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sabato 22 giugno 2013

DDF - discorsi donne filosofe n°4

DDF discorsi donne filosofe n°4 - DOWNLOAD


































Esce col solstizio d’estate il quarto numero di DDF. Un numero denso, più di 50 pagine, che si apre con due editoriali, uno dedicato all’ultimo romanzo di Maria Attanasio, l’altro a Lidia Menapace.

Le immagini di Alberto Giuffrida, Alberta Dionisi, Emanuele Rizzo, Luca Red, fanno parte della collettiva di immagini "Sui Generi(s)" recentemente organizzata da IbrideVoci al circolo città futura di Catania, per presentare il queer veggie pride 2013 di sabato 6 luglio.

Buona lettura!

lunedì 22 aprile 2013

borse di studio ersu non pagate, ora basta!



































centinaia di studentesse e di studenti assegnatari di borse di studio da parte dell'ERSU di Catania attendono da tempi lunghissimi, in alcuni casi anche anni, il pagamento delle somme a cui avrebbero diritto.
un'aggregazione di studentesse e studenti ha deciso di organizzarsi dal basso per un'azione legale verso l'ERSU, e ha dato vita ad un gruppo facebook, per dare visibilità a tutti coloro che si trovano in difficoltà a causa di un ente che dovrebbe garantire il diritto allo studio e per rendere nota la vicenda, non solo nella realtà universitaria catanese ma anche a livello regionale, poiché l'ersu è un ente pubblico afferente alla regione sicilia.
supportiamo le studentesse e gli studenti affinché i pagamenti vengano immediatamente effettuati e tali gravissime violazioni del diritto allo studio non si ripetano.

sabato 30 marzo 2013

antico corso: no alla speculazione!























“Un campus universitario al posto dell’ospedale Vittorio Emanuele”: nei giorni scorsi Enzo Bianco ha tirato fuori da “ignoti cassetti” un vecchio progetto, promettendo di farne uno dei temi centrali della propria campagna elettorale. L’idea di base è sempre la stessa: il nuovo piano sanitario regionale prevede la graduale dismissione delle strutture sanitarie del centro storico e la costruzione di un campus universitario, la cui gestione secondo le regole della finanza di progetto verrebbe interamente affidata ad imprese private. Un’operazione che priverebbe un quartiere popolare di presidi sanitari importanti, tra cui i reparti di ginecologia e ostetricia dell’ospedale “Santo Bambino”.
Già il 18 febbraio 2010, gli organi di stampa riportavano un comunicato stampa, dal titolo “Catania, Condorelli (Pdl) propone campus universitario all’ospedale Vittorio Emanuele”, con cui il capogruppo del Pdl Nuccio Condorelli, recentemente proposto al centrodestra come possibile candidato sindaco dal ras di Bronte Firrarello, con le stesse identiche motivazioni sosteneva con forza la necessità di tale intervento di “riqualificazione” del quartiere.
In questi giorni apprendiamo del sostegno alla candidatura di Bianco di Marco Forzese, recentemente approdato alla corte di Crocetta dopo lo squagliamento elettorale dell’UDC, un uomo che ha costruito le sue fortune elettorali grazie al ruolo di assessore ai servizi sociali della giunta Stancanelli. In entrambi i casi scorgiamo inequivocabili segni di continuità con il criminale disegno portato avanti negli ultimi anni a Catania dalle amministrazioni Scapagnini e Stancanelli, caratterizzate da una gestione clientelare del consenso e dalla collusione con interessi oscuri. Chiarisca quindi Bianco gli elementi di dettaglio di questa operazione, renda noti i reali interessi in gioco, in quali “cassetti” giace il progetto e con quali fonti si intende finanziarlo.
Ribadiamo che, in ogni caso, la città è di chi ci vive, ed un intervento di questo tipo non può realizzarsi senza il consenso degli abitanti, ma questa basilare richiesta di democrazia partecipata non sembra poter trovare accoglienza nella “grosse Koalition” che si appresta a sostenere il senatore Bianco, con la benedizione “rivoluzionaria” di Crocetta.

circolo città futura


domenica 17 febbraio 2013

SAPERE e/è SAPORE: presentazione libro e cena veg letteraria











Sabato 23 febbraio, dalle ore 19, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania, presentazione del libro di Dora Marchese SAPERE e/è SAPORE, capitoli di letteratura e gastronomia dal Risorgimento al Neorealismo. Ne discutono con l'autrice Chiara Platania e Dario Stazzone.

segue CENA VEG con le ricette della letteratura: dal trionfale timballo di pasta al forno dei Viceré di De Roberto alla cucina dei partigiani del Sentiero dei nidi di ragno di Calvino. un viaggio nel gusto a prezzi popolari come sempre!

martedì 22 gennaio 2013

vincenzo consolo, un ricordo nell'anniversario della scomparsa


































Oggi, nell'anniversario della scomparsa, ricordiamo Vincenzo Consolo con la presentazione del libro di Dario Stazzone "Vincenzo Consolo e l'odeporica europea". Ne discutono con l'autore Dora Marchese e Daria Motta, alle 19 al circolo città futura.
Giovedì 24, alle 18, incontro con Dario Stazzone alla libreria Voltapagina di via Crispi, sul tema "Sicilia e oltre. Ricordo di Vincenzo Consolo".

Diritto liquido? La governance come nuovo paradigma della politica


































Venerdì 25 gennaio, alle 17,30 presso Scenario Pubblico di Catania,  presentazione del libro

Diritto liquido? La governance come nuovo paradigma della politica e del diritto

di Giovanni Messina

Franco Angeli editore


Il termine governance è diventato uno dei più ricorrenti nel dibattito politico e istituzionale, svolgendo sempre più una funzione di concetto passe-partout nel lessico pubblico, tanto più in uso anche nel linguaggio dei media quanto più inafferrabile nel suo significato. Per questo è necessario interrogarsi sulle cause di tale affermazione, sui significati politici, istituzionali e filosofici che in questo percorso sono implicati e su quali trasformazioni sul terreno della fenomenologia giuridica questo "fenomeno" esprime.
Il successo della governance Theory è senza dubbio una delle manifestazioni dell'inquietudine che attraversa la scienza politico-giuridica da un ventennio a questa parte. Fa parte di quella "febbre" di innovazione che il complesso di processi economici e culturali che chiamiamo globalizzazione ha imposto alle scienze delle istituzioni politiche e alla teoria dei processi di produzione della normatività giuridica. Rispetto a questo scenario, sembra che la teoria politica abbia eletto la nozione di governance a idea privilegiata per descrivere i mutamenti delle interazioni tra istituzioni politiche e interessi presenti nella società. Per queste ragioni, l'analisi condotta nel libro si rivolge ai contesti istituzionali in cui il principio politico-normativo dellagovernance è venuto affermandosi, assumendo il significato che ne connota il suo utilizzo attuale.
Muovendo da una critica di fondo alla "sociologia della globalizzazione", nella misura in cui essa più che un'analisi del presente si svela come un progetto politico-culturale, si tenta di cogliere i punti essenziali che sfidano la filosofia politica dei nostri giorni, ponendo l'accento sulla persistenza della centralità politica e giuridica dell'istituzione statale. In tale prospettiva, quello che nel volume viene chiamato il "paradigma della governance " appare come una proposta teorica che, nel configurarsi come strumento per il superamento delle contraddizioni della democrazia rappresentativa, sembra celare un potente meccanismo di neutralizzazione della conflittualità presente nelle società contemporanee e di spoliticizzazione dello spazio collettivo.

mercoledì 26 settembre 2012

luca cangemi - le lotte costruiscono il futuro



SENZA MAI PERDERE LA TENEREZZA - biografia collettiva di Luca Cangemi


LE LOTTE COSTRUISCONO IL FUTURO!!
per trasformare la società, a partire dai nostri quotidiani percorsi di impegno e mobilitazione,  SOSTENIAMO, a Catania e in tutti i comuni della provincia, il nostro candidato LUCA CANGEMI, nella lista della sinistra unita per Fava presidente.
SOSTENIAMO la candidata alla presidenza della regione GIOVANNA MARANO, espressione dei percorsi di lotta della FIOM.

Domenica 28 ottobre abbiamo l'occasione, con il nostro voto, di dare un segnale forte contro il governo, nazionale e globale, dei poteri forti, delle banche e della finanza e, innanzitutto, di LIBERARE la SICILIA dal sistema poltico-mafioso che ha governato ininterrottamente l'isola, nelle sue versioni cuffariane, berlusconiane e lombardiane. Un sistema che si sta sgretolando e che non può essere salvato dai giochi trasformistici di Crocetta o Micciché, dal fascismo in doppio petto di Musumeci o da quello populista dei forconi, né dal qualunquismo antipolitico.

LE LOTTE COSTRUISCONO IL FUTURO!!
a partire dai nostri quotidiani percorsi di impegno e mobilitazione
per liberare i territori dal dominio della mafia e dei poteri forti,
per una Sicilia terra di pace che respinga la militarizzazione,
per il diritto ad un lavoro libero dallo sfruttamento e dalla precarietà che valorizzi le risorse ambientali invece di distruggerle,
per il diritto ad un sapere critico in una scuola pubblica e riqualificata e in un'università libera dai baroni,
per un piano regionale "rifiuti zero" e per la gestione pubblica delle risorse idriche, come indicato dalla vittoria del referendum,
per costruire insieme una società che valorizzi ogni differenza e respinga sessismo, razzismo, omo/transfobia, specismo e che garantisca una vera giustizia sociale,
per l'alternativa di governo e di società SOSTENIAMO la lista della sinistra unita, SOSTENIAMO GIOVANNA MARANO presidente,
SOSTENIAMO, a Catania e in tutti i comuni della provincia, il nostro candidato LUCA CANGEMI

venerdì 21 settembre 2012

senza mai perdere la tenerezza: biografia collettiva di Luca Cangemi
















“Senza mai perdere la tenerezza”: le parole di Ernesto Che Guevara ci sembrano le più adatte per definire il nostro compagno Luca Cangemi, il suo modo di intrecciare passione politica e riflessione gramsciana, la fermezza che sa esprimere in un’azione per occupare il provveditorato, l’attenzione e la cura verso i ragazzi diversamente abili, nel suo lavoro di insegnante di sostegno.

Chi ha trascorso anche soltanto qualche ora al circolo città futura, conosce l’atmosfera di condivisione, il senso di appartenenza ad un percorso collettivo di trasformazione sociale a partire dalle pratiche di vita quotidiane, la voglia di confronto e di ibrida contaminazione che caratterizza ogni nostro incontro, sempre aperto, informale, ricco di dibattito plurale.

Un modo differente di fare politica che contraddistingue ogni nostra iniziativa, giorno per giorno, dal gruppo di acquisto popolare, che è sia strumento di azione concreta contro la crisi che di costruzione di consapevolezza sociale verso una scelta alimentare e di consumo consapevole, alla costruzione di vertenze, che hanno coinvolto centinaia di cittadine e cittadini, su temi concreti come l’acqua e i rifiuti, all’impegno sul territorio contro i poteri forti e la speculazione edilizia, per costruire dal basso una città differente, in cui le risorse ambientali siano valorizzate e non distrutte.

A partire dal nostro percorso, dalle nostre differenze e dalle relazioni con tante altre realtà con cui condividiamo pratiche politiche, passione e istanze di trasformazione sociale, abbiamo scelto di essere presenti nella lista unitaria della sinistra, con la candidatura del nostro compagno Luca Cangemi, con la convinzione che le elezioni regionali di domenica 28 ottobre siano un'occasione per dare un segnale contro il governo, nazionale e globale, dei poteri forti, delle banche e della finanza, e per liberare la Sicilia dal sistema poltico-affaristico-mafioso che ha governato ininterrottamente l'isola, nelle sue versioni cuffariane, berlusconiane e lombardiane.

Tante e tanti tra noi condividono con Luca impegno e passione da molto tempo, dal movimento della Pantera, con la lunga occupazione di palazzo Sangiuliano e di altre facoltà catanesi, e dall’importante esperienza della “lista contro la mafia”, con cui ci siamo opposti ai baroni dell’ateneo e di cui Luca è stato espressione nel consiglio d’amministrazione dell’università. Espressione, non rappresentante, perché crediamo, oggi come allora, che le lotte non possano essere rappresentate da un singolo, ma che necessitino di soggetti capaci di farsi strumento delle istanze plurali e collettive.

A partire da quelle esperienze di movimento, a ventisei anni Luca, il più giovane parlamentare di rifondazione comunista, continuava insieme a noi il suo impegno sul territorio, sostenendo lotte e vertenze delle lavoratrici e dei lavoratori, denunciando concretamente le infiltrazioni mafiose e affaristiche  negli apparati regionali (sua è la prima interrogazione sullo scandalo dello Iacp). Oltre a farsi interprete delle istanze di movimento per il diritto ad un sapere critico in una scuola e un’università pubbliche (ad esempio nella lunga battaglia sul numero chiuso, che ha permesso a centinaia di ragazze e ragazzi ingiustamente esclusi di rientrare nel corso di studi scelto e di laurearsi), raccoglieva il testimone delle lotte operaie e antifasciste delle generazioni precedenti, riuscendo con un lungo lavoro a far approvare la legge per restituire le pensioni ai tanti lavoratori licenziati per motivi politici.

Sempre aperto al confronto sulle pratiche concrete di trasformazione della società, ha saputo riproporre, insieme a tante e tanti giovani siciliani, gli “scioperi alla rovescia”, mutuati dall’esperienza delle occupazioni delle terre nel dopoguerra, con cui recuperare luoghi abbandonati da restituire all’utilizzo sociale, e al tempo stesso strumento di mobilitazione per il diritto ad un lavoro libero dallo sfruttamento e dalla precarietà.

Senza mai perdere la tenerezza né la passione dell’impegno, Luca è stato sempre attivo nelle mobilitazioni contro la guerra, per la smilitarizzazione di Sigonella e contro il Muos, tenendo sempre presenti gli insegnamenti di Pio La Torre e l’elaborazione preziosa di pratiche di resistenza attiva del movimento delle donne. Con la stessa sensibilità e capacità di mettersi in discussione, ha elaborato il proprio percorso di uomo della differenza, così come ha sempre sostenuto l’impegno di tante e tanti di noi nel movimento lgbtq, dal primo pride catanese alla recente e straordinaria esperienza del queer veggie pride, per costruire insieme una società che valorizzi ogni differenza e respinga sessismo, razzismo, omo/transfobia, specismo e garantisca una vera giustizia sociale.

Potremmo dire ancora molto, è difficile sintetizzare le tante esperienze di lotta ed impegno condivise con Luca, e raccontare appieno il percorso di un compagno tanto appassionato quanto umile, sempre solidale e disponibile. Altre e altri, più di noi, ne conoscono da vicino l’impegno nel mondo della scuola e nelle mobilitazioni dei lavoratori precari, e la capacità di sostenere i difficili percorsi di vita di bambini e adolescenti, dalla sua esperienza di obiettore di coscienza con i giovani di Nesima fino ad oggi con il suo lavoro.

Senza mai perdere la tenerezza, giorno dopo giorno, le lotte costruiscono il futuro.

le compagne e i compagni del circolo città futura

le lotte costruiscono il futuro: luca cangemi, il nostro candidato alle elezioni regionali del 28 ottobre

















Domenica 28 ottobre abbiamo l'occasione, con il nostro voto, di dare un segnale forte contro il governo, nazionale e globale, dei poteri forti, delle banche e della finanza e, innanzitutto, di LIBERARE la SICILIA dal sistema poltico-mafioso che ha governato ininterrottamente l'isola, nelle sue versioni cuffariane, berlusconiane e lombardiane. Un sistema che si sta sgretolando e che non può essere salvato dai giochi trasformistici di Crocetta o Micciché, dal fascismo in doppio petto di Musumeci o da quello populista dei forconi, né dal qualunquismo antipolitico.

LE LOTTE COSTRUISCONO IL FUTURO!
a partire dai nostri quotidiani percorsi di impegno e mobilitazione
per liberare i territori dal dominio della mafia e dei poteri forti,
per una Sicilia terra di pace che respinga la militarizzazione,
per il diritto ad un lavoro libero dallo sfruttamento e dalla precarietà che valorizzi le risorse ambientali invece di distruggerle,
per il diritto ad un sapere critico in una scuola pubblica e riqualificata e in un'università libera dai baroni,
per costruire insieme una società che valorizzi ogni differenza e respinga sessismo, razzismo, omo/transfobia, specismo e che garantisca una vera giustizia sociale,
per l'alternativa di governo e di società
SOSTENIAMO GIOVANNA MARANO, espressione dei percorsi di lotta della FIOM, candidata alla presidenza della regione,
SOSTENIAMO il nostro candidato alle elezioni regionali LUCA CANGEMI

sabato 14 luglio 2012

vergognoso attacco del ministro Profumo ai fuoricorso

















Vergognosa dichiarazione del ministro Profumo, oggi a Palermo: “Credo che la scuola sul rispetto delle regole debba dare un segnale forte. I fuoricorso hanno un costo anche in termini sociali. Dobbiamo creare le condizioni perché i nostri studenti possano seguire con regolarita’ i loro corsi e soprattutto, nel caso in cui abbiano un’attivita’ di lavoro, facciano una scelta: quella del part-time. Questo sarebbe un buon viatico per creare cittadini migliori in grado di gestire il proprio tempo al meglio. Il mio e’ un invito forte alla scuola e all’universita’ anche perche’ i costi del non fare sono costi che il Paese non puo’ piu’ sostenere”.

Le dichiarazioni di oggi del Ministro Profumo all’Università di Palermo, secondo cui gli studenti fuori corso sarebbero un costo sociale, sono un’autentica vergogna.
Dopo i pesantissimi tagli avviati dalla riforma Gelmini – lodata e fatta propria dall’attuale governo – che hanno sottratto all’università pubblica risorse e strutture necessarie, precarizzato ulteriormente il personale docente dequalificando l’offerta formativa, costretto moltissimi aspiranti ricercatori alla fuga verso atenei di altri Paesi per mancanza di investimenti sulla ricerca, il Ministro punta il dito sugli studenti fuori corso accusandoli di essere una delle cause dello spreco di risorse dell’università, piuttosto che, invece, la logica conseguenza della mancanza di investimenti sulla formazione.
A questo si aggiunga la beffa del consiglio agli eventuali studenti lavoratori di optare per il part-time, in una regione in cui quei pochi giovani che hanno un lavoro sono costretti a condizioni di assoluta precarietà, con orari e ritmi di lavoro non certo scelti da loro.
A queste dichiarazioni inaccettabili è necessario rispondere con una grande mobilitazione, contro il governo Monti, per il diritto allo studio, per chiedere un serio investimento sulla formazione e la ricerca come risorsa per lo sviluppo economico e sociale della nostra isola. 

lunedì 21 maggio 2012

no all'attacco al valore legale dei titoli di studio: seminario sull'università

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO
E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA
Seminario di approfondimento
martedì 29 maggio, ore 19, via Gargano 37 Catania
coordina:
Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)
intervengono:
Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici)
Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue)
Felice Rappazzo (docente Università di Catania)
Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)



giovedì 10 maggio 2012

oltre la crisi: la forza e le pratiche delle donne





















La forza e le pratiche delle donne oltre la crisi
Venerdì 11 maggio 2012 – ore 17.00 Aula 67 ex Monastero dei Benedettini Piazza Dante - Catania

ne discutono con
Annarosa Buttarelli Docente di Filosofia dell’Università di Verona e della comunità filosofica Diotima di Verona 
Antonella Cunico - Associazione Femminileplurale di Vicenza,
Giusi Milazzo - Segretaria provinciale SUNIA,
Rosa Maria Di Natale - giornalista e docente di giornalismo
Coordina Anna di Salvo - La Città Felice

C’è una preferenza femminile per le relazioni sperimentata e provata storicamente dove c’è superiorità del pensiero politico e non prevalenza dei rapporti di forza. Attraverso l’analisi della parola economia (Oikonomìa in greco = conduzione equilibrata della casa), scopriamo che nella Grecia classica “l’economia” era legata a un principio che nasce come sapere e non come potere.

Letture consigliate: “Sovrane” di Annarosa Buttarelli e “Per un’Altra Città” di Antonella Cunico da Potere e Politica non sono la stessa cosa (Liguori ED., 2009) Penelope a Davos – Idee femministe per un’economia globale. Quaderni di Via Dogana – Libreria delle donne di Milano (2011) La vita alla radice dell’economia a cura di Vita Cosentino e Giannina Longobardi – MAG, 2007

domenica 15 aprile 2012

solidarietà alle vittime e ai familiari, dopo l'esclusione dal processo del caso Farmacia












Il circolo Olga Benario del PRC esprime piena solidarietà ai numerosi ammalati e familiari delle vittime dei veleni di Farmacia, che si sono visti negare la possibilità di costituirsi parte civile al processo in corso a Catania.

Il coraggio e l’impegno delle vittime e delle loro famiglie è stato l’elemento essenziale che ha consentito di sollevare la scandalosa vicenda di Farmacia, chiamando a rispondere i vertici dell’Università di un comportamento irresponsabile che si è protratto per anni, con conseguenze catastrofiche.

Senza la voglia di verità e giustizia di chi combatte una lotta quotidiana con le malattie contratte nel laboratorio dei veleni e di chi ha perso i propri cari, la società civile e la comunità accademica nulla saprebbero di una bomba ambientale costruita in piena cittadella universitaria, nel cuore del tessuto urbano.

E’ quindi necessario oggi riaccendere i riflettori e sul caso Farmacia e costruire una diffusa solidarietà intorno agli ammalati e alle famiglie delle vittime, sostenendo nonostante le difficoltà, la loro lotta.

 Facciamo un appello, a chi lavora e studia nell’ateneo catanese, alla città intera perché senta l’impegno per verità e giustizia sul laboratorio dei veleni come una battaglia di valore generale, necessaria perché fatti di tale gravità non accadano più.

venerdì 6 aprile 2012

laurea al ministro dell'interno, esempio di piaggeria


Dichiarazione di Luca Cangemi del coordinamento nazionale della Federazione della sinistra:

Le manovre dei vertici accademici dell’Università di Catania per conferire la laurea “honoris causa” all’attuale ministro dell’interno, Annamaria Cancellieri, rappresentano un altro esempio della sciocca piaggeria verso i potenti che caratterizza i vertici dell’Università di Catania. Invece di ripensare alle scelte di un recente passato che ha visto l’Ateneo laureare imbarazzanti protagonisti del potere economico, come Caltagirone, s’insiste nell’uso improprio di un titolo di riconoscimento.
E’ un brutto messaggio che colpisce il prestigio della nostra Università, offrendone l’immagine di un apparato subalterno alla ricerca di qualche forma di benevolenza. Il contrario di ciò che dovrebbe aspirare ad apparire un’istituzione universitaria, che si qualifica come sede di pensiero critico e d’innovazione. Anche questo episodio, che s’inserisce in un quadro di pratiche inaccettabili di gestione della vita dell’Ateneo, conferma la necessità di aprire una radicale battaglia per il rinnovamento dell’università di Catania.

venerdì 2 marzo 2012

8 marzo dedicato a Stefania Noce: il programma delle iniziative catanesi

La vita delle donne non è solo una sequenza di violenze.
E’ forza, autorevolezza, responsabilità collettiva.
L'ampiezza del fenomeno della violenza fra le mura domestiche, nelle discriminazioni sui luoghi di lavoro, nel controllo delle scelte sessuali e di maternità, si scontra giorno dopo giorno con il diritto fondamentale delle donne d’essere cittadine a pieno titolo.
Ad essere minacciata è la nostra stessa vita, integrità fisica. salute, felicità, dignità, soggettività:: tutti i valori inviolabili sui quali si fonda la nostra libertà femminile.
Tutte insieme condividiamo la consapevolezza che la presa di parola pubblica sul tema della violenza alle donne sia indifferibile e siamo unite da un forte senso di responsabilità che muove i nostri pensieri e i nostri gesti, per questo vi invitiamo ad un 8 marzo 2012 dedicato a Stefania Noce ed a tutte le donne in Italia e nel mondo vittime di femminicidio.
GIOVEDì 8 MARZO, DALLE ORE 10,30, presso Auditorium ex-monastero Benedettini
Parole, poesia, sensazioni, immagini, esperienze...



la giornata prosegue con altre due iniziative, promosse da Città Felice:
dalle ore 18, presso la libreria Feltrinelli, "Una stanza per tutte noi", letture di testi di grandi scrittici e poetesse di tutti i tempi, da Saffo a Emily Dickinson, da Virginia Woolf a Luisa Muraro.

dalle ore 20, presso Area Keré, via Macherione, 21, proiezione del film "Camille Claudel".

mercoledì 9 novembre 2011

camila vallejo: per lottare bisogna essere allegri












Da giugno è il simbolo del nuovo Cile. Il suo volto, incredibilmente fotogenico, è ormai il volto dei migliaia di giovani che da mesi protestano quasi tutte le settimane per le strade di Santiago, chiedendo una educazione gratuita per tutti.
La notorietà di Camila Vallejo ha superato i confini nazionali, diventando il protagonista di quel movimento che è stato definito degli indignados.
Ha 23 anni, si sta laureando in geografia, milita nel Partito comunista cileno ed è la portavoce della federazione degli universitari.
Parla al Fatto per la seconda volta, la sua è un’analisi di quanto accade in Cile (la prima intervista è uscita il 31 agosto scorso): “La nostra battaglia per l’istruzione è diventata una lotta per ottenere un Paese migliore, non siamo soli”.
La vostra protesta si è presto trasformata in una lotta più ampia per il cambiamento dell’intera società cilena, come è stato possibile?
L’attuale sistema educativo cileno considera l’educazione non un diritto ma un bene di consumo. Le famiglia devono investire molti soldi per far laureare i propri figli (da circa 30 mila fino a 60 mila dollari per le carriere più care). Pertanto l’accesso all’educazione è condizionato alla disponibilità economica.
Il Cile è stato il Paese in cui, con la dittatura di Pinochet, il neoliberalismo si è sviluppato più che in altri posti: che significa contrastare il neoliberalismo oggi?
Noi usciamo da un lungo periodo in cui il neoliberalismo ha dominato tutti i settori della società, trasformando quelli che sono beni e diritti sociali in ambiti del mercato e occasioni per il lucro, garantendo solo accumulazione di capitale da parte di pochi e non giustizia sociale. Questo è successo soprattutto per la sanità e per l’educazione. Oggi noi proponiamo l’inversione di questa tendenza. Recuperare e salvaguardare questi diritti, sottraendoli al dominio assoluto del mercato.
Il vostro movimento da studentesco è diventato in poco tempo la “testa” di un movimento sociale più ampio, come   ti spieghi questo successo?
Durante la dittatura, molte generazioni precedenti alla nostra hanno potuto solo sognarlo un cambiamento sociale profondo. Il terrore e la paura non permettevano nessuna azione collettiva. Adesso trovano nel nostro movimento un’occasione per manifestare serenamente. Credo che questo sia il motivo principale che ha trasformato una battaglia particolare come la nostra, per una università pubblica e gratuita, in una battaglia più ampia per una società giusta. E il movimento ha così raggiunto un livello di trasversalità sociale che, devo ammettere, sorprende anche noi.
In Italia una delle ultime manifestazioni è stata rovinata da numerosi atti di violenza da parte di frange estremiste, voi come fate fronte a questo genere di problemi?
Dal punto di vista pratico, abbiamo un servizio d’ordine. Ci sono due aspetti: i violenti servono a legittimare le azioni repressive da parte del governo e la criminalizzazione dei movimenti. Il secondo è che la violenza espressa da questi gruppi è in parte riconducibile a una violenza strutturale del sistema, lo dico non per giustificarla ma per comprenderla. I lumpen, i violenti, gli anarchici che distruggono sono il frutto di una società che non investe in educazione.
Sei ormai un’icona della nuova sinistra non solo cilena e la tua immagine è stata anche molto criticata della destra...
Una delle più classiche strategie per annichilire un movimento è ridurlo a un personaggio e criticarlo. Così stanno facendo i media cileni, che sono controllati dai poteri economici vicini al governo. Con le dovute differenze, è come quando si è parlato di castrismo, di chavismo, per screditare i movimenti cubani e venezuelani. Dicono che il Partito comunista mi strumentalizza per strumentalizzare il movimento. È più facile attaccare una persona che centinaia di migliaia.
Ed è più facile se sei donna...
Certamente. Mi sono resa conto solo con questa esperienza delle diseguaglianze reali a cui va incontro una donna che assume un incarico pubblico. Non sono mai stata una femminista. Anche perché spesso il femminismo è solo il polo opposto al maschilismo. Proprio perché sono donna vengono sempre messe in dubbio le reali capacità e vengono fatte insinuazioni del tipo: è arrivata lì perché è carina, oppure perché è un arrampicatrice e una opportunista, oppure perché sta insieme a quello a quell’altro. La solita codardia fascista.
Cosa significa per te essere comunista dopo la caduta del Muro di Berlino e il fallimento dei sistemi socialisti del Novecento?
Non siamo animali rari. Siamo persone normali. Non siamo stalinisti. Vuol dire fare politica cercando di realizzare maggiore sovranità popolare e proporre una politica fondata su una base sociale. E partire dalla difesa dei diritti umani, come stiamo facendo qui in Cile.
Chi sono i tuoi punti di riferimento politici?
Lenin, Gramsci Ma anche personaggi femminili come la cantante Violeta Parra o figure di donne comuniste che hanno combattuto duramente la dittatura di Pinochet. Sto pensando, per esempio, a Gladys Marin.
Quale sentimento ti ha portato a fare tutto questo? Rabbia, indignazione, o altro?
Indignazione, quando scopri i continui abusi e le ingiustizie. Però, ad essere sincera, il sentimento di cui ho più bisogno tutti i giorni, perché il movimento faccia un’azione collettiva efficace, è l’allegria. Il potere sta ben strutturato. È un lavoro ingrato, è una lotta difficile. Ci vuole una allegria che si nutre della gente ad animare il movimento.
Quindi gli indignados devono essere allegri?
Sì. Certo. Il cuore allegro e la mente fredda. Sembrerà una cosa ridicola, ma lottare insieme stabilisce una relazione di fraternità e si lotta meglio se si è allegri.

 
di Manuel Anselmi - Il Fatto Quotidiano 8 novembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

società della conoscenza, capitalismo dell'ignoranza. una proposta di discussione del circolo "olga benario"






















Società della conoscenza, capitalismo dell’ignoranza.

1. La questione della conoscenza come questione globale.

La conoscenza rappresenta un decisivo terreno di scontro tra il capitalismo contemporaneo e ogni istanza di liberazione sociale e umana.
Da un lato è riproposto in forme nuove e brutali l’antico tentativo delle classi dominanti di impedire alle classi subalterne l’accesso ai saperi e, quindi, agli strumenti di analisi e contestazione dell’asserita naturalità dei privilegi.
Dall’altro la natura medesima della produzione capitalistica dei nostri tempi apre una contraddizione formidabile, tra la voracità capitalistica di conoscenze sempre più necessarie alla produzione di merci e l’altrettanto insopprimibile tendenza del capitalismo neoliberista a distruggere le condizioni che permettono alle conoscenze stesse, alla cultura di svilupparsi.
Sono molteplici le forme e i terreni in cui questa contraddizione si rivela distruttiva.
In primo luogo, le politiche neoliberiste hanno innanzitutto colpito la dimensione e l’apertura dei sistemi d’istruzione in tutto il mondo.
Il movimento cileno per la ripubblicizzazione del sistema educativo è straordinariamente significativo non solo per la sua ampiezza e per la sua radicalità ma perché ha posto il problema di sconfiggere il sistema liberista dell’istruzione nel paese in cui esso si affermato nella sua forma più pura, con istituzioni della formazione e della ricerca quasi totalmente privatizzate.
In forme e dimensioni diverse questo è accaduto in molte parti del mondo e oggi è sottoposto a critica in tutto il mondo.
In secondo luogo, un attacco alle condizioni materiali della creazione culturale si è manifestato anche fuori dai sistemi formativi. Dalla produzione teatrale a quella musicale il taglio delle risorse pubbliche crea le condizioni per un abbassamento generale della qualità culturale, per il restringimento dell’accesso a essa, per la limitazione sociale proprio di quelle attitudini critiche e creative che più sarebbero necessarie, persino dal punto di vista produttivo, in una società che deve fare i conti con processi sempre più complessi.
In terzo luogo la cultura in ogni sua forma, nel quadro neoliberista è non solo attaccata nelle sue possibilità di sviluppo e diffusione sociale ma è anche compromessa nella sua natura. I processi di mercificazione e omologazione dell’immateriale, dell’immaginario, dell’informazione sono connessi a un capitale che tende a colonizzare ogni forma sociale, a non avere recinti entro cui contenere la sua tendenza alla valorizzazione.
Infine, la vita precaria di un numero sempre crescente di uomini e di donne (e degli stessi/e lavoratori e lavoratrici della conoscenza) tende a sottrarre tempo all’autoformazione e all’approfondimento.
Il capitalismo contemporaneo, quindi, tende a evocare la conoscenza come asse della società ma a realizzare una catastrofe culturale.
Descrivere tutto ciò, porta non solo alla denuncia di una situazione insopportabile, ma anche all’individuazione di forze concrete di resistenza, che attorno alla questione della conoscenza possano dividere il fronte avversario e realizzare un blocco alternativo. Ancora torna l’esempio cileno, dove attorno al movimento per l’istruzione pubblica si è realizzato blocco sociale che include i lavoratori, ma anche settori intermedi della società e si è rotto un blocco reazionario che aveva guidato socialmente la transizione in continuità con gli anni di Pinochet e che ancora pochi mesi fa era egemone.

2. In Italia.

Gli interventi operati dalla Gelmini, sin dal 2008, sono il più radicale, anche se non il primo, tentativo di allineare l’Italia a quest’onda liberista. Naturalmente dentro una situazione italiana che ha le sue specificità, prima tra tutte le storiche contraddizioni del sistema dell’istruzione nazionale e il particolare condizionamento delle gerarchie vaticane nell’ambito educativo.
L’impatto dei provvedimenti della Gelmini è stato devastante. I numeri dei tagli sono noti, in sintesi possiamo dire che in tre anni si è determinato un intero sistema formativo e della ricerca più piccolo, più inefficace, più discriminatorio negli accessi, più gerarchico al proprio interno.
Le giovani generazioni sono state brutalmente colpite con progressive barriere sociali e condizioni di studio inaccettabili dal punto di vista materiale che da quello didattico. È stato operato un massacro del personale precario sia nella scuola sia nell’università che  provoca, tra l’altro, una forte corrente di emigrazione intellettuale. I lavoratori a tempo determinato dei settori della conoscenza sono stati colpiti in maniera inaudita sul piano dei diritti sindacali, previdenziali, retributivi.
Con particolare virulenza reazionaria sono state colpite le esperienze più avanzate e sensibili socialmente del sistema scolastico: il modello di scuola primaria, l’integrazione dei disabili, i corsi serali. L’istruzione tecnica e professionale è stata funzionalizzata ai desideri di Confindustria per la formazione di manodopera (proveniente dai settori sociali subalterni e dall’immigrazione di seconda generazione) con scarsa qualificazione, bassi redditi e zero diritti. Sul piano della ricerca il governo ha sostanzialmente deciso l’uscita dell’Italia dai paesi moderni.
Una dequalificazione complessiva, una feroce selezione di classe, un’archiviazione della cultura critica sono le caratteristiche essenziali del sistema che è stato disegnato. Un sistema che ci parla del futuro del paese.
Le responsabilità di una simile catastrofe sono complesse. Ha, infatti, trovato molti alleati la feroce determinazione del governo e della maggioranza che unisce ideologia liberista, volontà di scaricare sul settore della conoscenza una larga parte dei tagli alla spesa pubblica, il tradizionale disprezzo della cultura di molta destra italiana. La Confindustria è stata diretta ed esplicita ispiratrice di molte scelte sul settore, concludendo un’opera di pressione che va avanti da anni e che ha condizionato molto anche i governi di centrosinistra. Cisl e Uil hanno compiuto una gravissima scelta di fiancheggiamento dell’esecutivo. La stessa debolezza dell’opposizione parlamentare è frutto dell’egemonia d’idee liberiste sul sistema formativo che toccano ampiamente, in particolare, settori del PD. Infine non è possibile sottovalutare la responsabilità di molti intellettuali e di grandi giornali le cui campagne, alcune vergognose come quella contro i precari, hanno costruito un contesto favorevole all’azione del governo.
Questo quadro così difficile rende ancor più importante l’esperienza delle lotte che si sono sviluppate in questi anni. Il movimento contro i provvedimenti della Gelmini nel 2008 è stato il primo grande segnale di opposizione in una fase in cui il governo Berlusconi godeva ancora di grande consenso. Le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici della conoscenza, dei precari, degli studenti, dei ricercatori hanno costituto in questi anni un punto di riferimento importante, hanno rotto il muro del silenzio, hanno in parte condizionato gli orientamenti politici e sindacali, hanno portato, elemento essenziale, nuove forze all’impegno.
I problemi, naturalmente sono stati enormi: la frantumazione sociale e le tendenze corporative sono fenomeni che negli anni hanno largamente scavato e che mettono sempre in questione l’unità delle lotte, tanto più in una situazione difficile di resistenza. L’inizio di quest’anno scolastico ha visto in particolare una difficoltà nella ripresa delle mobilitazioni, in particolare sul terreno del precariato su cui scontiamo i devastanti effetti delle nuove norme sulle graduatorie che hanno comportato l’emigrazione di migliaia di lavoratori, spesso tra i più attivi.
Più in generale ci appare indispensabile aprire una riflessione generale in cui il movimento di scuola, università, ricerca e cultura (con riferimento ad esperienze straordinarie come quella del teatro Valle) si ricollochi nella nuova fase politica e sociale che sta vivendo il paese, ridefinisca piattaforme, relazioni, forme di organizzazione.
Le questioni che ci sembrano centrali per questa riflessione sono:
- una più stretta azione comune dei diversi settori della conoscenza e delle differenti figure sociali che vi vivono e lavorano.
- una più compiuta e quotidiana relazione con le altre lotte che si sviluppano di fronte all’inasprirsi della crisi e delle politiche di governo e BCE. Questo può essere fatto a partire da una pratica di condivisione non solo di manifestazioni ma anche di riflessioni e soprattutto di luoghi.
- un profilo del movimento che superi un’attitudine difensiva dell’esistente, che pure in parte saranno ancora necessari di fronte alle nuove scelte del governo, privilegiando la costruzione di una piattaforma che ponga l’obiettivo di invertire le tendenze delle politiche del mondo della conoscenza e della cultura. Questo è particolarmente importante di fronte a possibili cambiamenti del quadro politico.
- una discussione seria e non sloganistica intorno al concetto di “conoscenza bene comune” o in altri termini sulle forme in cui il discorso sulla conoscenza diventi centrale in un progetto generale di trasformazione della società, possa essere il cemento di alleanze sociali e politiche.

3. Nel Sud, in Sicilia, a Catania.

Le controriforme della Gelmini e la tragica prospettiva del federalismo hanno reso gigantesca una questione meridionale nel settore della conoscenza che è comunque uno dei nodi storicamente irrisolti.
Com’è noto una quota preponderante dei tagli ha colpito le grandi regioni meridionali e, come abbiamo già scritto, questo provoca una più forte emorragia di risorse intellettuali dal Sud del paese, contribuendo al suo impoverimento.
Le tante vicende d’insegnanti costretti a emigrare al Nord o di ragazzi che, appena diplomati, vanno a cercare opportunità formative altrove, ci dicono non solo di una drammatica condizione umana e sociale ma anche della deprivazione di un territorio, della negazione in radice delle sue possibilità di sviluppo.
E’ chiaro che per cambiare questa situazione è necessario vincere la battaglia più generale per rovesciare radicalmente l’impostazione delle politiche in direzione di un sistema nazionale della scuola, dell’università, della ricerca equilibrato e che faccia un investimento serio sulle regioni meridionali. Questo investimento dovrebbe essere parte di un intervento per il mezzogiorno profondamente rinnovato, che punti proprio su formazione, ricerca e valorizzazione dei beni culturali come assi di sviluppo.
Questo dovrebbe valere non solo per la valorizzazione delle risorse intellettuali meridionali ma in un’ottica mediterranea.
Le rivolte della sponda sud hanno mostrato la straordinaria vitalità di nuove generazioni che non devono essere lasciate sole. La cooperazione sud-sud, in particolare a livello universitario e di ricerca, è un elemento sul quale le regioni meridionali e in particolare la Sicilia, dovrebbero lavorare come elemento di crescita e di affermazione di un ruolo diverso nel Mediterraneo, che è decisivo anche per lo sviluppo economico.
Su questo obiettivo è possibile e necessario attivarsi da subito, anche dal basso, premendo sulle singole istituzioni universitarie, oltre che su regioni ed enti locali e attivando relazioni e scambi con il mondo universitario dei paesi dell’Africa settentrionale.
Una verifica, in rapporto con le organizzazioni sindacali, in particolare la FIOM, e con le RSU va fatta rispetto allo stadio dei rapporti tra ricerca e mondo produttivo nel Mezzogiorno, per denunciare scelte strumentali e di corto respiro e aprire vertenze. Il caso ST, per la dimensione dell’insediamento produttivo e per i fitti rapporti sviluppati con il mondo accademico negli anni, acquista il valore di un caso paradigmatico dei limiti dei rapporti tra ricerca e produzione nel Mezzogiorno d’Italia.
Sul piano del sistema scolastico al livello regionale e locale la lotta contro il disegno della Gelmini va condotta assumendo con forza la questione delle strutture.
Una questione che incontra i problemi della controriforma e dei tagli a due livelli: da un lato le cosiddette “classi pollaio”, dall’altro le percentuali risibili d’istituti che garantiscono il tempo pieno e il tempo prolungato.
Sul primo problema ogni anno la denuncia di classi così piene da rendere impossibile la didattica e da mettere a rischio elementari norme di sicurezza si spegne nelle prime settimane di scuola. È necessario dare continuità a un’azione concreta di verifica delle condizioni effettive di lavoro e di studio.
Più in generale è necessario costruire politicamente l’ipotesi di un grande piano di adeguamento dell’edilizia scolastica, che sarebbe anche una grande occasione di lavoro. È possibile e necessario che per questo progetto operino insieme studenti, lavoratori della scuola, la Fillea, organizzazione dei lavoratori edili.
Sul secondo problema, è necessario aprire nel sud, con regioni ed enti locali, una vertenza per un adeguamento di strutture e servizi che permettano di aumentare sensibilmente la quota di tempo e tempo prolungato, via maestra per una nuova offerta formativa, in particolare nelle aree più disagiate socialmente, e per  garantire un allargamento degli organici.
È necessario dalle regioni meridionali, dove si concentra il precariato, rilanciare un forte impegno nazionale per la stabilizzazione. Il discorso va ripreso a partire dalle richieste di totale ritiro dei tagli e d’istituzione di un organo aggiuntivo d’istituto e dal rilancio del percorso, già previsto da una legge dello Stato, di rapida stabilizzazione di tutti i precari delle graduatorie ad esaurimento. Questa deve essere la precondizione per avviare una nuova fase di reclutamento, aperta alle giovani generazioni di laureati.
Su un piano più generale, dal sud è necessario costruire un salto di qualità nell’incontro tra i saperi e i movimenti di lotta. Pensiamo alle tante lotte per la difesa dell’ambiente e del territorio che trarrebbero una carica straordinaria dall’intreccio con i saperi complessi di cui sono portatori i lavoratori della conoscenza. Da questo intreccio può nascere un’unificazione e un impatto generale di lotte che, troppo spesso, sono tanto importanti quanto disperse. Da questo intreccio possono nascere, inoltre, piattaforme di proposta articolate in grado di far contare politicamente questioni decisive.
È dal Mezzogiorno che un movimento per la conoscenza come bene comune può manifestare tutta la carica di trasformazione.


Nota di lettura: nel testo usiamo la dizione lavoratori e lavoratrici della conoscenza ed in particolare per la scuola non facciamo distinzione tra figure docenti ed ATA. Pensiamo infatti che, pur riconoscendo la specificità di ogni esperienza professionale, sia necessario anche uno sforzo linguistico di unificazione del mondo del lavoro.

venerdì 7 ottobre 2011

oggi in piazza contro i tagli alla scuola, manifestazione anche a Catania

foto di alberta dionisi - dicembre 2010, catania






Appello per la mobilitazione studentesca del 7 ottobre

Nell’epoca della crisi finanziaria globale, del neoliberismo senza confini geografici e dell’individualismo sfrenato contare è privilegio riservato a pochi. A contare sono i potentati economici e le multinazionali del pianeta che decidono i ritmi di consumo e inquinamento del pianeta, che impongono, come in Grecia e in Spagna, all’Italia una finanziaria di lacrime e sangue lasciando libere le speculazioni sui mercati. A contare è il ministro Tremonti. In questi anni abbiamo contato tutti i miliardi di euro che ha tolto a scuole e università pubbliche, al diritto allo studio, ai trasporti per gli studenti e all’edilizia scolastica.
Durante l’anno scorso abbiamo costruito un grande Autunno di lotta e di partecipazione, trasformando le nostre scuole dal basso con l’AltraRiforma. Democrazia e diritti non sono state semplici parole d’ordine nelle scuole e nelle piazze. Abbiamo dimostrato che cambiare si può e si deve riprendendo a contare con piccole pratiche e grandi vittorie.
Queste ingiustizie pesano sulla testa dei popoli, in particolare degli studenti destinati alla precarietà. Come sta avvenendo in tutto il mondo, dal Cile al Maghreb, dalla Grecia alla Spagna anche in Italia è venuto il momento di ricominciare a mobilitarci nelle scuole. Il 7 Ottobre costruiremo nelle città di tutta Italia mobilitazioni per riprenderci la possibilità di decidere, di cambiare le cose, di contare davvero.

“Ora i conti li fate con noi!” è il grido di lotta con cui vogliamo lanciare un autunno di mobilitazioni, rimettendo al centro il protagonismo e la partecipazione degli studenti e dei soggetti sociali.
“Ora i conti li fate con noi!” perché non accettiamo che per pareggiare i bilanci, risolvere la crisi delle banche, bisogni calpestare e speculare sui nostri diritti.
“Ora i conti li fate con noi!” perché noi, studenti e studentesse, non accetteremo alcun governo che sperpera risorse in guerre, grandi opere inutili e corruzione mentre le nostre scuole cadono a pezzi,
“Ora i conti li fate con noi” è la nostra ribellione a una scuola vecchia di cent’anni in cui non possiamo contare, ma che cambieremo fino in fondo.
“Ora i conti li fate con noi” è una promessa. Siamo stanchi di anni di false riforme e tagli, siamo stanchi della precarietà a cui vogliono destinarci.
“Ora i conti li fate con noi” perché siamo noi quelli capaci di riprenderci questo tempo che ci è stato rubato, capaci di lottare ancora, convinti che è possibile cambiare e che saremo noi a determinare questo cambiamento.

Non ci fermeranno i palazzi vuoti del governo, ormai pieni solo di corruzione e autoritarismo: vogliamo aprire una stagione non solo di lotte, ma di vittorie. In questo tempo di crisi noi possiamo vincere e riprenderci tutto. Vinceremo le nostre lotte nei territori e nelle città, contando ogni passo fino all’infinito.


Corteo da Piazza Roma, ore 9

giovedì 6 ottobre 2011

la vergognosa gestione dell'università di Catania liquida i dottorati di ricerca














La decisione del vertice accademico di non finanziare alcuna borsa di dottorato rappresenta un altro duro colpo alla credibilità e alla funzione dell’Università di Catania.
L’istituto del dottorato di ricerca è già stato, in questi anni, duramente colpito dagli alti livelli delle tasse d’iscrizione e, soprattutto, dalla violenta riduzione dell’offerta formativa, risultato di tagli e accorpamenti gravemente penalizzanti sotto il profilo delle opportunità offerte ai giovani e della stessa dignità scientifica dei corsi.
Con la decisione di non attivare alcuna borsa si pone in sostanziale liquidazione il terzo livello formativo degli studi universitari e il più importante canale di accesso dei giovani alla ricerca. L’ateneo catanese si sintonizza, ancora una volta, sulla devastante linea di distruzione dell’università pubblica che caratterizza le scelte del governo.
Le conseguenze per un’intera generazione di laureati sono gravissime, così come lo sono per un intero territorio che vede svanire una delle poche strade di valorizzazione delle proprie risorse intellettuali, decisive in ogni progetto di sviluppo.
Il silenzio delle istituzioni locali su una questione così rilevante è il segno di un degrado ormai inaccettabile.

Luca Cangemi, segretario del circolo Prc Olga Benario