mercoledì 11 maggio 2011

due sì per l'acqua pubblica: passaparola!

venerdì 20 maggio la città felice presenta "essere maschi"

da giovedì 12 maggio banchetti informativi sui referendum


































Domani, giovedì 12 maggio, alle ore 17,30 in piazza Stesicoro, prende avvio la campagna informativa sui referendum del 12 e 13 giugno promossa dal circolo città futura.
Per un mese, banchetti e dibattiti nelle piazze cittadine, punti informativi al lungomare e presso i mercati del contadino, per spiegare le motivazioni dei 4 sì ai referendum abrogativi dei provvedimenti governativi sul nucleare, sulla privatizzazione dell'acqua e sul legittimo impedimento.
Per informazioni e per ritirare materiale informativo da distribuire e gadget dei comitati referendari, rivolgersi al circolo città futura, via gargano, 37 catania, mail: circolocittafutura@gmail.com.

martedì 10 maggio 2011

si all'acqua pubblica, si alle energie rinnovabili


































I referendum dei prossimi 12 e 13 giugno assumono una rilevanza strategica per la situazione politica e culturale del nostro Paese.
Con la vittoria del Sì al referendum contro il nucleare si porranno le basi non solo per fermare il folle rilancio di una produzione energetica obsoleta, dis-economica, dispregiativa dell'ambiente, della vita e del futuro, bensì per ridiscutere l'intera politica energetica basata su un modello «dissipatore, termico, centralizzato e militarizzato» a favore di un nuovo modello «conservativo, rinnovabile, territorializzato e democratico».
Ma sarà soprattutto con la vittoria dei 2 Sì ai referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua che si sanzioneranno per la prima volta dopo due decenni le politiche liberiste attraverso un voto democratico e popolare.
Nello specifico del tema, con i due referendum sull'acqua si sancirà la fuoriuscita dell'acqua dal mercato e la fuoriuscita dei profitti dalla gestione del servizio idrico integrato, aprendo la strada per la definitiva ripubblicizzazione dello stesso e per la sua gestione partecipativa, democratica e socialmente orientata.
Una sorta di rivoluzione politica e culturale, che sancirà, ben oltre lo specifico dei temi oggetto della consultazione, alcune importanti novità: la crisi dell'ideologia privatistica che in questi decenni ha mercificato l'intera vita delle persone, consegnando diritti, beni comuni e servizi pubblici ai grandi capitali finanziari; la restituzione alla sovranità popolare del potere di decidere da parte di tutte e tutti su ciò che da sempre ci appartiene, ponendo le basi per una rifondazione della democrazia reale.
Tale è la densità politica che sottende i referendum del prossimo giugno che governo e poteri forti, sondaggi alla mano, rivelano il sacro terrore del voto popolare e si affannano in tutti i modi -decisamente maldestri - per annullarlo e/o depotenziarlo.
Perché ormai è chiaro a tutti che - in particolare attraverso l'esperienza dei movimenti per l'acqua - con il voto di giugno si possa riaprire in questo Paese una nuova stagione politica, che interroga e pone in discussione un intero modello economico, sociale e di democrazia.
Si tratta di contrapporre ad un'uscita dalla crisi voluta dai poteri forti economici e politici, nazionali ed europei, che persegue la consegna dei diritti del lavoro e dei beni comuni sociali e naturali ai capitali finanziari perché ne possano ricavare business garantiti e liquidità monetaria a carico dei cittadini, un'altra uscita dalla crisi che metta in discussione l'intero modello e che, a partire dalla riappropriazione sociale dei beni comuni, disegni un altro modo di produzione, un altro disegno di società, una nuova conformazione della decisionalità politica democratica.
Se il movimento per l'acqua è stato il primo a costruire un luogo di ricomposizione sociale che, sulla base delle decine di vertenze territoriali, è riuscito a costruire una grande vertenza nazionale fino a irrompere nell'agenda politica del Paese, con la vittoria referendaria diverse e analoghe strade possono riaprirsi per tutte le conflittualità ambientali e sociali tuttora aperte.
Non si tratta solo di costruire solidarietà e riconoscimento fra le diverse esperienze di lotta, quanto di risalire, attraverso la filiera di ciascuna di esse, ai nessi che le accomunano: in questa direzione, l'apertura di un processo "costituente" tra tutti i movimenti per i beni comuni potrebbe rappresentare un primo sostanziale passo da proporre nel prossimo autunno.
Ma l'originalità del movimento per l'acqua va ben oltre ed interroga direttamente le forme della politica e della democrazia in questo Paese: se tale movimento è riuscito in quasi dieci anni a costruire una reticolarità territoriale senza precedenti, a produrre un processo di inclusione che ne ha garantito la continua espansione, a costruire una vertenza nazionale che non ha avuto bisogno di alcuna rappresentanza delegata, né di alcuna leadership carismatica, è forse perché, oltre alla chiarezza degli obiettivi perseguiti, è riuscito a produrre una feconda - ancorchè perfettibile - esperienza di partecipazione democratica reale, dentro la quale il ruolo tradizionale e novecentesco della relazione tra associazioni-comitati-sindacati- forze politiche è stato ribaltato, consentendo l'apertura di luoghi plurali dentro i quali il metodo del consenso e la partecipazione diretta delle persone sono stati considerato elementi costituenti di una nuova soggettività sociale e politica.
Niente potrà essere più come prima anche da questo punto di vista: perché la vittoria referendaria porrà le basi per l'approfondimento della crisi della democrazia formale, basata su una falsa rappresentanza democratica e in realtà sottoposta all'asservimento agli interessi particolaristici di clan politico-economici spesso trasversali, e l'apertura di fronti plurali di rivendicazione di una nuova democrazia diretta a tutti i livelli, territoriale e nazionale.
In questo senso, i referendum di giugno sono la prima decisiva tappa di un processo ancora tutto da costruire, per dare intensità alla ribellione sociale contro un modello insostenibile, per dare un presente condiviso contro la solitudine competitiva, per disegnare un futuro comune contro l'a-temporalità dispregiativa degli indici di Borsa.

Marco Bersani (Attac Italia - Forum italiano dei movimenti per l'acqua)
da Liberazione del 08/05/2011

lunedì 9 maggio 2011

con le idee ed il coraggio di peppino impastato


































Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera,
fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada,
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.




Passeggio per i campi
con il cuore sospeso
nel sole.
Il pensiero,
avvolto a spirale,
ricerca il cuore
della nebbia.

Peppino Impastato

domenica 8 maggio 2011

sabato 21 maggio dibattito sui referendum e cena sociale


















"SI, un altro futuro è possibile. fermiamo il nucleare, difendiamo l'acqua pubblica e la democrazia"

ore 18,30 dibattito all'aperto in piazza Respighi (viale Libertà, accanto circolo città futura)

intervengono: Anna Di Salvo (Città felice), Giusi Milazzo (segreteria CGIL), Giuseppe Strazzulla (Libera), Massimo Mingrino (sezione Concetto Marchesi PdCI/FdS), Comitato referendario acqua bene comune...
coordina: Alberto Rotondo (circolo città futura PRC/FdS)

dalle ore 20,30, nella sede del circolo città futura (via Gargano, 37)
CENA SOCIALE
cucina tipica e buon vino a prezzi popolari

sabato 7 maggio 2011

mineo: incontri ravvicinati in terra di confine






















di Anna Di Salvo
città felice - catania

Ho incontrato due volte uomini e donne di paesi arabi e del nord Africa ai cancelli antistanti il “Villaggio degli Aranci” di Mineo perché volevo addentrarmi nella maniera più diretta nella questione degli sbarchi massicci avvenuti in Sicilia. Volevo vedere e conoscere dal vivo una parte di quei corpi migranti che hanno superato le insidie del canale di Sicilia e che dopo il clamore del loro esodo biblico nell’isola di Lampedusa, sono stati trasferiti con malcontento loro e degli abitanti di Mineo al Villaggio degli Aranci, costruito originariamente da affaristi privati per dare accoglienza a militari americani di stanza nella vicina base militare di Sigonella. Mi sono recata lì insieme ad amiche e amici dei gruppi pacifisti di Catania con i quali lavoriamo politicamente ogni volta che se ne presenta l’occasione, per riflettere su precise questioni o dar vita a iniziative, portando con noi cibi e bevande, abiti confortevoli, musica e soprattutto molta emozione, aspettative e curiosità. Giunta all’appuntamento, la mia prima impressione è stata quella di avere davanti uomini (le donne sono sopraggiunte solo alla fine dell’incontro) di popoli mai incontrati che riuscivo a vedere con occhi nuovi per la prima volta. Svanite le immagini di masse umane senza volto sbarcate da traballanti carrette del mare incamerate dalle angoscianti trasmissioni televisive, svanite le scene dei conflitti coi lavavetri ai semafori cittadini, ero davanti a una giostra di volti giudicanti, gentili, preoccupati e carichi di speranza. Gli sguardi man mano cominciarono a incrociarsi, a rimandarsi il senso di ataviche risonanze che opacizzavano le classiche e scontate profferte d’aiuto e solidarietà. In fondo agli occhi di tutti, siciliani, arabi e indiani, ha navigato per il lungo guizzo di un attimo la pena condivisa dei popoli negati e l’empatia delle donne rivolta alle amiche ardite provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo. E oltre alle lingue, ai gesti, ai sorrisi, ai cibi, alle musiche, alle danze e ai bei costumi degli afghani, mi è balzata subito agli occhi la bellezza di tutta quella umanità desiderosa di contare sulla scena del mondo e la vitalità delle loro giovani e interessanti esistenze che mezzo mondo s’industria a ignorare.
Ora gli abitanti di Mineo hanno cambiato atteggiamento nei confronti delle donne e soprattutto degli uomini semi-reclusi al villaggio degli Aranci che hanno imparato a conoscere grazie alla buona volontà dei migranti che affrontano 3 chilometri in salita verso il paese per andare a conoscerli; parecchi, sollecitati da un centro sociale, vogliono trascorrere con loro la festa del 25 Aprile per incoraggiare qualcuno a rimanere a lavorare a Mineo, terra di aranceti e di grandi pensatori. Anch’io ho ridimensionato in parte, dopo aver conosciuto da vicino i migranti al villaggio degli Aranci, aver visto le loro facce pulite e aver dato loro fiducia, il senso di tremenda paura e di preoccupazione provata per le donne di Lampedusa quando arrivavano le notizie della permanenza di migliaia di uomini (con picchi anche di seimila, soltanto uomini) sull’isola, che mi ha portata, parlandone con le donne e con gli uomini di “Città Felice”, e scatenando non poche contraddizioni, a pensare di suggerire alle lampedusane di fuggirsene via immediatamente dall’isola. A farmi cambiare posizione ci ha pensato anche però, la grandezza dimostrata da donne e da uomini di Lampedusa che hanno saputo tener testa all’emergenza che si era abbattuta su di loro e che per dirla con le parole di Ignazio Marino pronunciate durante la trasmissione “Agorà” del 29 marzo su Rai 3, «hanno messo in moto e dato vita all’umanità che è del Mediterraneo e che manca a questo governo». Ma non soltanto al governo, aggiungerei io...
Sollecitate/i da tutta questa miriade di eventi a dir poco emozionanti e coinvolgenti che interrogano nel profondo ciascuna/o, parlandone con donne e uomini delle Città Vicine, abbiamo deciso di organizzare proprio a Lampedusa la nostra Vacanza Politica della fine di agosto per sentirci presenti in quella terra di confine. Stando vicine agli abitanti coraggiosi dell’isola e vicine anche a chi depone ogni aspettativa in quei viaggi della speranza rischiando la vita in mezzo al mare.
Ma anche e soprattutto perché Lampedusa è una bellissima isola e speriamo divenga un fiore all’occhiello per le Città Vicine!