutti e disastri.

sabato 24 agosto 2013

stranieri e carceri: le incredibili esternazioni di Alfano

fotografia di Alberta Dionisi
















di Domenico Stimolo

Angelino Alfano, come ben noto, oltre che deputato del Pdl è anche Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno.
Liberi tutti di esprimere le proprie opinioni, condivise o meno.…..lo afferma in maniera “sacrale” la Costituzione. Corre obbligo, però, contemporaneamente, per Chi ricopre primari incarichi di comando istituzionali, indicare  simultaneamente  alle proposte le soluzioni operative da adottare.  In caso diverso l’esternazione non vale.
Alfano, nell’ambito delle sue prerogative di governo, ha tutti gli strumenti per presentare una formale mozione o quant’altro di progetto legiferante affinché la sua esortazione, presentata davanti al folto pubblico del Meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini, per fare pagare ai paesi di provenienza i costi di “mantenimento” dei cittadini non italiani detenuti, possa iniziare a “marciare”.
Certo, è una idea dirompentemente innovativa su scala planetaria. Tale principio non esiste in nessun paese della nostra “Gaia Terra”. Infatti, attualmente, come da sempre vigente, i costi della detenzione per i cittadini incolpati di reati – condannati o in attesa di giudizio –, al di là del merito dell’accusa ( guarda caso in Italia, pur senza avere arrecato offesa a persone o cose vige il reato di clandestinità), sono assunti dalla “patria ospitante”.
Come fare quindi, per ribaltare tale “tendenza”?
Certo, oltre che scartabellare tra le “segrete cose” della storia del mondo, giusto per capire da dove nasce questa “bizzarria”, ragionevolmente si può supporre che bisognerà interessare l’ONU, le Alte Corti di Giustizia Internazionali e chissà quali altre supreme strutture mondiali. Bisognerà spiegare come la presentazione della richiesta sia confacente con l’art. 10 e 3 ( Principi Fondamentali) della Costituzione che affermano: “ l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, e che, “ la condizione giuridica dello straniero è regolata dalle norme e dai trattati internazionali”……..Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali”.
Impresa certamente molto ardua. Però, la “buona volontà”, può superare tutti i perigliosi ostacoli.
Nel frattempo, si possono convocare in seduta plenaria, gli ambasciatori di tutti gli Stati che hanno “galeotti” in Italia, per avanzare la giusta proposta ed avviare proficue trattative. Gli ultimi dati ufficiali, del 31 luglio 2013, dicono che i Paesi, comunitari ed extracomunitari,  interessati sono 142.
Si aspettano notizie operative, su tutti i fronti del tema del contendere.
Certo, stupisce alquanto che, di fronte a tale forza rinnovativa, nessuno abbia risposto dagli scanni di CL di Rimini. Forse lo stupore avrà offuscato le civiche coscienze?
Un dato è certo, alfine. Ieri a Catania, dopo 15 giorni di straziante agonia, è morta una donna di 75 anni, sbattuta violentemente a terra da uno scippatore “nostrano”. Degli altolocati “innovativi” chi ha avanzato sdegno e condoglianze?


venerdì 16 agosto 2013

incubo di una notte di mezza estate (di randagio clandestino)

Alberta Dionisi




































Ora i falò sono spenti. Le bandiere possono tornare “ad asta intera”. I fuochi d’artificio hanno smesso da un pezzo di tracciare nel cielo i segni inconfondibili di una triste verità: il lutto cittadino era solo una colossale presa in giro, dietro cui si nascondeva la trappola finale per quei migranti che non avevano avuto il buon gusto di annegare insieme agli altri sei compagni di viaggio. Ora il problema è risolto comunque: dopo il carcere della scuola sigillata, ora per i sopravvissuti al naufragio c’è il carcere duro di Mineo, il 41 bis dei migranti, il lager umanitario della disumanizzazione del diritto alla vita. Nel pomeriggio la trappola è scattata: gli “sbirri” (smettetela di chiamare poliziotti certi squallidi soggetti in divisa!), hanno eseguito gli ordini del buon prefetto al servizio delle leggi criminali e dei loro arroganti legislatori. Con l’inganno, nello stile della più meschina e infame delle associazioni a delinquere di stato, hanno condotto in questura donne e bambini costringendoli a rilasciare le impronte con gli abituali pestaggi divenuti ormai l’unica espressione di tutela dei diritti costituzionali dei cittadini da parte delle cosiddette “forze dell’ordine”. Quindi hanno offerto alle vittime l’ultimo viaggio confortevole offerto dalla carità cristiana di uno stato cattolico apostolico romano a chi pretenderebbe di vivere senza averne i requisiti di “agibilità esistenziale” (tanto per usare un’allocuzione assai di moda per il rispetto dei diritti inviolabili del capo dei banditi italiani): tutti dentro! Dentro la grande gabbia del Cara di Mineo. Ora i falò sono spenti. E la massa dei fedeli seguaci del divertimento coatto dorme sazia di strafottenza e tutti ancor più liberi da qualsiasi residuo di solidarietà umana. Dormono soddisfatti di vivere in una terra che accoglie i prepotenti a stelle e strisce e svende se stessa ai signori della guerra mentre respinge e rinchiude in apposite galere chi fugge dalla fame e dalle guerre. Freedom freedom, gridavano ieri donne e bambini dalla scuola-prigione… Sì, libertà e giustizia! E l’unico modo di onorare il vostro coraggio e i vostri sacrifici è quello di cancellare immediatamente le leggi razziste che hanno trasformato il Mediterraneo in un mare-cimitero. Il resto è pura ipocrisia.

Randagio Clandestino

martedì 13 agosto 2013

rompere l'inerzia. unire la sinistra
















La condizione del Paese appare ogni giorno più degradata. La vita quotidiana di milioni di lavoratrici e lavoratori, di pensionate e pensionati, di grandi settori delle giovani generazioni è stretta nella morsa delle politiche neoliberiste. Lo smantellamento del tessuto produttivo e la perdurante assenza di una politica industriale rischiano di ridimensionare definitivamente l’Italia nella divisione internazionale del lavoro. Il Mezzogiorno appare consegnato a un deriva inarrestabile, di cui l’emigrazione intellettuale è segno inequivocabile.
Di fronte a questa situazione drammatica l’azione delle classi dominanti, dei grandi poteri internazionali che gravano sul Paese, del governo Letta, non è semplicemente incapace di risposte credibili. Più concretamente, la crisi, le sue conseguenze e le politiche che l’hanno creata costituiscono l’occasione per costruire nuovi equilibri sociali, politici e istituzionali, come dimostra plasticamente la reazione di Marchionne e della Fiat alla sentenza della Corte Costituzionale. Il violento attacco alla Costituzione rappresenta, anche sotto il profilo simbolico, la volontà di azzerare ogni eredità della stagione storica nata dalla lotta di Liberazione. La sorte che si intende riservare al referendum sull’acqua pubblica chiarisce meglio di ogni parola la concezione della democrazia che aleggia nelle stanze del potere. Ed è bene, come sempre nella storia italiana, non sottovalutare l’influenza del quadro internazionale. Il gravissimo comportamento del governo italiano su F-35 e Muos non allude soltanto a un riflesso condizionato di servilismo verso i corposi interessi del complesso militare-industriale, ma parla anche di scelte connesse al ruolo del territorio italiano come base per proiezioni aggressive verso l’Africa e il Medio Oriente.


Le responsabilità del Partito democratico nel determinarsi di questa situazione non possono in alcun modo essere sottovalutate e appaiono decisive nel disegnare il profilo complessivo di quel partito. Ciò non significa tuttavia esimersi dal considerare con attenzione il travaglio di una parte del suo gruppo dirigente e il sempre più evidente disagio di consistenti settori sociali che ancora vedono nel Pd il principale riferimento politico. Quanto alla sinistra italiana, la sua grave crisi di ruolo e di radicamento ha in questo quadro un peso – negativo – generale, poiché sono progressivamente venute meno le due funzioni essenziali che essa ha tradizionalmente svolto nella storia politica repubblicana: la difesa della democrazia e la rappresentanza del mondo del lavoro. È dunque ora di porre il problema dei compiti della sinistra di alternativa a questo livello di drammaticità storica, al fine di porsi concretamente il tema cruciale dell’efficacia politica. È un tema di fondo. La stessa prospettiva anticapitalistica, per non ridursi a mera evocazione, deve prendere parte attiva nei conflitti politici dell’oggi, agendo in essi oltre che svelandone il carattere sistemico.
Le difficoltà sono enormi. Ma sono i limiti soggettivi dei gruppi dirigenti, ogni giorno più gravi, ad avere finora impedito di cogliere gli spazi reali che pure esistono. In primo luogo vi è il dato – decisivo – che riguarda il quadro geopolitico che ci compete e che tanto ci condiziona: l’Europa. Nella maggior parte dei Paesi europei processi di riaggregazione della sinistra di alternativa hanno registrato successi notevoli. Successi politico-elettorali che si sono alimentati reciprocamente con una grande capacità di mobilitazione unificata dall’opposizione alle politiche della Bce. I partiti comunisti che hanno scelto, in varie forme, di investire su questi processi di riaggregazione della sinistra di alternativa sono stati in grado di superare crisi anche molto gravi.
Non mancano le potenzialità, nemmeno nella tormentata società italiana, nella quale, pure, si sono stratificati, in misura inedita, elementi di spaventoso degrado, la cui cifra più eloquente è fornita dalla nuova ondata di violenza maschile nei confronti delle donne. La Fiom-Cgil, in una condizione terribile, ha dimostrato che è possibile non soltanto tenere la posizione di un grande sindacato industriale di classe, ma anche ottenere importanti risultati nella difesa di diritti e condizioni del lavoro, e lavorare a una tessitura di rapporti con soggetti diversi che contestano le politiche neoliberiste. Lotte territoriali ormai radicate in ogni angolo del Paese stanno iniziando a costruire momenti di unificazione. Esperienze amministrative di rottura segnalano una larga disponibilità al cambiamento.
Non c’è dubbio che invece segna drammaticamente il passo il dibattito e, ancor di più, l’iniziativa dei soggetti politici della sinistra. Eppure anche qui vogliamo cogliere elementi positivi, sia pure embrionali. E su quelli lavorare, instancabilmente, per verificare ogni possibilità di dialogo, allo scopo di unire – come anche recentemente è tornato a chiedere Stefano Rodotà dalle pagine del manifesto – le forze dei movimenti.
In diversi articoli apparsi nelle ultime settimane su questo giornale si nota innanzitutto il bisogno di rompere l’inerzia, di produrre a sinistra una iniziativa unitaria. In alcuni si avanzano anche proposte interessanti, alle quali sarebbe grave non dare risposta e seguito. In particolare lo scritto di Giorgio Airaudo e Giulio Marcon contiene nel merito e nel metodo stimoli significativi. Convincono in particolare la connessione stretta stabilita tra mobilitazioni e «organizzazione di un campo del cambiamento» e l’esigenza di costruire uno spazio pubblico di discussione. Anche i temi indicati rappresentano un contributo serio a un’elaborazione programmatica capace di produrre iniziative a fianco dei soggetti sociali in lotta. Le differenze di accenti e di valutazione, che certo permangono, non debbono essere d’impedimento all’inizio del confronto.
Su un altro versante, un segnale positivo giunge anche dal congresso del Pdci, che pone correttamente l’obiettivo (non più rinviabile per ragioni, se non altro, di serietà) della riunificazione con il Prc nel quadro di un più ampio processo di unità a sinistra. Pensiamo che anche il percorso congressuale di Rifondazione comunista, che si avvia a settembre, possa e debba portare, oltre che un necessario, improrogabile rinnovamento del gruppo dirigente, significativi contributi a questa discussione, mettendo a valore un patrimonio di militanza e di presenza attiva nelle lotte che, nonostante i colpi subiti, rimane importante.
Si tratta di lavorare da subito per mettere in cantiere occasioni di dibattito, in cui si riprenda l’abitudine all’ascolto e alla discussione unitaria. Il che non significa un confronto diplomatico, ma la ricerca fattiva dei livelli possibili di convergenza. Il tempo stringe. La tentazione di una parte del Pd – fortunatamente non di tutto il Pd – di confermare il governo delle larghe intese persino dopo la condanna definitiva di Berlusconi; l’attacco concentrico alla Costituzione; i nodi sociali che si stringono ogni giorno e possono esplodere in autunno, ci consegnano la responsabilità di agire presto e bene.

Irene Bregola, segreteria nazionale Prc
Luca Cangemi, direzione nazionale Prc
Mimmo Caporusso, segreteria nazionale Prc
Simone Oggionni, portavoce nazionale Giovani Comunisti
Armando Petrini, segretario regionale Piemonte Prc
Roberto Sconciaforni, capogruppo Prc emilia Romagna

impregilo e pizzarotti: nei giorni del lutto, gli stessi affari sulla pelle dei migranti

















Oggi è stato un giorno di festa per i soci di Impregilo: sin dalle prime contrattazioni alla borsa di Milano si sono scatenati gli acquisti e il prezzo delle azioni è volato.

Si da il caso che il mercato abbia festeggiato la notizia dell’ultimo affare del general contractor di casa nostra: una favolosa commessa da oltre 900 milioni di euro per la realizzazione del primo tratto di un'autostrada a due corsie, destinata a correre lungo la costa libica dal confine tunisino a quello egiziano.

L’opera, finanziata dal governo italiano, sarà realizzata da un consorzio di imprese di cui fa parte la famigerata Pizzarotti, la multinazionale che gestisce i servizi di logistica per le basi americane in Italia, proprietaria del Villaggio degli Aranci, le ben note villette a schiera difettose, che sono state rapidissimamente convertite da alloggi per militari al ruolo concentrazionario del Cara di Mineo: migliaia di donne, uomini, bambine e bambini, deportat* al centro della Sicilia in attesa della conclusione delle lunghe ed estenuanti pratiche per il riconoscimento del diritto di asilo.

Stessi nomi e stessi affari milionari di sempre.  In Italia la gestione delle politiche sull’immigrazione è stata soprattutto questo, un grosso affare per i soliti noti... In questo caso la costruzione dell’autostrada è la principale contropartita economica del vergognoso trattato italo-libico del 2008, siglato in pompa magna regnanti Berlusconi e Gheddafi. Sarà bene ricordare una delle pagine più infami del governo Berlusconi: se l’impegno italiano era di tipo economico, Gheddafi si impegnava a intensificare i controlli dei flussi migratori provenienti dall’Africa subsahariana. Le clausole di quel trattato grondano del sangue di migliaia di donne e uomini, fermati nel loro viaggio di liberazione e lasciati morire tra le dune infuocate del deserto.

Questi sono i giorni del lutto e della riflessione, ma in attesa di conoscere il destino dei fratelli e delle sorelle migranti, ospiti della scuola Andrea Doria di Catania, mi interrogo sul significato di alcune dichiarazioni governative.
Cosa ha mai voluto dire la ministra Bonino dicendo che “non si possono fare miracoli “ o la ministra Kyenge quando si è appellata all’Unione Europea e a nuovi accordi per la gestione dei flussi migratori?
L’umanità migrante che scappa dalla miseria non va gestita, va accolta e se questo governo, com'è evidente, non è capace di farlo, si dimetta.

Alberto Rotondo

sabato 10 agosto 2013

san lorenzo dei migranti (di randagio clandestino)

















SAN LORENZO DEI MIGRANTI

Loro verranno dal mare
il 10 agosto sulle vostre spiagge
nella notte in cui anche le stelle
piangerebbero lacrime di sale -
verranno dai gorghi profondi
dei cimiteri marini
un popolo di esclusi e di reietti
mai rassegnati
a richiedere ancora un’altra vita
un’altra possibile vita
alle vostre vacanze insensate
d’assenza di coscienza e umanità.
Voi che reclamate benessere e consumi
e vacanze-crociera animate
da vacuo idiotizzante
divertimento coatto -
meschini uomini e donne
di un’Europa senz’anima – mercato
di vita e umanità mercificata –
voi li vedrete venire
dal mare sulle coste e sulle rive
nella notte di stelle piangenti
le mani protese incrostate di sale
e le lacrime bianche ormai cristallizzate
nei loro volti ribelli –
li vedrete riemergere dal mare
il popolo degli annegati
a pretendere ancora un altro approdo
un’altra possibile vita,
a pretendere ciò che gli fu tolto
con violenza ed inganno
da leggi disumane di rapina
e schiavismo – vergogna vacanziera
di un’Europa senz’anima
cristianamente assassina
d’uguaglianza e giustizia -
macchina da guerra
contro gli esclusi e i poveri del mondo.

Randagio Clandestino

NO MUOS: eravamo migliaia ieri a Niscemi!


















Ieri un popolo pacifico e colorato si è ripreso un pezzo di Sicilia, entrando nella base USA in cui alcuni attivisti pacifisti erano arrampicati sulle antenne da più di ventiquattro ore in sciopero della fame. Il gesto simbolico più forte contro l'arroganza degli USA e dei governi suoi succubi.
Il movimento NO MUOS cresce e non si ferma, nonostante i vili attacchi di chi, come il presidente della regione Crocetta in un'intervista appena rilasciata, si permette vergognosamente persino di insinuare infiltrazioni, quando è ben noto che gli interessi della mafia sono legati a quelli delle basi NATO e USA, come ci ha insegnato Pio La Torre!
Ieri sera un tramonto unico e spettacolare, che rimarrà nella memoria di chi è stato alla sughereta di Niscemi, ha fatto da sfondo infuocato a una pagina di storia, con la base americana occupata pacificamente da tantissim* donne e uomini, anzian*, giovan* e bambin*.















Gli stoici, erano in diversi migliaia, ieri a NISCEMI.
di Domenico Stimolo

Il luogo non è una piazza, in veste “serale comizio”, tal per cui, come consolidato, si mette in atto il calcolo della “mattonella”: un metro quadro contiene 4 umani”.
Il luogo è ben altro. E  bastato che un presente, per lavoro, “ corrispondente di qualche primaria agenzia”, abbia lanciato il “referto”, che tutti, gli organi di informazione, non avendo propri inviati  sul posto, si siano lanciati nel riportare il numero, dei partecipanti: 1500, così hanno declamato e scritto a grande voce. Non corrispondente al vero.
Si metta un pomeriggio di un anonimo 9 agosto. Poi magari, per chi ne ha voglia, si scopre che la data è anche la ricorrenza del secondo lancio atomico in Giappone, Nagasaki. Quello dell’assassinio plurimo tecnologizzato.
Si metta ancora un “popolo “, per la pace, contro la militarizzazione del territorio,  in difesa della salute dei cittadini contro i velenosi raggi  che saranno irradiati dal costruendo gigantesco MUOS e da quelli nefasti inviati dalle 47 antenne già in opera da molti anni,  che, sotto la calura infernale dei  37/ 38° circa in atto, dalle ore 15, o ancor prima, inizia la salita della  malmessa trazzera dentro l’Area protetta della fantasmagorica sughereta.
Un percorso di oltre 4 Km, 5, chissà, fortemente accidentato.
Si metta, ancora che, prima di arrivare all’ingresso della Sughereta, la strada provinciale della contrada Pisciotto è piena, per kilometri, di autoveicoli, posteggiati dai pacifisti convenuti. 1, 2, 3 Km , ancora, in relazione dell’orario di arrivo.
Quanti saranno, gli stoici? Non è facile. Chi ha collaudata esperienza di manifestazioni anche in luoghi che non siano piazze, può affermare, in parecchie migliaia. Quattro, cinque, seimila, chissà……tutto si perde all’immediata vista, nei boschi e, nell’immensa radura frammista a collinette ove sono allocati i metallici siti preposti al disfacimento altrui.
La situazione ambientale, l’ infernale calura, e il contesto del territorio  non sono certamente adatti per tutte le situazioni fisiche e per le fasce anagrafiche.
E’ dura! Ma  i migliaia di convenuti, tantissimi i giovani, ragazzi e ragazze, resistono. Salgono e manifestano, con gioia e pacifico ardore. Non vogliono che, questo luogo d’incanto e tutte le aree residenziali del territorio circostante ( …per decine di kilometri), siano “sventrate” dalle invisibili nefaste onde elettromagnetiche.
Ormai tardi, quasi nel buio,  i civici democratici “liberano” gli eroici, una decina, che da quasi due giorni, “librandosi nell’aria”,  sono saliti sui tralicci delle imponenti antenne, già “ in servizio di propagazione”.
Poi, sul tardi delle 21.00, la discesa nella Sughereta. Ormai buio pesto. Diverse lampade tascabili cercano di illuminare il percorso. Una scena bella, di entusiasmo corale, di allegria. Un chiacchierio diffuso di diffonde tra i secolari alberi dell’oasi ambientale.
La Missione, di libertà e democrazia,  è stata compiuta.
Poi, sulla provinciale, nel buio impenetrabile, che più oscuro non si può, tutti si mettono alla ricerca del proprio automezzo e dei pullman, per ritornare alle loro originarie destinazioni.
Molti si sono fermati, per la notte nel presidio permanente, installato ormai quasi da una anno nella contrada Ulmo, dall’altro lato della Sughereta.
Il popolo si è svegliato! Altri appuntamenti verranno a breve per fermare le armature metalliche della “morte”.

martedì 30 luglio 2013

R/esistenze NO MUOS: venerdì 9 agosto manifestazione a Niscemi


































Avviata a furor di popolo nello stesso giorno della revoca della revoca con l’occupazione del comune di Niscemi, la mobilitazione contro il MUOS di Niscemi entra nel vivo: una serie di iniziative accompagneranno in questi giorni la protesta contro

MUOS e 46 antenne
Servilismo
Demagogia
Spese militari
Scempio ambientale
Grandi Opere inutili e dannose
Politiche di aggressione.

E per affermare i diritti dei siciliani e di ogni popolo

Alla propria autodeterminazione
Alla salute
Alla pace
Alla tutela dell’ambiente
Alla difesa del territorio.
Questo il calendario delle principali iniziative (in continuo aggiornamento su nomuos.info)

Tutti i giorni assemblea permanente all’interno dell’aula consiliare del Comune di Niscemi
Ogni sera Tiratardi a Niscemi: workshop teorici e pratici, seminari scientifici, performance e happening di artisti.

Venerdì 9 agosto 2013 ore 16,30 Manifestazione No MUOS a Niscemi presso la base USA.

coordinamento regionale comitati NO MUOS

giovedì 25 luglio 2013

crocetta, cavaliere inesistente... la lotta NO MUOS cresce!










La figura del presidente Crocetta ricorda da vicino “Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura”, il cavaliere inesistente di Italo Calvino, il più solerte e il più nobile dei paladini di Francia che aveva un unico difetto, non esisteva.
Infatti, con scaltro tempismo e applausi di popolo il cavaliere senza macchia e difensore degli ultimi, giusto a ridosso della grande manifestazione nazionale NO MUOS del 30 marzo a Niscemi, annunciava il provvedimento di revoca delle autorizzazioni regionali al proseguimento dei lavori nella base americana.
In realtà, come avevamo già denunciato sin dallo scorso marzo, il preambolo politico della falsa revoca era un vergognoso accordo con il governo Monti che acconsentiva a una sospensione dei lavori, in attesa di uno “studio approfondito” sulla reale pericolosità sanitaria e ambientale del megaradar, che una commissione di esperti appositamente istituita, avrebbe dovuto produrre in “tempi brevi”.
Un accordo vergognoso che, con finalità di controllo dell’ordine pubblico, adottava una tattica dilatoria per mascherare un dato di fatto non modificabile, una decisione irrevocabile, espressione dell’asservimento della politica estera italiana alle strategie neo-imperialiste degli Stati Uniti d’America: il MUOS andava installato a tutti i costi.
E infatti, adesso il governo siciliano ha ritirato la sospensione delle autorizzazioni ai lavori nella base di Niscemi. Alcuni hanno parlato di  clamoroso voltafaccia, in realtà si tratta dell’esecuzione lucida e attenta  di una strategia, i cui manovratori non abitano le sale dorate di palazzo d’Orleans, e di cui Crocetta e il suo governo si dimostrano sempre più servi e complici.
Si tratta di un atto gravido di conseguenze, ricordiamo infatti che in questi giorni il Cga avrebbe dovuto pronunciarsi in appello sulla legittimità della sospensione stessa, un contenzioso nato dal ricorso del ministero della difesa alla decisione del TAR del 9 luglio che aveva riconosciuto, in virtù del principio generale di precauzione, la piena legittimità del provvedimento stesso e che ora verrà meno per cessazione della materia del contendere.
Ma la mobilitazione No MUOS continua e cresce: da oggi è in atto l’occupazione del comune di Niscemi, cui farà seguito domani un’assemblea pubblica promossa dai comitati No MUOS per organizzare la resistenza e la mobilitazione.
Vi è un passo del citato romanzo di Calvino in cui si descrive la notte scendere sull’accampamento carolingio, ai cavalli vengono tolte le pesanti bardature e i cavalieri  “finalmente sciolti dagli elmi e dalle corazze, e, soddisfatti a ritrovarsi persone umane distinte ed inconfondibili, eccoli già lì tutti che russano poiché “il sonno ha vinto tutti i guerrieri e i quadrupedi della Cristianità”.
Soltanto il cavaliere inesistente, proprio perché non c’è, si aggira malinconico per il campo, non partecipe di quel misterioso incedere della notte che avvolge in un gioco di sonno e di veglia tutto il vivente.
Le donne e gli uomini di tutta la Sicilia stanno dimostrando in questi giorni che sanno risvegliarsi dal sonno della coscienza assopita, e che sono pronte/i a conquistare con la lotta il proprio diritto a vivere liberamente, in una terra finalmente liberata dall’oppressione dei cavalieri arroganti con le tremende armature tecnologiche di cui oggi dispongono, e dalla complice acquiescenza dei “cavalieri inesistenti”.

circolo città futura

venerdì 19 luglio 2013

Genova dei migranti, di Randagio Clandestino



GENOVA DEI MIGRANTI

Accadde a Genova il giorno
diciannove di luglio
estate numero uno
d’italico governo neofascista

Genova offesa, Genova umiliata
dalle troppo arroganti barriere
di metalliche reti carcerarie
innalzate a difesa blindata
di quegli otto meschini truffatori

Genova muta e assente
si risvegliò fiorita di volti e di colori
al suono dei djembè
con le strade e le piazze
festanti di musiche e canti
un fiume straripante
di popoli migranti
via dalle zone rosse
di tutte le nazioni
contro il Mercato ladro

(Continua sul blog di Randagio Clandestino)

giovedì 18 luglio 2013

turi vaccaro libero subito!

domani, venerdì 19, mobilitazione presso il tribunale di Gela, in occasione del processo a Turi Vaccaro, pacifista ingiustamente detenuto dal 4 luglio, dopo le contestazioni NO MUOS alla rievocazione dello sbarco USA. Turi libero subito! Resistenza NO MUOS!