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lunedì 11 novembre 2013

catania, il piano di rientro e i suoi costi sociali

















Uno degli ultimi atti amministrativi della disastrosa gestione delle destre del Comune di Catania e` stata l`adozione, con delibera  del 2 febbraio  2013, del piano  di riequilibrio finanziario pluriennale, atto trasmesso nei tempi previsti dall`art. 243 bis del Testo Unico degli Enti Locali alla Corte dei  Conti, che con decisione del 26 settembre 2013 ne ha certificato la congruita`, facendo di questa fondamentale decisione amministrativa l`atto  che condizionera` nei prossimi dieci anni le politiche di bilancio e  le decisioni di spesa che via via l`ente potra` assumere.
Da una parte il Comune  ha evitato la dichiarazione di dissesto, dall`altra si e` impegnato a riportare in equilibrio i propri conti con un piano di rientro decennale  da circa 527 milioni di euro, da recuperare attraverso previsioni di maggiori entrate o minori spese.
Cosi` nei prossimi anni il Comune dovra`, ad esempio, sensibilmente diminuire la propria spesa per il personale, garantire la copertura tariffaria totale per i servizi di nettezza urbana,  dismettere parte del proprio patrimonio disponibile,  magari cedendolo all`apposito fondo costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti, dismettere alcune partecipazioni strategiche e garantire la copertura  tariffaria del 36% dei costi dei servizi a domanda individuale, come ad esempio il fondamentale servizio dei 14 asili nido comunali che la precedente amministrazione addirittura voleva chiudere.
Non si tratta di impegni  di natura discrezionale, ma di obblighi legislativi a cui l`amministrazione non puo` sottrarsi.
Si tratta di un piano che andrebbe sicuramente migliorato, attraverso la previsione di una progressivita` delle contribuzioni in base al reddito, che il sistema della tariffa unica esclude interamente, ma affermare, come qualcuno fa,  che si possa  mantenere il vecchio sistema tariffario o che addirittura si possa ampliare la pianta organica degli educatori e delle educatrici comunali, facendo finta di non vedere che con l`adozione del piano di rientro tutto questo non e` normativamente possibile, significa illudere colpevolmente le lavoratrici e i lavoratori su cui gia` grava il peso insostenibile delle criminali scelte politiche e amministrative  del passato.
Un’alternativa al piano di rientro ci sarebbe, ma passa attraverso la dichiarazione di dissesto la quale, se non cambierebbe di molto i pesi sociali ed economici che tutti i catanesi saranno chiamati comunque a sopportare, avrebbe l`effetto disastroso di bloccare i pagamenti ai creditori dell`ente, privando la gia` depressa economia locale  di risorse indispensabili per qualsiasi ipotesi di rilancio del tessuto produttivo e un conseguente peggioramento delle condizioni materiali  di vita delle cittadine e dei cittadini.
Tuttavia il dissesto avrebbe comunque un “pregio”: determinando di fatto la decadenza e l`incandidabilita` degli amministratori che lo hanno determinato, renderebbe evidente a tutti  e sanzionerebbe la responsabilita` politica di chi in questi anni ha contribuito al saccheggio delle casse comunali per puri interessi clientelari e di potere.
Si tratta di responsabilita` chiare e inequivoche, di cui l`amministrazione Bianco non puo` dirsi immune poiche`, come e` noto, presenta nella sua maggioranza  significativi elementi di continuita` con le  criminali gestioni Scapagnini e Stancanelli e perche` i  partiti che la sostengono sono gli stessi che a Palermo e a Roma fanno parte di coalizioni di governo su cui grava la responsabilita` politica di avere contribuito a soffocare le finanze degli enti locali, rendendo spesso inesigibili i diritti sociali legati ai servizi pubblici essenziali che i comuni dovrebbero garantire.
Quest`ultima affermazione e` supportata da una pur sommaria analisi delle cause che hanno portato il comune di Catania sull`orlo del dissesto, cosi` come certificato dalla stessa Corte dei Conti.
Analizzando la relazione dei magistrati contabili si scopre subito, infatti,  che dei 527 milioni di euro   di cui si compone il piano di rientro, circa 202 milioni di euro  sono dovuti alla pessima gestione delle amministrazioni  del passato ( ai 140 milioni di disavanzo vanno sommati infatti i 62 milioni di accantonamenti per il ripiano dei c.d. residui attivi, crediti di dubbia esigibilita` che nel passato hanno rappresentato la principale voce contabile con cui mascherare la gestione ballerina del bilancio comunale) mentre ulteriori 139 milioni sono dovuti a previsioni di minori trasferimenti erariali, diretta conseguenza delle manovre finanziarie votate dal governo regionale e nazionale.
Come dire che le cause del dissesto sono in gran parte dovute al cocktail micidiale di pessima amministrazione locale e di criminale politica nazionale che, in ossequio ai dikat dei mercati finanziari, rendera` nei prossimi anni quasi impossibile la vita delle comunita` locali e degli enti che le amministrano.
Questa e` la dura verita` che ci raccontano i numeri; alle cittadine e ai cittadini, e principalmente a chi si propone di costruire una seria e responsabile alternativa politica e sociale, spetta il compito di riflettere su di essi e di lavorare affinche` non siano sempre i  soliti noti a dover pagare i costi sociali di questo disastro, senza demagogiche e inutili fughe in avanti e senza  altrettanto colpevoli omissioni delle responsabilita` di chi ci ha portato a questo punto.

circolo città futura

domenica 20 ottobre 2013

no al circo con animali! lettera alle scuole e ai comuni

SPECISMO è RAZZISMO!






















La presente lettera verrà spedita a tutte le scuole e a tutte le amministrazioni comunali della provincia catanese corredata dalle firme di associazioni e singoli cittadini. Sottoscrivete in tanti entro domani! La lettera dev'essere inoltrata subito! Giovedì 24 ottobre il circo di Viviana Orfei inizia gli spettacoli alla Playa di Catania. BOICOTTARE E' UN DOVERE CIVICO!

MA CHE FINE HANNO FATTO I PAGLIACCI DEI MANIFESTI DI UN TEMPO? VUOI VEDERE CHE SONO STATI MANGIATI PER SBAGLIO DAL POVERO LEONE BIANCO O DALLA TIGRE ROSA GIALLA E BLU IN CRISI DI IDENTITA’?

Fino a pochi anni addietro l’arrivo di un circo in città era preannunciato da grandi manifesti colorati da cui un bel faccione di clown sorrideva a grandi e piccini, promettendo allegria e ingenue risate. Erano i pagliacci la grande attrazione del circo e poi i giocolieri, gli uomini e le donne volanti sui trapezi, l’emozione di uno spettacolo antico in cui c’erano “anche” il leone o l’elefante indiano, c’erano “anche” gli animali. Ma la vera grande attrazione per i bambini erano loro: i pagliacci! Oggi nei manifesti dei circhi il faccione del clown è letteralmente scomparso: unica “merce” esposta a grandi e piccini dai grandi manifesti affissi anche negli spazi non autorizzati sono loro, leoni e tigri bianchi e rosa, l’ippopotamo più grande del mondo, tutti in primissimo piano, a testimoniare la barbarie e la voglia immorale di far divertire i nostri bambini sulle sofferenze di animali costretti in gabbia e sottoposti ad addestramenti che ne snaturano la loro natura e offendono la dignità di quei poveri animali e degli esseri umani che corrono ad ammirare le meravigliose creature della savana con lo stesso spirito con cui qualche secolo addietro si accorreva nelle piazze ad ammirare e a ridere dei selvaggi con la pelle nera importati dall’Africa per essere venduti come schiavi. La logica di chi sta ammazzando lo spettacolo del circo dall’interno è semplice e funzionale al teppismo di massa a cui vengono da decenni “diseducati” i nostri figli e le nostre figlie dai media e dai modelli consumistici: chi volete che sia ancora così ingenuo da ridere dei lazzi dei clowns o delle torte in faccia? Chi pensate che possa ancora emozionarsi a guardare col naso in su gli angeli del trapezio? Ci vuole la belva feroce, ma non semplicemente il leone che salta l’anello di fuoco, ora il leone dev’essere bianco e non basta più nemmeno l’elefante che si regge su una zampa; ora ci vuole l’animale più esotico che esista, ci vuole l’ippopotamo più grande del mondo costretto a muoversi in una vasca da bagno, perché sarà proprio lo spettacolo dello snaturamento di un essere senziente a suscitare la curiosità e il divertimento di grandi e piccini. Ora il pubblico riderà unicamente della feroce tigre che si comporta come un gattino d’appartamento, riderà della giraffa costretta a muoversi in uno spazio totalmente estraneo ai suoi bisogni d’animale selvatico e che magari domani tenterà inutilmente di fuggire a un destino infame per morire di crepacuore in mezzo al traffico cittadino… Questa è l’etica dei circhi che in questi giorni stanno invadendo le piazze di tante città etnee invitando grandi e piccini a ridere della violenza perpetrata a danno di creature innocenti. Ecco allora che non è assolutamente giustificabile la scelta che operatori scolastici e genitori poco sensibili ai problemi educativi e di formazione dell’infanzia potrebbero compiere in questi giorni accettando l’invito dei circhi-zoo a portare intere scolaresche ad assistere allo spettacolo più antieducativo del momento. Ecco dunque il perché dell’invito che tanti esponenti della SOCIETÀ CIVILE (non solo animalisti, ma sottolineo, SOCIETÀ CIVILE) oggi inoltriamo a dirigenti scolastici e docenti della scuola dell’obbligo, agli amministratori delle città impegnati nel difficile compito di rendere i nostri territori meno violenti e più vivibili per tutti, affinché non accettino di sporcare le coscienze dei nostri figli con la barbarie del circo con animali.

Mario Bonica per Catania Antispecista.

(il circolo città futura aderisce all'iniziativa)

giovedì 27 giugno 2013

comunismo e cura, pratiche d'amore



















“Quando sei nato non puoi più nasconderti”. Mi piace iniziare così, con la citazione del titolo di un celebre film di Marco Tullio Giordana, il mio report sul mio percorso di vita, politico e lavorativo. E, se come diceva Gramsci le autobiografie sono un atto d’orgoglio, con quest’incipit ho quanto meno l’impressione di agire con più umiltà, presentando come necessaria e inevitabile la mia scelta di operare nell’ambito del volontariato e di essere un’attivista comunista.
Due percorsi che non si escludono, ma si intersecano e si nutrono vicendevolmente di linfa rinnovata, sfatando le convinzioni di quanti credono ancora che la sinistra non si sposi con il messaggio cristiano. Ma quale messaggio è più dirompente, rivoluzionario, ecumenico ed innovativo se non quello di Cristo che auspicava l’aiuto reciproco, lottava contro ogni forma narcisistica di individualismo, per risvegliare la coscienza morale insita in ogni essere umano? E poco importa se sia stato Cristo o qualcun altro a predicare l’amore per il prossimo, quello che più importa è che, se davvero si è uomini e donne, dotati e dotate di raziocinio e di animus, non ci si può nascondere dietro l’indifferenza e il più comodo qualunquismo dinanzi alle difficoltà che hanno coloro che condividono con noi lo stare nel mondo.
Per dirsi cittadini/e attivi/e non basta semplicemente appartenere a una comunità, usufruire dei suoi servizi e godere a vario titolo di rapporti sociali, ma è necessario agire la cittadinanza, vale a dire partecipare attivamente, ciascuno con le sue potenzialità e nei modi più congeniali al suo essere, in modo tale che il nostro passaggio su uno dei tanti mondi possibili in cui ci è stato dato di vivere abbia un senso per noi e per gli altri. Se mi volgo indietro nel tentativo di ricostruire i quadri della memoria per rintracciare il momento in cui decisi di praticare il volontariato, mi  vengono in mente le parole del vangelo di Giovanni (20, 15-19) che rappresenta il momento in cui Cristo, dopo la resurrezione, nello spezzare il pane disse a Pietro: “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Chi gode di buona salute o di una giovane età, o di entrambe le cose, a volte non si rende conto di quanto sia difficile per una persona con problemi motori compiere anche il più facile dei movimenti. Ecco cosa mi ha spinto quasi venti anni  fa ad iniziare a fare volontariato con i fratelli e le sorelle in difficoltà. Ogni volta che parto per un pellegrinaggio o sono impegnata in una giornata con coloro che sono in difficoltà ritorno a casa carica di nuova energia e di nuove esperienze che mi permettono di apprezzare la vita nelle semplici cose quotidiane. Non si tratta soltanto di un tuffo nel dolore per trarre egoisticamente quello che c’è di buono, ma di un vero e continuo cambiamento e rimodellamento di prospettiva nell’approccio alla vita.
Dalle piccole cose nascono le grandi cose e dai piccoli passi nasce un grande viaggio, quello della vita, che è unica e irripetibile e a cui soltanto noi, se veramente lo vogliamo, possiamo dare una direzione di senso, ritrovando la bellezza al di là delle nostre paure, dei nostri fantasmi e del nostro presunto concetto di “normalità”. Conoscendo gli altri si conosce meglio se stessi e si entra in contatto con i recessi più intimi della nostra anima che, soli, ci consentono di vivere nella verità, quella che cerco di perseguire con ostinazione.
La pratica della cura sperimentata all’interno dell’associazione di volontariato ha influenzato successivamente le mie scelte lavorative inducendomi a completare il mio curriculum di studi con il conseguimento del titolo di specializzazione all’insegnamento per le attività di sostegno che ho impiegato per divenire docente di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado. Una scelta pienamente sentita e rinnovata quotidianamente sul campo attraverso il rapporto educativo-didattico che di anno in anno si instaura con i ragazzi e con le ragazze in condizione di diversabilità che mi sono stati/e assegnati/e. Si tratta di un’esperienza di insegnamento che va ben al di là dei ristretti recinti disciplinari inducendoti non soltanto a cimentarti in discipline lontane dal tuo percorso di studi, ma anche a metterti in gioco per superare giornalmente le difficoltà di contesto determinate dalla mancata, finta o debole accettazione di quanti fra colleghi e colleghe credono che il docente di sostegno sia una figura accessoria e per di più agevolata dovendo prendersi in carico un solo o al massimo due elementi. Talvolta ci si imbatte in difficoltà di contesto dovute ad una non ben radicata cultura dell’integrazione che rende miopi e poco lungimiranti sull’importanza che riveste l’inserimento delle persone diversabili nel contesto scolastico, che per eccellenza dovrebbe essere il nucleo preparatorio della società.
Dall’inizio della mia carriera d’insegnante di sostegno ad oggi mi è capitato più volte di sentire pareri discordanti sull’inserimento degli/delle alunni/e diversamente abili con  riferimenti nostalgici alle scuole differenziali di un tempo. L’integrazione può e deve avvenire attraverso il coinvolgimento scolastico e non attraverso le scuole speciali, ciò che deve migliorare, semmai, è il modo in cui si opera. L’aumento delle ore di sostegno, del personale igienico sanitario, l’efficienza delle strutture e dei luoghi scolastici sono le condizioni necessarie perché si operi in vista di un’effettiva integrazione. Quello che dovremmo sforzarci di comprendere è che è proprio la differenza a costituire una ricchezza e che dovremmo utilizzarla come risorsa per la società intera. Non è raro accorgersi del fatto che in alcuni casi a scuola si  ripetano le stesse dinamiche della società, dinamiche volte a massificare l’opinione e a spegnere la specificità delle singole individualità.
E del resto la lotta per il mantenimento della specificità individuale nel rispetto del bene collettivo non è che uno dei tanti fronti in cui si dispiega l’attivismo comunista, che ho intrapreso da qualche anno e respirato da quand’ero bambina. Il ritorno a Catania, mio luogo di nascita, è stato un vero e proprio ritorno alle radici, intese come basi essenziali per il dispiegarsi della mia personalità. L’incontro con i compagni e le compagne è stato vitale e salvifico nel momento in cui ha dato ulteriore conferma ai miei convincimenti. Soltanto impegnandosi concretamente in modo tale che tutti possano usufruire delle stesse opportunità, senza che si ripetano cristallizzate disuguaglianze, si può avere la sensazione di esercitare al meglio la cittadinanza. Condividendo desideri, lotte e modi di essere, essendo semplicemente se stessi, come accade nel circolo Città Futura di Catania, puoi avere anche un’altra opportunità non indifferente, quella di ascoltare, di essere ascoltato e di ascoltarti, evitando il rischio di essere profeta/essa o schiavo/a di una verità assoluta.

Marinù Biscuso

sabato 27 aprile 2013

appello contro la scuola-quiz






















Un importante appello contro le prove INVALSI, tra i primi firmatari Moni Ovadia, Alberto Burgio, Maria Grazia Campari, Pietro Barcellona, Luciano Canfora...

Dal 7 al 16 maggio prossimi nella scuola italiana, dalle elementari alle superiori, si ripeterà il distruttivo rito dei quiz-Invalsi, imposti come presunta misura della qualità del lavoro dei docenti e degli studenti e come valutazione, velleitaria e strumentale, del livello di istruzione fornita dai singoli istituti. In strutture inadeguate e in classi sovraffollate il MIUR (Ministero Istruzione, Università, Ricerca) cercherà di accelerare ulteriormente il percorso verso una distruttiva scuola-quiz, in un quadro generale di progressivo immiserimento dell'istruzione pubblica del nostro paese, che peserà come un macigno sulle future generazioni. La politica continua di tagli agli investimenti nella scuola e nell’Università dell’ultimo ventennio non poteva che determinare la situazione patologica attuale, che spiana la strada alle "proposte" private. Ma, mentre si minavano le condizioni strutturali della scuola pubblica, si è imposta anche nel nostro paese un'idea di scuola tutta schiacciata sulla presunta “valutazione”, secondo i catastrofici criteri della scuola-azienda, finalizzata a fornire l’istruzione come se fosse una qualsiasi merce in compra-vendita.L'utilizzo delle prove a quiz come criterio di giudizio della qualità dell’insegnamento e della scuola, a partire dalla seconda elementare fino all'accesso all'università e alla professione docente, ha assunto ormai nel sistema scolastico e universitario italiano una centralità impressionante, imposta e acquisita anno dopo anno in un silenzio sproporzionato a fronte delle trasformazioni profonde e deleterie che hanno investito la scuola, le discipline e la trasmissione della cultura. I quiz standardizzati avviliscono il ruolo dei docenti e della didattica, abbassando gravemente la qualità della scuola. L’inserimento di questa tipologia di prova in modo martellante, e collegato alla valutazione dell'efficacia della scuola, influenza in modo cruciale l'impostazione quotidiana della didattica, spingendo i docenti ad abdicare alla loro primaria funzione intellettuale e a piegarsi all'addestramento ai quiz, provocando la marginalizzazione delle materie non coinvolte nella valutazione e insieme il degrado delle discipline interessate: riduzione al problem solving per la matematica e per l'italiano oscuramento della complessa composizione scritta a favore della comprensione del testo, del quale non importano più i messaggi autoriali veicolati o il loro significato storico-culturale; un brano d'autore diviene un segmento intercambiabile, avulso dal contesto soggettivo e oggettivo che lo ha prodotto e la sua fruizione annulla anche la soggettività del lettore-studente, chiamato a risposte veloci, univoche, piatte e arbitrarie. Impartire un tale insegnamento significa annullare le soggettività coinvolte nell’atto pedagogico: ad uno studente privo di pensiero critico corrisponde un docente trasformato in tabulatore sempre più lontano dall’autonomia e dalla libertà d’insegnamento. L'impostazione standardizzata è assolutamente inadeguata a rilevare il grado di preparazione di uno studente, di un aspirante docente, di un aspirante studente universitario, né tanto meno è in grado di dare indicazioni serie sull'efficacia di un docente o di un'istituzione scolastica; non è pensabile che in base a queste prove, per altro costosissime, e ai loro risultati sia possibile per un docente, per una scuola, per il sistema scolastico generale ottenere indicazioni serie di miglioramento. Come ha detto, brutalmente ma efficacemente, Luciano Canfora: “Per vedere la maturità di una persona è necessario che componga un testo di senso compiuto, non che faccia queste prove irrilevanti dove un cretino che ha una buona memoria supera i quiz e una persona di cultura che non ricorda un dettaglio viene esclusa”. Ma soprattutto la standardizzazione del lavoro scolastico e dell’apprendimento è un obiettivo cruciale nella logica dell’istruzione-merce e della scuola-azienda. Essa serve a modificare alla radice il lavoro didattico, imponendo un modello universale di insegnamento-infarinatura, costringendo il docente a seguire procedure prestabilite e generalizzabili, modificando alla radice i testi scolastici. Una volta realizzata la standardizzazione e la verifica omologata dell’insegnamento, verrebbe meno la stessa necessità della presenza dei docenti con le attuali professionalità. Per realizzare e valutare i quiz/test e con essi il rendimento di uno studente e di un istituto scolastico non serve nemmeno uno specifico curriculum universitario o di qualità vera: si tratta di un lavoro subordinato, meccanico e ripetitivo, eseguibile anche da personale a bassa qualifica, persino non laureato. I/le docenti che si prestano passivamente a collaborare alla scuola-quiz e al processo di “invalsizzazione”, contribuiscono fattivamente, coscienti o meno, alla eutanasia di una professione , oltre che all’immiserimento della scuola pubblica. Non a caso, per mettere a punto i sistemi di valutazione aziendalizzante il MIUR ha coinvolto associazioni della Confindustria, portatrici di interessi che dovrebbero restare lontani dalla scuola pubblica e dalle sua finalità: interessi che da anni spingono affinché la scuola italiana si adegui alle esigenze del sistema produttivo; poiché per essi la fase attuale ha bisogno di una scuola che non miri più alla formazione complessiva dei futuri cittadini, ma che addestri una forza lavoro in possesso di competenze generiche e flessibili, capaci di adattarsi alla condizione di precarietà endemica che li aspetta nel mondo del lavoro. Ecco perché i quiz, spesso demenziali, si rivelano pericolosissimi per la libertà d’insegnamento, per la trasmissione del nostro patrimonio culturale alle future generazioni e per la funzione sociale che la scuola italiana fino ad oggi (anche se con molte lacune) ha svolto.Nei sistemi anglosassoni la valutazione attraverso i quiz ha provocato un disastro culturale, così come denunciano migliaia di intellettuali e docenti di tutti i livelli scolastici USA firmatari in questi ultimi anni di numerosi appelli contro i test standardizzati, oltre che promotori di lotte sindacali, culturali e sociali contro i quiz, metro di giudizio della qualità del lavoro scolastico. L'Italia dovrebbe far tesoro di quelle esperienze catastrofiche e mettere a frutto un presunto "ritardo" che invece può rivelarsi salvifico. Pertanto noi uomini e donne di cultura, noi che lavoriamo nei sistemi di istruzione ai vari livelli, noi cittadini sensibili alla funzione decisiva della scuola pubblica nella formazione complessiva dello studente quale futuro cittadino, dichiariamo la nostra ferma contrarietà ai test/quiz standardizzati e all’uso dell’Invalsi come strumento di valutazione dell’istruzione pubblica. E chiediamo ai docenti, agli studenti e a tutti i cittadini interessati a difendere e a migliorare la scuola pubblica di aiutarci a fermare la scuola quiz, il Sistema di (s)valutazione basato sui test Invalsi, l'uso di indovinelli per imporre una scuola miseria, degradata e impoverita per lasciare il posto alla scuola privata e alla mercificazione dell’istruzione e della cultura. Aiutateci ad imporre al futuro Parlamento di affrontare seriamente la questione della qualità della scuola e dell’Università pubbliche, invertendo la tendenza al loro immiserimento e dotandole di massicci finanziamenti, cancellando nel contempo la pratica dei quiz valutativi dall'attività didattica e dalle prove concorsuali e/o di accesso a corsi universitari.

lunedì 18 marzo 2013

a scuola di sentimenti: inaugurazione mostra e aperitivo















sabato 23 marzo, alle 18,30,
al circolo città futura, via gargano 37 catania,
A SCUOLA DI SENTIMENTI,
incontro plurale e differente tra generazioni a scuola,
inaugurazione della mostra WE DON'T NEED NO EDUCATION, "essere" nei sentimenti e nella storia, di Mauretta Nanni (dall'ITIS Galilei di Roma),
APERITIVO,
bookcrossing corner, libri da scambiare e condividere,
alle 20,30, a luci spente per l'ora della terra

martedì 5 marzo 2013

marzo, tante iniziative al circolo città futura

































SABATO 16 MARZO
dalle ore 19,
presentazione del libro di Luca Cangemi L'ELEFANTE E LA METROPOLI. L'India tra storia e globalizzazione. Ne discutono con l'autore: Ina Asero, Pina la Villa, Maria Rosa Profeta.

segue CENA INDIANA con tante specialità, dalla cucina punjabi a quella tamil.

alle ore 22,
VEGAN CAKE CONTEST, la gara per la torta più golosa.

SABATO 23 MARZO
alle ore 18,30,
A SCUOLA DI SENTIMENTI,
incontro plurale e differente tra generazioni a scuola,
inaugurazione della mostra WE DON'T NEED NO EDUCATION, "essere" nei sentimenti e nella storia, di Mauretta Nanni
(dall'ITIS Galilei di Roma)

SABATO 30 MARZO
manifestazione nazionale NO MUOS a Niscemi

lunedì 25 febbraio 2013

tante iniziative a marzo 2013


































marzo 2013: tante attività al circolo città futura
via Gargano 37 Catania

SABATO 2 MARZO
alle ore 17, 
NO AL BULLISMO! incontro plurale, differente e solidale contro ogni forma di violenza. promosso con la Ragna/tela contro la violenza.

DOMENICA 3 MARZO
dalle ore 10,30 alle 13, 
è GAPrimavera! MERCATINO del BIO e dell'ARTIGIANATO.
i prodotti del GAP, bio, a chilometro zero e prezzi popolari
e tante creazioni artigianali e in materiali di riciclo.

SABATO 16 MARZO
dalle ore 19, 
presentazione del libro di Luca Cangemi L'ELEFANTE E LA METROPOLI. L'India tra storia e globalizzazione. Ne discutono con l'autore: Ina Asero, Pina la Villa, Maria Rosa Profeta.

segue CENA INDIANA con tante specialità, dalla cucina punjabi a quella tamil.

alle ore 22, 
VEGAN CAKE CONTEST, la gara per la torta più golosa.

domenica 17 febbraio 2013

No al bullismo! sabato 2 marzo incontro plurale, differente e solidale contro ogni forma di violenza























gli atti di bullismo, tragicamente in aumento, non sono incidenti di percorso dell'adolescenza e non riguardano soltanto il contesto scolastico.
il bullismo è una delle forme in cui si manifesta la violenza sessista, trans/omofoba, razzista e specista che pervade una società sempre più in crisi.
vogliamo discuterne insieme, in un incontro plurale, differente e solidale in cui esprimere le nostre opinioni, condividere le nostre esperienze, per costruire iniziative efficaci contro ogni forma di violenza.
ci incontriamo sabato 2 marzo, alle 17, in via gargano 37, catania.

leggi la lettera contro il bullismo di una studentessa catanese

lunedì 11 febbraio 2013

le iniziative di febbraio 2013


































tante iniziative a febbraio 2013, al circolo città futura,
via Gargano 37, Catania.

"In questo paese, in generale, la riflessione e la pratica del rispetto delle diversità e delle minoranze è debole, molto debole. Certo ci sono alcune eccezioni straordinarie, alcune nicchie disseminate, e a queste bisogna aggrapparsi. Mi è capitato di recente di essere invitata a presentare i miei libri a Catania,  da un circolo di Rifondazione comunista che si chiama ‘Città Futura’, dove ho incontrato persone con un senso dell’ospitalità e della solidarietà quasi commoventi. Ho scoperto che ‘Città Futura’ non è semplicemente una sezione di partito, ma una comunità nel senso più alto del termine, nella quale si pratica un comunismo che contempla l’antisessismo, l’antispecismo, il vegetarismo. Fra l’altro,  una buona parte degli iscritti e dei dirigenti di questo circolo è costituita da donne, e non manca qualche coppia gay. E queste persone  sono anche femministe, animaliste e vegetariane, se non vegane. Le due volte in cui sono stata invitata da loro a presentare prima il romanzetto, poi La Bella, la Bestia e l’Umano,  le serate si sono concluse con un momento conviviale e una cena, preparata da loro, rigorosamente vegana. Voglio dire che esistono delle enclave, con la loro sorprendente diversità e coerenza: è la dimostrazione concreta che si potrebbe praticare un altro modo di essere sinistra".
Annamaria Rivera, dal libro di Lorenzo Guadagnucci "Restiamo Animali", 2012

DOMENICA 17 FEBBRAIO
dalle 10,30 alle 13
(appuntamento successivo DOMENICA 3 MARZO)
G.A.P., gruppo di acquisto popolare città futura.

Il G.A.P. è una pratica di resistenza alla crisi attraverso il contatto diretto con i piccoli produttori locali, senza passare dalla grande distribuzione e abbassando i costi.
Il G.A.P. è una pratica di consumo consapevole, che permette di scegliere prodotti locali di qualità e biologici a prezzi popolari, perché mangiare bene non è un lusso ma un diritto.

LUNEDì 18 FEBBRAIO
alle ore 18, in collaborazione con Città Felice, incontro sul libro di Luisa Muraro "Dio è violent". intervengono: Anna Di Salvo, Giusi Milazzo, Chiara Platania, Alberto Rotondo, Dario Stazzone.

SABATO 23 FEBBRAIO
dalle ore 19, presentazione del libro di Dora Marchese SAPERE e/è SAPORE, capitoli di letteratura e gastronomia dal Risorgimento al Neorealismo.

segue CENA VEG con le ricette della letteratura: dal trionfale timballo di pasta al forno dei Viceré di De Roberto alla cucina dei partigiani del Sentiero dei nidi di ragno di Calvino. un viaggio nel gusto a prezzi popolari come sempre!

SABATO 2 MARZO
alle ore 17, incontro plurale, differente e solidale contro ogni forma di violenza,
NO AL BULLISMO!
gli atti di bullismo, tragicamente in aumento, non sono incidenti di percorso dell'adolescenza e non riguardano soltanto il contesto scolastico.
il bullismo è una delle forme in cui si manifesta la violenza sessista, trans/omofoba, razzista e specista che pervade una società sempre più in crisi.
vogliamo discuterne insieme, in un incontro plurale, differente e solidale in cui esprimere le nostre opinioni, condividere le nostre esperienze, per costruire iniziative efficaci contro ogni forma di violenza


mercoledì 30 gennaio 2013

taglio vacanze scolastiche, manovra vergognosa



















dichiarazione di Luca Cangemi, segretario circolo "Olga Benario" del PRC

La farsa della proposta di Monti sul taglio delle vacanze scolastiche, lasciata circolare per un giorno e poi smentita, è la solita manovra, cucinata in forme diverse ma sempre con gli stessi obiettivi: colpire i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola, aumentare e dequalificare il tempo di lavoro, introdurre mansioni improprie e figure private (come quelle connesse alla trovata della scuola-parcheggio estiva), gravare sempre più le famiglie di contributi scolastici. Dietro questa proposta, così come quelle sull’orario di qualche mese fa, vi è un’ideologia che odia la scuola pubblica e disprezza chi vi lavora. Oggi si lancia la provocazione per fare un po’ di demagogia a fini elettorali e per preparare il terreno a futuri interventi.
Ovviamente questi signori che fremono per tenere aperte le scuole ad Agosto, sono gli stessi che, con i tagli, hanno drasticamente diminuito il tempo scuola vero, affossato discipline fondamentali, diminuito le ore di lezione e di laboratorio, reso impossibile il tempo pieno e il tempo prolungato nella maggior parte del paese, in particolare al Sud.
Il mondo della scuola deve rimandare al mittente questa volgare demagogia e prepararsi a una nuova stagione di lotta, per risolvere i veri problemi di un sistema dell’istruzione da troppo tempo sotto attacco.


martedì 8 gennaio 2013

no al bullismo. lettera di una studentessa catanese






















Quando le persone capiranno cosa davvero è, il bullismo, forse qualche provvedimento serio verrà preso.
Sapete perché non accadrà mai? Perché non è ancora ben chiara la differenza tra piccoli insulti fra coetanei ed il bullismo vero e proprio.
Il bullismo non conosce limiti. Non ha durata. E' uno stato di stress continuo.
Anche quando credi che, forse, per un giorno ti lasceranno in pace, sbagli.
Sono lì, a spostarti la sedia.
Sono lì, a sporgersi verso di te e a sussurrarti malignità nelle orecchie.
Sono lì, quando ridono di te, quando ti sbattono contro il muro, quando ti urtano la spalla in pubblico fingendo di scusarsi.
Il bullismo si annida nei silenzi altrui, di chi vede ma non parla, di chi osserva ma non nota, di chi ti guarda e ti dice: "sei solo una debole."
Sottolineano i tuoi difetti e disintegrano i tuoi pregi.
Deformano la TUA realtà rendendo la vera realtà un inferno privato.
Ma la gente non ci crede.
Non crede che, una volta che ne sei dentro, non ne esci più.
Le sue conseguenze... quelle te le porti dietro fino all'età adulta.
Se qualcuno intorno a te ride, credi che stia ridendo di te.
Se qualcuno avvicina una mano colma di buone intenzioni verso di te, indietreggi, in attesa del colpo, in attesa del bruciore.
Non crederai più. Nei complimenti, negli apprezzamenti sinceri.

I giovani si stanno uccidendo.
C'è chi sopravvive ancora un po', arrancando a stento.
Ci avete lasciati soli. Ci state lasciando soli.
Annegati.
Impiccati.
Contro il vuoto.
Cercando di volare via, ci stiamo schiantando..

Ma continuate a voltare la testa, ecco cosa fate.
Voi adulti, voi che vi schierate con i più forti.
Come fate a dormire sonni tranquilli, sapendo che in quel preciso istante, qualcuno sta decidendo volontariamente di smettere di respirare?
Io impazzirei. IO IMPAZZISCO DA SEMPRE.
Ma ho le mani legate.
Perché le merde esisteranno sempre.
Sempre.

Simona.

giovedì 3 gennaio 2013

capitalism: a love story, venerdì 4 per il circolo cultura e musica la scintilla

venerdì 4 gennaio, alle 19, al circolo città futura, proiezione di "Capitalism: a Love Story" di Michael Moore, per il circolo cultura e musica promosso dal collettivo La Scintilla del liceo Spedalieri, segue dibattito e festa!

lunedì 10 dicembre 2012

no al circo con animali: mercoledì 12 presidio in piazza duomo






















Il 6 dicembre è tornato il circo Orfei in una Catania che gli ha aperto le porte. Ogni angolo della città e le vetrine dei negozi sono tappezzate dai suoi manifesti che vantano di possedere l'ippopotamo più grande del mondo e altri animali resi solamente un'attrazione.
Attrazione per i più piccoli che, sognando di scoprire come sono fatte dal vivo specie ammirabili solo nei cartoni animati e nei documentari, non si renderanno conto della schiavitù che vi è dietro. Non capiranno che i complicati esercizi a cui sono sottoposti sono stati insegnati mediante la violenza e la paura in un ambiente completamente artificiale e inospitale rispetto al loro habitat naturale.
A seguito della drammatica fine del cucciolo di giraffa che non molti mesi fa tentava di raggiungere la libertà a Imola, varie città italiane hanno emesso il divieto di attendamento dei circhi con animali.
Per quanto in Italia vi sia una legge a favore dei circhi è possibile tramite alcune norme impedirglielo.
Chiediamo al Comune di non essere complice di torture e segregazione e di adeguarsi così a molti paesi e nazioni in tutto il mondo.
Il Coordinamento delle associazioni antispeciste catanesi ha indetto mercoledì 12 dicembre alle 10.30 una conferenza stampa con presidio davanti al palazzo comunale.
Aboliamo le schiavitù, educhiamo i bambini al rispetto di ogni essere vivente.

mercoledì 5 dicembre 2012

no al circo con animali, lettera agli operatori scolastici

















Neanche due mesi fa un cucciolo di giraffa concludeva la sua corsa disperata per le strade di Imola, abbattuto da forti dosi di anestetico, sarebbe morto da lì a poco.
Fuggiva dalla sua prigione, il circo Rinaldo Orfei, dove era detenuto dalla nascita in una gabbia insalubre e condannato a una vita di umiliazioni, per soggiogarne la volontà e mortificarne l’esistenza. Non più un essere vivente ma “un’ attrazione”.
Il 6 Dicembre Catania, in virtù di una legge assurda che obbliga i comuni a prevedere delle apposite aree per gli attendamenti circensi, “ospiterà” il circo di Sandra Orfei, che vanta tra le sue “attrazioni” la tigre bianca e ”l’ippopotamo più grande del mondo”.
Come immaginiamo gli ippopotami ? Come pensiamo che debba essere la vita di un ippopotamo felice? Un fiume, il cibo succulento della savana, il piacere indescrivibile di crogiolarsi nel fango per poi lavarsi in un bagno ristoratore.
Come pensate che viva l’ippopotamo più grande del mondo del circo Orfei? In quale fiume si bagnerà ? Quali compagni ippopotami potrà incontrare, per socializzare e crescere come un vero ippopotamo? Che cibo gli daranno per diventare sempre più grasso e sempre più grande, per non smentire la sua fama di “ippopotamo più grande del mondo”?
La crudeltà dell’uomo gli impedisce quasi tutti i comportamenti naturali; intrappolato in una vita da recluso e schiavo non sarà più un ippopotamo, avrà perso la dignità, per trasformarsi in oggetto di divertimento, attrazione da circo appunto.
Ogni anno sotto Natale, in omaggio a una finta e discutibile “tradizione”, migliaia di bambini in età scolare vengono accompagnati sotto un tendone, per partecipare a una mistificazione spettacolare della realtà.
Quelle bambine e quei bambini probabilmente si inteneriranno alla vista delle gesta della scimmietta clown o al coraggio della tigre bianca, ma a loro verrà nascosta l’immane sofferenza delle condizioni materiali di vita di questi poveri animali.
Per questo motivo, come realtà individuali e associative, impegnate nella difesa dei diritti degli animali ad un’esistenza libera e dignitosa, vi chiediamo di rinunciare definitivamente a questa riprovevole abitudine.
Una tradizione del Natale che ci piace ricordare è quella del presepe, che non a caso si fa risalire a Francesco di Assisi. Un bambino scaldato dalla vicinanza, dal fiato e dall’affetto di un bue e un asinello. 
Un simbolo universale di accoglienza e solidarietà fra tutte le specie viventi .
Anche in omaggio a questa ben diversa tradizione natalizia , invitiamo tutte/i le/gli insegnanti e operatori scolastici a non portare i bambini al circo, educando così al rispetto dovuto ad ogni specie vivente.

coordinamento delle associazioni antispeciste catanesi

domenica 2 dicembre 2012

per il diritto allo studio e al lavoro, corteo studentesco mercoledì 5 dicembre
















Le nostre lotte faranno scuola - 5 e 6 dicembre di nuovi in piazza!

In un paese che fino a poche settimane fa sembrava totalmente pacificato e rassegnato ai sacrifici imposti dalle politiche di austerity, la presenza di un movimento studentesco ampio e diffuso, capace di portare in piazza istanze vertenziali delle scuole e delle università e di leggerle e contestualizzarle nell’ambito di una battaglia generale, è stata la novità non prevista per molti. Il 14 novembre gli studenti e le studentesse, la generazione precaria, hanno alzato la testa anche nel nostro paese, come Spagna, Grecia e Portogallo. Siamo tornati in piazza il 24, dimostrando di non avere paura, di non essere spaventati dalla repressione messa in campo dalle forze dell’ordine nella giornata del 14. Come studenti e studentesse, torneremo in piazza il 5  e 6 dicembre, in occasione dello sciopero di otto ore indetto dalla FIOM.

Le date del 5 e del 6 hanno un significato importante. Per anni si sono contrapposti i diritti dei “garantiti” alla precarietà dei non garantiti, individuando nelle garanzie degli uni la causa dell’insicurezza degli altri. Ora questa divisione è andata cadendo a causa della crisi, dell’austerità e delle riforme del governo. L’aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, la precarietà che non si sostanzia solo nelle forme contrattuali, ma si manifesta ogni giorno come un male latente. É la precarietà esistenziale, condizione materiale e psicologica tristemente propria oggi di milioni di persone nel nostro paese un numero insostenibile, che delinea i contorni di una crisi generazionale senza precedenti. Questa incertezza riguardo al futuro ormai si è estesa a tutta la società italiana ed è stata utilizzata a lungo come deterrente, come strumento per mettere a tacere le proteste, in una falsa ottica di unità nazionale, in cui tutti devono concorrere a tenere a galla la barca. Una retorica che non possiamo più accettare: il 5 e il 6 è necessario scendere in piazza per dimostrare come i sacrifici che ci vengono chiesti non siano l’unica soluzione possibile, ma come attraverso i saperi, liberi dagli interessi del mercato, sia possibile costruire e creare un cambiamento.

Oggi possiamo vincere. Il governo ha già ritirato l’aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti, il PDL Aprea è stato bloccato, ma tutto questo non ci può bastare!

Vogliamo costruire un paese che si regga sulla democrazia nei luoghi di lavoro e di studio, un Paese dove vengano garantiti i diritti e la dignità, a scuola, nelle università e in fabbrica, vogliamo lottare per un Paese dove l’istruzione e la ricerca abbiano investimenti pubblici per immaginarci un nuovo modello di sviluppo per uscire dalla crisi e per costruirci un presente e un futuro giusto e degno!

IL 5 E 6 DICEMBRE

LE NOSTRE LOTTE #FARANNOSCUOLA!

NON CI FERMIAMO, RIPRENDIAMOCI IL PAESE!

Unione degli Studenti

venerdì 23 novembre 2012

domani in piazza per la scuola pubblica
















Domani, sabato 24 novembre, sciopero generale della scuola
manifestazione a Catania, corteo alle 9,30 da piazza Roma

mercoledì 24 ottobre 2012

giovanna marano a catania, giovedì 25 manifestazione di liberasicilia


















GIOVEDì 25 ottobre, GIOVANNA MARANO alle 20,30 in piazza manganelli a Catania
interverranno a sostegno della candidata alla Presidenza della Regione: Rita Borsellino, Orazio Licandro, Angelo Bonelli, Paolo Ferrero, Antonio Di Pietro, Claudio Fava...

DOMENICA 28 ottobre, LIBERIAMO LA SICILIA, con GIOVANNA MARANO presidente e con Luca Cangemi




giovedì 11 ottobre 2012

12 ottobre giornata nazionale di mobilitazione studentesca


































12 ottobre 2012: giornata di mobilitazione studentesca nazionale

Scenderemo in piazza per riprenderci tutto ciò che ci è stato negato, per riprenderci il diritto ad essere cittadini attivi, a poter scegliere autonomamente dove e cosa studiare senza dover per forza affidarci alle nostre famiglie, per riprenderci le nostre scuole ormai in balia dei privati, per rompere le catene che ci destinano ad un futuro incerto e precario.

L'attacco alla scuola pubblica appare ancora una volta la scelta assunta nei "palazzi del potere"; non solo con la spending review si profilano nuovi tagli ma è stata riproposta la legge 953, l'ex pdl APREA, che di fatto sancisce L'ENTRATA DEI PRIVATI NELLE SCUOLE, mortifica le rappresentanze studentesche e la partecipazione e inserisce i tanto contestati criteri dell'INVALSI come metro di valutazione sistemico per scuole, studenti e insegnanti.

D'altro canto si è aperta una discussione sul merito assai deviante dalle vere problematiche che si vivono ogni giorno nelle nostre classi. Pensiamo che IL CONCETTO DI MERITO CHE CI VOGLIONO IMPORRE SIA DISCRIMINANTE,pensiamo che mascheri le disuguaglianze andando a caccia di eccellenze, che imponga nelle scuole il modello competitivo, antitetico alla naturale tendenza cooperativa dei saperi.

Ciò è aggravato dal fatto che, nonostante le promesse del Ministro Profumo, non si è agito realmente per risolvere la questione del diritto allo studio e non si è voluta recepire L'ESIGENZA DI UNA LEGGE NAZIONALE SUL DIRITTO ALLO STUDIO, che sancisca livelli essenziali delle prestazioni e finanziamenti, basilari regione per regione. I saperi per loro natura sono un prodotto sociale che non può in alcun modo essere ridotto a un servizio a pagamento BISOGNA GARANTIRE L'ACCESSO AI SAPERI PER TUTT*.

Non possiamo più rimandare una forte riposta alla questione della PRECARIETA', cifra dominante della nostra generazione. Una generazione nata e cresciuta con il dogma della flessibilità e della "sana competizione" che in realtà si sono rivelate parole per mascherare una compressione dei diritti, della democrazia, un'impossibilità di costruire una vera progettualità di vita e dunque individualismo, insoddisfazione e solitudine.

Sentiamo sulle nostre spalle una sfida storica; sentiamo il peso di anni e anni di politiche mancate, di scarsa partecipazione.

LA NOSTRA SCUOLA NON E' IN VENDITA. Rivendichiamo una scuola PUBBLICA, LAICA e di qualità.
Vogliamo LIBERARE I SAPERI PER LIBERARE LE PERSONE.

Vogliamo scuole dove contiamo davvero.
Vogliamo scuole sicure ed ecosostenibili.
Vogliamo una Legge Quadro Nazionale sul Diritto allo Studio.
Vogliamo una scuola pubblica, di qualità e totalmente gratuita.
Vogliamo una valutazione, non un voto, e vogliamo l'abolizione immediata degli INVALSI.
Vogliamo una scuola alla nostra altezza, e la vogliamo subito!
Vogliamo essere una forza propulsiva di cambiamento dal basso : partendo dalle scuole e dalle università, dai quartieri e dalle periferie per investire la società tutta.

Il cambiamento parte da noi, dalla nostra capacità di resistere e proporre, di contestare e creare. La risposta delle studentesse e degli studenti sarà complessiva e radicale, senza paura. Scenderemo IN PIAZZA IL 12 OTTOBRE e per ribadire a gran voce che siamo NOI la forza propulsiva di cambiamento dal basso, dalle nostre scuole, dai nostri quartieri e dalle nostre città.

NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI!
UNIONE DEGLI STUDENTI

CORTEO A CATANIA, concentramento ore 9 piazza Roma.
percorso: piazza Roma - viale Regina Margherita - via Etnea -piazza Università.

mercoledì 26 settembre 2012

luca cangemi - le lotte costruiscono il futuro



SENZA MAI PERDERE LA TENEREZZA - biografia collettiva di Luca Cangemi


LE LOTTE COSTRUISCONO IL FUTURO!!
per trasformare la società, a partire dai nostri quotidiani percorsi di impegno e mobilitazione,  SOSTENIAMO, a Catania e in tutti i comuni della provincia, il nostro candidato LUCA CANGEMI, nella lista della sinistra unita per Fava presidente.
SOSTENIAMO la candidata alla presidenza della regione GIOVANNA MARANO, espressione dei percorsi di lotta della FIOM.

Domenica 28 ottobre abbiamo l'occasione, con il nostro voto, di dare un segnale forte contro il governo, nazionale e globale, dei poteri forti, delle banche e della finanza e, innanzitutto, di LIBERARE la SICILIA dal sistema poltico-mafioso che ha governato ininterrottamente l'isola, nelle sue versioni cuffariane, berlusconiane e lombardiane. Un sistema che si sta sgretolando e che non può essere salvato dai giochi trasformistici di Crocetta o Micciché, dal fascismo in doppio petto di Musumeci o da quello populista dei forconi, né dal qualunquismo antipolitico.

LE LOTTE COSTRUISCONO IL FUTURO!!
a partire dai nostri quotidiani percorsi di impegno e mobilitazione
per liberare i territori dal dominio della mafia e dei poteri forti,
per una Sicilia terra di pace che respinga la militarizzazione,
per il diritto ad un lavoro libero dallo sfruttamento e dalla precarietà che valorizzi le risorse ambientali invece di distruggerle,
per il diritto ad un sapere critico in una scuola pubblica e riqualificata e in un'università libera dai baroni,
per un piano regionale "rifiuti zero" e per la gestione pubblica delle risorse idriche, come indicato dalla vittoria del referendum,
per costruire insieme una società che valorizzi ogni differenza e respinga sessismo, razzismo, omo/transfobia, specismo e che garantisca una vera giustizia sociale,
per l'alternativa di governo e di società SOSTENIAMO la lista della sinistra unita, SOSTENIAMO GIOVANNA MARANO presidente,
SOSTENIAMO, a Catania e in tutti i comuni della provincia, il nostro candidato LUCA CANGEMI