sabato 7 maggio 2011

il 12 e 13 giugno, 4 Sì ai referendum























SÌ, un altro futuro è possibile
fermiamo il nucleare, difendiamo l’acqua pubblica e la democrazia

Il 12 e 13 giugno 2011 si terranno i Referendum per cancellare le leggi sull'energia nucleare, la privatizzazione dell'acqua e il "legittimo impedimento" che mette i ministri al riparo dalla giustizia.

Nucleare. Il governo Berlusconi vuole riportare l'energia nucleare in Italia, ma il nucleare è un cattivo affare per il paese, costa troppo e nuoce all’ambiente e alla salute, come hanno dimostrato la tragedia di Chernobyl e la recentissima catastrofe di Fukushima, in Giappone. Sarebbe un buon affare solo per i gruppi di potere finanziario che si spartirebbero la costruzione di centrali già antiquate che, nei piani del governo, entrerebbero in funzione tra quindici anni! L'efficienza energetica e le energie rinnovabili come il solare sono l’unica via da per uno sviluppo sano e sostenibile, per questo votiamo Sì.

Acqua pubblica (2 schede). Il governo impone il passaggio ad imprese private del controllo e della gestione dell'acqua, considerandola una merce. La privatizzazione non porta ad un miglioramento dell'efficienza, ma alla perdita del controllo da parte delle comunità locali su una risorsa essenziale, all'aumento dei profitti e del potere delle multinazionali dell’acqua, al moltiplicarsi dei costi pagati dai cittadini. L'acqua pubblica è un servizio essenziale, un diritto dei cittadini, un bene comune, per questo votiamo Sì.

Legittimo impedimento. Il governo ha introdotto il cosiddetto “legittimo impedimento”, che permette al Presidente del Consiglio e ai Ministri di non comparire in udienza penale per la durata della loro carica. È un segno dell’arbitrio del potere politico e della “impunibilità” dei potenti. La legge deve essere uguale per tutti, è una questione di democrazia, per questo votiamo Sì.

Difendiamo il diritto alla salute, all’ambiente, all’acqua pubblica e alla legalità
il 12 e 13 giugno, votiamo 4 Sì ai REFERENDUM

venerdì 6 maggio 2011

sabato 14 maggio manifestazione no ponte a messina

"APPELLO CORTEO NAZIONALE NO PONTE DEL 14 MAGGIO A MESSINA"

SABATO 14 MAGGIO, ORE 16, PIAZZA CAIROLI, MESSINA

L’iter della costruzione del Ponte sullo Stretto ha già dilapidato svariate centinaia di milioni di euro; 110 di questi solo nell’ultimo anno per la redazione del progetto definitivo e i sondaggi geognostici che hanno riempito le città di Messina e Villa San Giovanni di trivelle. Da questa enorme quantità di denaro già spesa gli abitanti dei luoghi interessati dalla grande infrastruttura non hanno ricavato alcun vantaggio. Vantaggio hanno invece ricavato gli studi di progettazione, il General Contractor Eurolink e personaggi come l’Amministratore Delegato della Stretto di Messina S.p.a. Pietro Ciucci che ha ricoperto più di un incarico di commissario. Tra i costi va annoverata anche la cessione di immobili ad Eurolink, senza contropartita significativa, da parte dell’Università di Messina. L’incubatore d’impresa, originariamente destinato a favorire la nascita di attività imprenditoriali di giovani neolaureati, è diventato di fatto centro direzionale per i lavori del Ponte.

Le incognite sull’attuale progetto del Ponte sullo Stretto di Messina sono state ampiamente sottolineate da Remo Calzona, fino a poco tempo fa uno tra i principali progettisti e componente della Commissione A.N.A.S. per il parere sulla grande infrastruttura. In particolare i fenomeni del cosiddetto “galloping” e del “flutter” renderebbero il Ponte a campata unica di 3000 metri fragile e inservibile. Inoltre il Ponte si solleverà troppo poco dal mare, rendendo impossibile la navigazione alle più alte navi da crociera.

Il Ponte sullo Stretto è evidentemente opera con pesante impatto sul territorio, come le dimensioni previste (oltre 380 metri le torri, oltre 3 Km il manufatto d’attraversamento) spiegano già da sole. La forte compromissione degli aspetti paesaggistici si somma all’opera di devastazione che i cantieri causerebbero in un’area (la riserva protetta di Capo Peloro) già molto fragile e già colpita da un eccesso di cementificazione. Stesso discorso può essere fatto per la Costa Viola sulla sponda calabrese. I reticoli stradali e ferroviari d’accesso, inoltre, uniti alle discariche previste sulle colline aggraverebbero ancora di più i rischi di dissesto idrogeologico già manifestatisi tragicamente il primo ottobre 2009 ed evidenziatisi con terribile forza il primo marzo di quest’anno.

Ma il Ponte sullo Stretto prima ancora che opera devastante (che si vorrebbe mitigare con risibili iniziative di compensazione) è opera inutile. Soprattutto se confrontata con gli investimenti necessari per la costruzione. Quello che ormai viene definito "il Mostro sullo Stretto” collegherebbe, infatti, due regioni a bassa infrastrutturazione. Da questo punto di vista lo Stretto di Messina non causa un rallentamento significativo nei trasporti. Trasporti, peraltro, che da anni tendono a privilegiare i vettori aereo e navale. E’ proprio questa contrazione dei transiti nello Stretto di Messina, inoltre, che ha reso inservibili le previsioni di rientro economico fatte ai tempi del progetto preliminare ed ha, quindi, reso vana ogni aspettativa di interessamento del capitale privato (che non sia mera speculazione) per un’operazione economica che sarebbe evidentemente in perdita.

Le risorse già spese e quelle previste (oltre 6 miliardi di euro) sono, quindi, prevedibilmente, per intero risorse pubbliche. Un tale investimento avrebbe, per ammissione degli stessi soggetti promotori, un ritorno, in termini occupazionali pari a circa 4500 unità lavorative, un rapporto investimento/occupazione totalmente squilibrato se si pensa che con 250 milioni di euro investiti nella riqualificazione urbana si darebbe lavoro ad oltre 3000 operai, senza parlare di tutte le emergenze della provincia. Un così basso ritorno in termini di occupazione è tipico delle grandi opere come il Ponte sullo Stretto. Inoltre, la carenza sul nostro territorio delle professionalità previste renderebbe molto bassa la creazione di posti di lavoro per manodopera locale (un esempio, per la piazza messinese, è stato rappresentato dai cantieri per i sondaggi geognostici che hanno impegnato 5 messinesi su 125 addetti). A tutto ciò va aggiunto che la prospettiva del Ponte sta già oggi determinando la perdita di oltre mille posti di lavoro nella navigazione. Si vede bene, quindi, come l’area dello Stretto non tragga alcun vantaggio dalla costruzione del Ponte.

Al Ponte guardano, inoltre, le cosche mafiose siciliane e calabresi che puntano ad intercettare gli investimenti che si riverserebbero nell’area dello Stretto. L’inchiesta “Brooklyn” sul tentativo d’infiltrazione della mafia italo-canadese ha, d’altronde, evidenziato l’interesse di alcuni settori criminali ad entrare nell’affare come soci finanziatori, accreditandosi in tal modo come soggetto di riferimento.

Il Movimento contro il Ponte, che in questi anni ha ripetutamente manifestato portando in piazza decine di migliaia di persone, contrappone a tale prospettiva devastante la proposta di utilizzare le risorse destinate alla grande infrastruttura per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, il potenziamento dei trasporti pubblici nello Stretto, un piano di riqualificazione urbana a partire dall’edilizia scolastica (tutte opere con saldo occupazionale nettamente superiore a quanto previsto per le grandi opere). Il Movimento chiede, inoltre, che venga soppressa la Stretto di Messina S.p.a. e che le opere vengano programmate attraverso meccanismi di partecipazione democratica (impossibili laddove vigono Legge obiettivo e General Contractor, espressioni di una politica di verticalizzazione delle scelte).

RETE NO PONTE - COMUNITA' DELLO STRETTO


mercoledì 4 maggio 2011

venerdì 6 maggio: sciopero, contro la guerra e la precarietà


































venerdì 6 maggio, ore 9 piazza dante, catania
SCIOPERO GENERALE
OPERAI/E, PRECARIE/I, STUDENTI E MIGRANTI INSIEME.
Contro tutti i razzismi e tutte le guerre, per la pace e l'autodeterminazione dei popoli.
Contro la mafia e la precarietà, per la dignità del lavoro.
Contro il nucleare, per la difesa dell'acqua pubblica e della democrazia.
Contro lo smantellamento della scuola e dell'università pubblica.

domenica 1 maggio 2011

primo maggio per la pace e la dignità del lavoro

inchiesta sulla precarietà del lavoro delle donne nella grande distribuzione

Nella società della globalizzazione capitalista, che dedica sempre più tempo all’ossessione di un consumo onnivoro e compulsivo, come dimostra la vergognosa imposizione dell'apertura di ipermercati e centri commerciali persino oggi, primo maggio, giornata di festa delle lavoratrici e dei lavoratori, la grande distribuzione e le catene multinazionali o in franchising costituiscono, in particolare in una realtà drammaticamente segnata dalla disoccupazione come quella catanese, uno dei settori in cui si riversano più attese occupazionali, soprattutto delle donne. In un perenne stato di incertezza, si intrecciano la figura “tradizionale” della commessa tanto cara al patriarcato e le nuove forme globali della precarietà.
Di fronte ad un’ulteriore precarizzazione delle vite, diventa sempre più necessario cercare di comprendere le modificazioni della subordinazione femminile nel mondo del lavoro e di incontrare le tante in/subordinazioni che spesso restano isolate; con questi obiettivi il circolo città futura ha avviato la seconda parte dell’inchiesta sulla precarietà nel settore del commercio, strutturata attraverso autonarrazioni dell’esperienza, questionari ed incontri informali. A seguire un estratto del questionario, disponibile integralmente presso il circolo città futura.



portella della ginestra, per non dimenticare mai



1 MAGGIO 1947
QUI CELEBRANDO LA FESTA DEL LAVORO E LA VITTORIA DEL 20 APRILE
SU UOMINI, DONNE, BAMBINI DI PIANA, S. CIPIRRELLO, S. GIUSEPPE
SI ABBATTE IL PIOMBO DELLA MAFIA E DEGLI AGRARI
PER STRONCARE LA LOTTA DEI CONTADINI CONTRO IL FEUDO