sabato 12 febbraio 2011

accertamenti tarsu, l'ennesima beffa del comune di catania

Ancora una volta il Comune di Catania cerca di far cassa attingendo dalle tasche dei cittadini attraverso la Tassa sui rifiuti solidi urbani.
Dopo aumenti ingiustificati a fronte di un servizio sempre carente e inadeguato, dopo il tentativo di tassare i garage, dopo i continui ritardi sull'avvio di una reale raccolta differenziata, come dimostra anche la vicenda delle isole ecologiche mai aperte, l'ultima trovata è quella degli accertamenti Tarsu per gli anni 2004 e 2005, nonostante siano evidentemente prescritti.
Il circolo città futura del partito della rifondazione comunista - federazione della sinistra, che in questi anni si è sempre battuto contro gli ingiustificati aumenti, sostenendo i cittadini nelle azioni legali presso la commissione tributaria, continua ad impegnarsi su questi temi attraverso il proprio sportello legale.
Gli annullamenti di cartelle sui garage in seguito ai ricorsi presentati in commissione tributaria hanno già dimostrato la malafede del Comune di Catania, il circolo città futura chiede pertanto l'annullamento degli accertamenti e delle richieste di pagamento su annualità prescritte appena inviate a migliaia di cittadini.

venerdì 11 febbraio 2011

sabato 26 febbraio cena sociale di inaugurazione della nuova sede
















sabato 26 febbraio, a partire dalle ore 20, cena sociale di inaugurazione della nuova sede del circolo città futura, uno spazio più ampio ed accogliente che ospiterà le tante attività del circolo: incontri e dibattiti, proiezioni, lo sportello legale, il gruppo di acquisto popolare, aperitivi e cene sociali e altre ancora...
vi aspettiamo in via gargano 37 (traversa piazza iolanda - vedi mappa)

mercoledì 9 febbraio 2011

una moratoria per salvare la sanità in Sicilia

















Dichiarazione di Luca Cangemi
Segretario regionale PRC-federazione della Sinistra

La sanità siciliana viene smantellata giorno dopo giorno. Il depotenziamento delle strutture moltiplica gli episodi insopportabili di cui sono vittime i cittadini e rischia di compromettere definitivamente il sistema sanitario regionale. Questa è la realtà al di là delle gesta di moralizzatori improbabili, che tentano di occultare l’insediamento di nuove cordate politico-professionali non migliori di quelle vecchie. E’ necessario fermare il meccanismo del degrado prima che i danni siano irreparabili. Avanziamo una proposta: si decida subito una moratoria delle operazioni di depotenziamento e dismissione, si manifesti finalmente un impegno nella costruzione di un coerente sistema di medicina territoriale e solo dopo averlo realizzato si affronti il problema della rete ospedaliera, secondo i reali bisogni delle comunità.
Su questa proposta rifondazione comunista chiama i cittadini e gli operatori a una forte mobilitazione per evitare che la spirale di degrado e rassegnazione in atto seppellisca il diritto alla salute nell’isola.

lunedì 7 febbraio 2011

domenica 13 febbraio: gruppo di acquisto popolare






















domenica 13 febbraio, dalle 10,30 alle 13, in via Conte di Torino 29/i, appuntamento con il GAP e i suoi prodotti a prezzi popolari e a chilometro zero!

è l'ultimo incontro che si terrà nella vecchia sede: il circolo città futura si trasferisce e l'inaugurazione del GAP si terrà domenica 27 febbraio, alle 10,30, nella nuova sede di via Gargano 37 (traversa di piazza Iolanda)...

vi aspettiamo!

giovedì 3 febbraio 2011

siamo uomini e non siamo come silvio! appello degli uomini per la mobilitazione del 13 febbraio




















Non è strano che per la donna che si prostituisce esistano molti “nomi” – prostituta, puttana, escort, mignotta, bagascia, troia, lucciola ecc. – per lo più infamanti, mentre per l’uomo che paga per comprare il suo corpo circola finora solo il neutro sostantivo “cliente”?

Pone con una certa veemenza questo interrogativo linguistico l’avvocata torinese Romana Viliani: come chiamiamo il “lui” della situazione? Sono stanca di sentire dire “clienti”. Cliente è chi compra un prodotto da un’azienda o in un supermercato, non “chi acquista carne umana: il corpo è un valore fondamentale della vita”.

Si vorrebbe insomma un nome eticamente più impegnativo. Ma la parola non viene. “Prostituente”, oppure “prostitutore”, azzarda Marco Deriu. Tra i presenti qualcuno dice :“Silvio!”, suscitando ilarità. C’è poco da ridere, però.

(Un resoconto dell'incontro "Quell'oscuro soggetto del desiderio. Immaginario sessuale maschile e domanda di prostituzione" di Alberto Leiss)



Le ultime vicende giudiziarie che hanno interessato il presidente del consiglio e l’indignazione che hanno suscitato in tanta parte della società civile ci spinge, come uomini impegnati insieme alle donne nella costruzione di un conflitto contro i modelli prevalenti di mascolinità e le strutture di dominio che essi producono, a svolgere alcune riflessioni.

Il punto di vista che qui vogliamo sviluppare a partire dal caso Berlusconi – riprendendo le sollecitazioni che ci vengono da un interessante intervento di Stefano Ciccone e dall’importante lavoro iniziato da alcuni gruppi maschili impegnati nella lotta allo sfruttamento dei corpi femminili e alla tratta delle prostitute – è che è giunta l’ora per noi uomini di fare i conti con quell’ “oscuro soggetto dell’immaginario maschile” che alimenta la domanda di prostituzione, sia quando essa si svolge sulle nostre strade sia quando viene ospitata nelle sale dorate di Villa San Martino ad Arcore.

L’ipotesi, avanzata in un incontro dell’ottobre scorso dell’associazione maschile plurale e che qui si vuole condividere, è che esista una zona grigia di contiguità tra un “normale” immaginario maschile e la domanda di prostituzione che ne deriva, tra le forme di rappresentazione di cui esso si avvale e le strutture di dominio maschile che perpetua e rafforza.

Vi è una continuità fra i comportamenti del vecchio magnate divenuto presidente del consiglio, che squallidamente cerca di nascondere la miseria della propria vita sessuale comprandosi le prestazioni di donne disposte a tale scambio, e l’impazienza con cui centinaia di migliaia di maschi infoiati percorrono le strade del paese alla ricerca di una fugace soddisfazione corporale.

A produrre questi comportamenti è sempre la cultura di dominio del maschio eterosessuale bianco occidentale: sulle donne, sui bambini nelle forme come la pedofilia o il turismo sessuale, sugli altri uomini “non conformi” al modello dominante come gli omosessuali, sulle persone transessuali, sulle persone immigrate in Occidente.Questa cultura maschile, che coltiva immagini e desideri coerenti al mercato della prostituzione e della tratta, ci sembra la più diffusa in Italia.

E non è forse per questo che ben poche voci maschili si sono levate per illuminare quel cono d’ombra rappresentato da un immaginario maschile, che produce relazioni povere e insoddisfacenti, totalmente riconducibili alla logica dello scambio e del consumo compulsivo?

Vi è il concreto rischio che da questa vicenda si esca con un tentativo di restaurazione, magari con l’appoggio significativo delle gerarchie cattoliche, di quell’ordine del padre di cui i comportamenti privati di Berlusconi costituiscono un esempio paradigmatico.

La storia del maschio ricco e potente, che ostenta una virilità esuberante per mascherare il suo declino fisico, è una storia vecchissima.

Quello che c’è di nuovo e che segna, a nostro avviso, una pericolosa regressione culturale nel nostro paese, è che di questi comportamenti se ne traggono motivi di vanto, di complicità,persino di consenso con un universo maschile, incapace di liberare la propria sessualità da modelli ripugnanti e offensivi della propria dignità e di quella delle donne.

Vi è un filo rosso che lega l’immagine di Berlusconi come tombeur de femmes, lo scambio sesso-denaro-potere che propone a donne che lo accettano e il profluvio di dichiarazioni omofobe a cui il nostro presidente del consiglio ci ha tristemente abituato.

Su questi temi Berlusconi sa di poter contare su un’adesione vasta.

Noi non ci stiamo!

Non ci riconosciamo, da uomini, in questo modello di maschio che, incapace di fare i conti con il proprio desiderio e di praticare una sessualità veramente libera, converte le proprie frustrazioni sessuali in atteggiamenti violenti e prevaricatori sul corpo delle donne.

Siamo uomini che intendono liberare il proprio corpo e il proprio desiderio dalla gabbia di ruoli che millenni di dominazione maschile hanno disegnato, e su queste basi praticare relazioni autentiche , non precludendoci la gioia ma anche i dolori che solo un incontro consapevole, capace di riconoscere le altre o gli altri e i loro desideri, può regalare a una sessualità finalmente liberata.

Ci sforzeremo, infine, di non lasciare che questa iniziativa rimanga isolata, promuovendo occasioni di incontro in cui, da maschi, potremo continuare a riflettere su questi temi.

Solo così restituiremo a questa vicenda quei connotati eminentemente politici che essa indubbiamente propone.


Primi firmatari: Alberto Rotondo, Luca Cangemi, Luca Rizzo, Alberto Giuffrida


Per aderire: arotct@gmail.com

13 febbraio: se non ora quando? giornata di mobilitazione delle donne



SE NON ORA QUANDO?
Se non ora, quando?  In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea  ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica  per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle  relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori  anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati,  nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più  civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione  e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il  contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’ unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete  scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la  convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza  civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della  decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime  cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura  nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle  istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende  private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante  responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il  valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora,  quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTA’ ITALIANA 

Le donne della Federazione della Sinistra aderiscono alla giornata di  mobilitazione del 13 febbraio: per la dignità delle donne, per il loro valore,  per il ruolo che hanno sempre avuto nella costruzione dell’Italia democratica.
Le donne della Federazione della Sinistra rivendicano per tutte le donne il  riconoscimento pieno dei diritti di parità, nel lavoro e nella rappresentanza  politica, per fare di questo Paese un Paese migliore.  Per questo è ora di dire  basta: se non ora, quando?

martedì 1 febbraio 2011

progetti regionali per la scuola: la beffa si ripete























Si ripete, nel silenzio, la beffa vergognosa, dei progetti regionali per la scuola. Questi progetti dovrebbero, con fondi europei, costituire un ampliamento dell’offerta formativa in direzione, in particolar modo degli studenti in difficoltà di apprendimento e offrire un’occasione di lavoro a una parte dei moltissimi docenti precari tagliati dalla Gelmini.
 Già lo scorso anno scolastico, sotto il nome di progetti Leanza, furono annunciati ad agosto, di fronte alla drammaticità dei tagli ma le attività iniziarono, beffardamente, solo alla fine dell’anno scolastico, in un quadro tremendo di confusione e irregolarità.
 Adesso il bis, sotto la gestione di Centorrino: siamo a febbraio, l’anno scolastico è iniziato da molti mesi, in condizioni difficilissime, tanti lavoratori della scuola sono disoccupati o sono stati costretti all’emigrazione ma l’assessorato regionale ha accumulato ritardi su ritardi e solo recentemente il decreto è stato trasmesso alla Corte dei conti per la registrazione.
 Quando inizieranno quest’anno le attività?a marzo ad aprile?o ancora più avanti? E che senso ha tutto ciò dal punto di vista delle scuole e degli insegnati coinvolti? Com’è giustificabile che per il secondo anno consecutivo la Regione Sicilia sia così clamorosamente in ritardo?
 La verità è che questi progetti sono stati dall’inizio concepiti in modo esclusivamente propagandistico, non servono alla scuola e non servono ai precari, neanche come ammortizzatore sociale. Sono utili invece a gestire una quantità notevole di fondi in modo discrezionale e a destrutturare ulteriormente il rapporto di lavoro nel mondo della scuola.

Luca Cangemi
Segretario Regionale Rifondazione Comunista