sabato 28 aprile 2012
salvo basso, la cultura come orizzonte
Dieci anni fa, il 26 aprile 2002, scompariva prima di compiere trentanove anni, Salvo Basso. Poeta maturo e riconosciuto, assessore e vicesindaco del comune di Scordia, infaticabile organizzatore di cultura e partecipazione, Salvo fu protagonista di una stagione breve ma straordinariamente intensa e feconda d’impegno, di passioni, di progetti.
Ritornare a riflettere su quella stagione non è solo un doveroso omaggio a una figura intellettuale (nel senso più pienamente gramsciano del termine) tra le più significative della nostra terra. E’ anche una grande occasione di ricavare indicazioni preziose per l’oggi e per il domani.
Nell’attività vasta e multiforme di Salvo è possibile trovare un filo conduttore nell’investimento rivolto verso la cultura, nelle sue forme più diverse, come grande fattore di trasformazione.
In quest’orizzonte di senso rappresentato dalla cultura, si esaltavano le qualità specifiche di Salvo Basso: un’enorme generosità personale e intellettuale, un sapere vastissimo incessantemente alimentato e continuamente riorganizzato (di cui è testimonianza la sua vastissima biblioteca), una curiosità e una sensibilità straordinarie che affascinavano interlocutori diversissimi e rendevano la comunicazione immediatamente produttiva.
Questo straordinarie capacità le ritroviamo nelle sue poesie, nei suoi scritti ma anche, in stretta coerenza, nelle intuizioni, scelte ed esperienze che caratterizzarono la sua attività pubblica.
Salvo Basso fu innanzitutto un formidabile costruttore di reti culturali. Le frontiere municipali, provinciali, regionali, così come quelle accademiche o disciplinari non erano per lui muri ma divenivano zone di contatto, occasioni di dialogo e relazioni.
Salvo combatté con le parole e con le opere ogni forma di chiusura provinciale, trasformò Scordia in un punto di riferimento culturale importante con manifestazioni di grande significato ma con lo stesso impegno inventò e promosse iniziative in ogni parte della Sicilia e dell’Italia.
In questi dieci anni abbiamo sentito drammaticamente l’assenza di questa capacità di Salvo Basso di unire sotto il segno della cultura. Grandi risorse e potenzialità sono disperse e ammutolite dal particolarismo, le politiche pubbliche sono rinsecchite e assumono spesso caratteri regressivi, i territori sono vissuti come recinti e non come spazi in cui coniugare identità e differenze. Eppure proprio in questa fase storica un grande investimento sociale e civile sulla cultura sarebbe indispensabile. Ricordare Salvo è per noi anche un impegno a riprendere quella strada che lui indicò e percorse fino all’ultimo giorno.
Luca Cangemi
(articolo pubblicato su "La Sicilia" del 27 aprile 2012)
lunedì 23 aprile 2012
cinema e lotte contadine: il mondo degli ultimi, lunedì 30 aprile a Catania
LUNEDÌ 30 APRILE alle ore 16,30
(unico spettacolo - biglietto € 3)
al CINEMA KING, VIA DE CURTIS, 14 CATANIA
CINEMA E LOTTE CONTADINE:
IL MONDO DEGLI ULTIMI un film di Gian Butturini
Il mondo degli ultimi è uno straordinario film, girato nel 1980 e mai distribuito a causa di una pesante censura politica, che documenta le lotte agrarie tra Bassa bresciana e Cremonese nel secondo dopoguerra. Il regista, Gian Butturini, lo definì «un’esperienza talmente totalizzante che mi fece diventare i capelli bianchi». Girato quasi interamente alla cascina Bompensiero di Villachiara, fu finanziato e reso possibile grazie allo slancio di incredibile solidarietà del popolo contadino, fiero di ritrovare le sue origini.
Il recupero, tra quelle popolazioni, di una memoria storica che sembrava irrimediabilmente destinata a scomparire, e le vicende narrate dal film, sono il filo conduttore di un processo di creazione collettiva e di una riassunzione di identità da parte di un "universo sociale" che fu protagonista e soggetto di trasformazione nella società italiana degli anni Cinquanta.
ANTEPRIMA DEL LIBRO DI M. ARGENTIERI E A. TURCHINI SUL FILM
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domenica 22 aprile 2012
dalle elezioni francesi alla politica italiana: i muri pericolanti dell'Europa in crisi
di Alberto Rotondo
La situazione della Repubblica italiana in questo squarcio di inizio millennio ricorda il muro di père Mulot, un famoso aneddoto del “manichino di vimini”, secondo capitolo della Storia Contemporanea di Anatole France: a cavallo tra ottocento e novecento, la Terza Repubblica francese sembrava agonizzante sotto i colpi degli scandali finanziari dei suoi politici e dei suoi uomini di affari, messi mirabilmente in evidenza dall’intelligenza critica di Emile Zola nel suo j’accuse collettivo sull’affaire Dreyfuss, che aveva rivelato l’esistenza di una classe dirigente corrotta e immorale, mentre l’indignazione generale faceva tremare le istituzioni repubblicane.
Il muro di Anatole France era pericolante, pieno di gobbe e crepe, da trent’anni l’architetto diocesano Quatrebarbe si soffermava davanti a casa Mulot e “col naso in aria, le mani dietro la schiena, a gambe larghe, diceva : - Non so proprio come regga! - mentre i monellucci che uscivano da scuola gli strillavano dietro, imitandone la voce arrochita: - Non so proprio come regga !”. La conclusione dell’aneddoto è molto semplice, il muro regge perché nessuno lo tocca e père Mulot non chiama né muratori né architetti e, soprattutto, si guarda bene dal chiedere consiglio a Monsieur Quatrebarbe.
Il muro del povero Mulot è la Repubblica italiana, il signor Quatrebarbe potrebbero essere il governo dei tecnici e lo stuolo di economisti di regime accorsi con le loro “ricette” al capezzale della grande malata, mentre i monellucci potrebbero essere i vari tribuni alla Beppe Grillo, che pensano di risolvere tutto con urla e schiamazzi da trivio.
Tribuni che si fanno avanti anche in Francia, come sembra dai primi dati di questo primo turno elettorale per le presidenziali, segnata da un’avanzata del Front Nazional della famiglia Le Pen. Le operazioni di spoglio sono appena iniziate, ma se i dati dei primi exit poll saranno confermati dai risultati finali, se ne potranno trarre delle indicazioni sui pericoli che l’impatto della crisi provoca, non soltanto in Francia ma in tutta Europa.
Il candidato socialista Hollande supera di poco Sarkozy, piazzandosi al primo posto con una percentuale di poco superiore al 28%, distaccando il presidente uscente di soli 3 punti, dopo una campagna elettorale dei socialisti iniziata in sordina, promettendo ai francesi , contro il funambolico e immaginifico Sarkozy, una “presidenza normale”.
Unico spiraglio di speranza, il buon risultato, circa l’11%, delle compagne e dei compagni del Front de Gauche , con la loro revolution citoyenne. Man mano che Jean Luc Melenchon e il Front de Gauche recuperavano nei sondaggi, si è assistito a un significativo spostamento a sinistra nella scelta dei temi e dei programmi da proporre agli elettori: dalla proposta di tassazione al 75% dei redditi sopra il milione di euro, ad un contrasto meno incerto alle politiche di austerità volute dalla Merkel e dal capitale finanziario globalizzato.
Inoltre, il programma del Front de Gauche si contraddistingue per l’opposizione alla proposta di costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio e alla ratifica del fiscal compact che, impegnando i governi a un rapido e progressivo rientro del proprio debito pubblico, rischia di trasformare i prossimi anni in un vero e proprio incubo per milioni di donne e di uomini europei, con un aumento vertiginoso della povertà assoluta e relativa, della disoccupazione e dei complessivi livelli di civiltà che soltanto una società con un buon livello di istruzione e con un’adeguata assistenza sanitaria può garantire.
Chi ha seguito la campagna elettorale di Melenchon sa bene in quale contesto di difficoltà si sia svolta: nel silenzio generalizzato dei media centinaia di migliaia di persone hanno riempito le piazze delle maggiori città francesi: da Parigi, a Tolosa, Rouen, Lille fino allo straordinario risultato di Marsiglia. Centinaia di migliaia di persone hanno voluto testimoniare, contro le astrazioni della finanza internazionale e dei contabili di Bruxelles e Francoforte, che “l’umano viene prima di tutto“ e che non è utopistico pensare ad una società diversa, animata da spirito di solidarietà e di cooperazione tra gli uomini e non piegata alle feroci leggi della competizione e dell’egoismo capitalistico.
Ma l’ottimo risultato del Front de Gauche non basta per fermare l’inquietante avanzata della destra fascista e populista. Marine Le Pen e il suo Front National, infatti, ottengono un inquietante risultato, secondo gli exit poll il 20% , dimostrando ancora una volta come in tempi di crisi la propaganda razzista e il vento dell’antipolitica possa sollecitare gli istinti più retrivi delle masse. Nulla di più semplice, per la canaglia fascista, che scaricare sul capro espiatorio del migrante, del sans papier e del diverso, le preoccupazioni di milioni di persone impoverite dalla crisi e dalle politiche di governi sempre più servi degli interessi del grande capitale finanziario globalizzato.
Questo vale per la Francia come per l’Italia: colpisce e preoccupa, infatti, come Beppe Grillo e il suo movimento si stiano preparando a raccogliere i voti leghisti in fuga, contrastando il progetto di legge di estensione della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione e scatenando nei territori una indegna campagna razzista contro gli insediamenti rom.
Così come suscita inquietudine in Sicilia l’iniziativa politica di gruppi come il movimento dei forconi che, agitando pericolose pulsioni identitarie, intercettano il desiderio di riposizionamento di classi politiche delegittimate, agitando le illusorie bandiere dell’autonomismo e dell’indipendentismo, minacciando la coesione territoriale e civile e spostando il conflitto sociale su un terreno regressivo e non certo a favore degli interessi delle classi subalterne.
Di questi pericoli dobbiamo essere coscienti per contrastarli con tutte le nostre forze.
Confidiamo nel fatto che la lezione francese venga ben interiorizzata dalla confusa, divisa e inefficace sinistra italiana e che, tornando al muro di Mulot, si possa abbatterlo non ricorrendo agli artifizi di improbabili architetti diocesani o alle urla sguaiate e scomposte di altrettanto pericolosi e mendaci imbonitori, ma con la paziente, operosa e costruttiva militanza di quanti non hanno abbandonato la speranza di costruire una società e un mondo migliore.
mercoledì 18 aprile 2012
salvo basso, la cultura come orizzonte. giovedì 26 aprile un incontro per ricordarlo
Giovedì 26 aprile, alle 20, in via Gargano 37, Catania, un incontro per ricordare Salvo Basso. Poeta maturo e riconosciuto, vicesindaco di Scordia, infaticabile tessitore di reti culturali. Un'esperienza di vita e di impegno breve ma straordinariamente feconda, preziosa per l'oggi e per il domani.
Ne discutono: Anna Bucca (segretaria regionale Arci), Luca Cangemi (segretario circolo PRC "Olga Benario"), Pina la Villa (Redazione Girodivite), Renato Pennisi (poeta, centro studi e ricerche letterarie Salvo Basso)
biografia e testi di Salvo Basso
lunedì 16 aprile 2012
oltre la crisi dell'autorità maschile e paterna: un confronto tra uomini e donne
Martedì 17 aprile 2012 ore 17.30, sala Russo CGIL, via Crociferi 40, Catania
OLTRE LA CRISI DELL’AUTORITA’ MASCHILE E PATERNA. Un confronto tra uomini e donne
Ne discutono con Marco Cazzaniga e Adriana Sbrogiò, dell'Associazione Culturale Identità e Differenza di Spinea (VE), Biagio Tinghino, Mirella Clausi, Luca Cangemi, Tino Domini, Alberto Rotondo Coordina: Anna Di Salvo
domenica 15 aprile 2012
solidarietà alle vittime e ai familiari, dopo l'esclusione dal processo del caso Farmacia
Il circolo Olga Benario del PRC esprime piena solidarietà ai numerosi ammalati e familiari delle vittime dei veleni di Farmacia, che si sono visti negare la possibilità di costituirsi parte civile al processo in corso a Catania.
Il coraggio e l’impegno delle vittime e delle loro famiglie è stato l’elemento essenziale che ha consentito di sollevare la scandalosa vicenda di Farmacia, chiamando a rispondere i vertici dell’Università di un comportamento irresponsabile che si è protratto per anni, con conseguenze catastrofiche.
Senza la voglia di verità e giustizia di chi combatte una lotta quotidiana con le malattie contratte nel laboratorio dei veleni e di chi ha perso i propri cari, la società civile e la comunità accademica nulla saprebbero di una bomba ambientale costruita in piena cittadella universitaria, nel cuore del tessuto urbano.
E’ quindi necessario oggi riaccendere i riflettori e sul caso Farmacia e costruire una diffusa solidarietà intorno agli ammalati e alle famiglie delle vittime, sostenendo nonostante le difficoltà, la loro lotta.
Facciamo un appello, a chi lavora e studia nell’ateneo catanese, alla città intera perché senta l’impegno per verità e giustizia sul laboratorio dei veleni come una battaglia di valore generale, necessaria perché fatti di tale gravità non accadano più.
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