martedì 28 settembre 2010

no al ponte, manifestazione nazionale il 2 ottobre a messina


































La federazione della sinistra siciliana aderisce e partecipa alla manifestazione nazionale del 2 ottobre contro il ponte sullo stretto di Messina.
Manifestiamo a un anno di distanza dalla tragica alluvione che seminò morte e distruzione nella zona sud di Messina, dopo che nessuno dei problemi sollevati da quel disastro in merito alla cura del territorio è stato affrontato.  In questi mesi altre comunità in provincia di Messina, ad esempio nella zona dei Nebrodi, in Sicilia e in tutto il Sud, hanno dovuto fronteggiare drammatici problemi causati dall’abbandono del territorio.
Intanto va avanti il grande progetto del massacro del territorio e dell’affarismo, della dissipazione del denaro pubblico: il cosiddetto progetto del Ponte sullo Stretto.
Il 2 ottobre sarà un momento fondamentale per denunciare questo paradosso, in cui si saldano le caratteristiche fondamentali di un sistema di potere inaccettabile e per questo sarà una grande occasione di unificazione delle lotte sociali, civili, ambientali che attraversano la Sicilia.
Il successo del corteo deve essere un segnale importante di un impegno per il cambiamento,fil in una fase drammatica della vita dell’isola, segnata dal degrado della vita pubblica e da devastanti problemi sociali.

 Luca Cangemi (PRC)
Salvatore Petrucci (PdCI)
Concetto Scivoletto (Socialismo 2000)
Pietro Milazzo (Lavoro e Solidarietà)


Rifondazione Comunista aderisce attivamente alla manifestazione No al Ponte Si al risanamento del territorio del 2 ottobre a Messina. Tante iniziative in Sicilia per promuovere la manifestazione.

L’adesione di Rifondazione Comunista alla manifestazione No Ponte del 2 ottobre a Messina è un propriamente “naturale”. Da sempre convinti che l’idea del Ponte è insensata, la nostra contrarietà oggi è, se possibile, ancora più forte di fronte ai drammi delle popolazioni colpite dalle conseguenze di decenni di abbandono del territorio. Giampilieri, San Fratello, Caronia, le oltre mille frane della provincia di Messina, quelle di tutta la Sicilia e della Calabria, i morti, i feriti, gli sfollati: il governo nazionale, con il sostegno delle istituzioni locali, non recede di fronte a nulla. Per questo bisogna far sentire forte la nostra voce. Dirottare le enormi risorse destinate a un’opera fantasma al risanamento e messa in sicurezza delle popolazioni deve essere un imperativo categorico.

Siamo a fianco della Rete No Ponte, punto di riferimento imprescindibile per questa battaglia che vede insieme tutte le forze della sinistra reale. Il nostro sostegno è attivo: in questi giorni, in tutta la Sicilia, diamo vita a tante iniziative che continueranno anche dopo il 2 ottobre.

Vogliamo che siano sempre di più i siciliani consapevoli che la questione del Ponte è centrale rispetto al tipo di sviluppo necessario. Vogliamo essere in tanti il 2 ottobre a Messina a dire che la Sicilia e la Calabria vogliono investimenti per opere pubbliche vere al posto di progetti inutili e irrealizzabili.

Arcangelo Longo, Segreteria regionale Prc – Responsabile Organizzazione


I SOLDI DEL PONTE PER LA SICUREZZA E IL LAVORO

Ma perché “No al ponte sullo Stretto?”. Chi fa ancora questa domanda dovrebbe cominciare a farsi quella opposta “Ma perché si deve fare, questo ponte?”. Dopo una propaganda ventennale e dopo aver dilapidato circa 500 milioni di euro, i fautori del ponte non sanno ancora dire né perché nè come.

Al contrario, senza prendere un solo euro di soldi pubblici, i critici – che hanno come punto di riferimento imprescindibile la Rete No Ponte – hanno detto, scritto e dimostrato perché il ponte non si può e non conviene farlo. Ma le ragioni del no non hanno accesso sui grandi mezzi di comunicazione, quindi bisogna sempre ripetere.

Non si può

Perché chi prende tanti soldi per farlo non ha risolto i problemi tecnici relativi alla costruibilità. Più evidente di così… Esistono nel progetto di massima una trentina di parametri scoperti (compresi quelli sismologici), di cui almeno la metà insormontabili. Gli studiosi di tecnologie dei materiali stimano in 125 anni il tempo minimo necessario affinché tutte le strutture finora previste possano essere pronte. I materiali da impiegare e la struttura da progettare non darebbero comunque sufficienti garanzie di tenuta rispetto ad alcuni fenomeni certi: l’elevatissima sismicità dello Stretto, le forti correnti (che renderebbero comunque non transitabile il ponte almeno 60 giorni l’anno), la distanza in progressivo aumento tra le due coste.

Non conviene

L’idea del ponte nasce in un periodo di aumento del traffico automobilistico e ferroviario sulle lunghe distanze. Oggi la situazione è mutata. Questo tipo di traffico è drasticamente diminuito e calerà ancora di più in futuro. Per le lunghe distanze le persone usano sempre più l’aereo. Per le brevi distanze e per il trasporto delle merci conviene utilizzare e potenziarle vie del mare, ammodernando le navi e distribuendo più razionalmente le rotte. Insomma: del ponte nessuno saprebbe più che farsene! Tanto più che il costo del pedaggio sarebbe esorbitante. Ciò renderebbe l’intera operazione un disastro economico. Persino il tunnel sotto la Manica, che pure collega due stati ricchi come Francia e Inghilterra e non due regioni povere come Sicilia e Calabria, si è rivelato un fallimento finanziario.

Non si deve

Prescindendo da queste e altre importanti considerazioni (compreso quelle paesaggistiche, cioè il rispetto per un ecosistema unico al mondo, e occupazionali, dal momento che darebbe poco lavoro e comunque a termine, mentre ne toglierebbe tanto e stabile), il ponte è una grande provocazione verso siciliani e calabresi, stretti da mille emergenze. E’ uno scandalo enorme: di fronte a territori che ormai vengono giù con semplici piogge abbondanti (Giampilieri, San Fratello, Maierato, ecc.) si danno risorse imponenti “a perdere” a grandi imprese del Nord, invece di investire nella messa in sicurezza del territorio e nelle infrastrutture di cui realmente c’è gran bisogno (ferrovie, strade, aeroporti, scuole, edifici pubblici, forestazione, agricoltura, ecc.) che darebbero sicurezza, qualità alla vita, occupazione immediata: sono queste le uniche e vere opere pubbliche di cui abbiamo reale e urgente bisogno.

UN SOLO NO: ALLO SPERPERO!

CENTO SI: ALLE OPERE PUBBLICHE, ALLA SICUREZZA, ALL’OCCUPAZIONE, ALL’AMBIENTE, ALLO SVILUPPO!

Partito della Rifondazione Comunista – Comitato Regionale Sicilia