sabato 29 ottobre 2011

continua la mobilitazione contro il MUOS!



















La manifestazione di oggi rappresenta un’importante risposta contro l’assurdo progetto della costruzione del MUOS.
Siamo determinati, da domani, a continuare e intensificare la mobilitazione.
La lotta contro il MUOS deve divenire un impegno centrale per tutte le forze che si battono per la pace e per uno sviluppo sostenibile.
La Sicilia ha già pagato un prezzo altissimo alla subordinazione delle classi dirigenti del paese alle strategie delle gerarchie militari degli Stati Uniti.
E’ ora, quindi, di porre termine a un processo di militarizzazione che ha trasformato la nostra isola in una piattaforma armata a guardia degli interessi degli USA nel Mediterraneo, devastando il territorio ed esponendo la salute e la sicurezza d’intere popolazioni a rischi gravissimi.
La costruzione del MUOS deve essere fermata per garantire i diritti degli abitanti di Niscemi e dei centri vicini ma anche per iniziare a costruire un nuovo ruolo di pace e cooperazione per la nostra terra.

Luca Cangemi,  coordinamento nazionale della federazione della sinistra.

"non si può smantellare la casa del padrone con gli stessi attrezzi del padrone"

















Le grandi mobilitazioni globali degli ultimi mesi hanno messo in campo una critica radicale del dominio neoliberista opponendo, alla dittatura dei mercati e alla violenza della crisi del “capitalismo in crisi”, i temi rivoluzionari della cancellazione del debito e della costruzione di nuove forme di democrazia.

L’occupazione delle piazze con i propri corpi e le proprie storie, di precarietà ed “indignazione”, ma anche di gioia della condivisione e desiderio di trasformazione sociale, è il germoglio da cui può irrompere un’enorme forza anticapitalista, capace di ricostruire strumenti critici con cui decostruire il pensiero unico e di mettere in campo pratiche politiche radicalmente alternative a quelle delle classi dominanti.

Non è possibile “smantellare la casa del padrone, utilizzando gli stessi attrezzi del padrone”, scriveva Audre Lorde, militante femminista afroamericana. Non è possibile smantellare, con sua stessa violenza, il dominio violento del capitalismo, che esprime la sua logica brutale nella riduzione a merce di ogni cosa e di ogni essere vivente umano e non umano, come accade a migliaia di donne e uomini migranti, deportati e privati di ogni dignità, e a milioni di animali sfruttati e condannati da un sistema perverso, che priva di risorse alimentari ed impoverisce sempre più i popoli del Sud del mondo per imbandire le tavole dei ricchi e fomentare il consumo compulsivo negli ipermercati e nei fast food.

Impedire di occupare il proprio spazio politico, come è accaduto il 15 ottobre a Roma, a centinaia di migliaia di corpi – tra cui bambini/e, disabili, anziani/e, giovanissimi/e – portatori sani dell’inestirpabile germe di una radicale istanza trasformatrice, ha il segno di quella stessa reificazione, della riduzione di ogni soggettività a merce, di valore persino inferiore a quello di un’auto bruciata.

Nelle violenze dei riots leggiamo il segno indelebile della colonizzazione dell’immaginario di un segmento generazionale da parte della pervasiva e strisciante ideologia capitalistica che, attraverso la socializzazione mediatica globale – dai reality ai videogames alla pubblicità come istigazione al consumo compulsivo – si radica nel senso comune producendo nuove forme di fascismo, a partire dalla costruzione dell’identità come rifiuto di ogni alterità.

I sampietrini di Roma – insieme alle mazze, le bombe, le divise nere e il resto dell’armamentario squadrista – sono l’esatto opposto dei sassi scagliati dai ragazzini palestinesi dell’Intifada contro i carri armati israeliani, per tentare disperatamente di impedire la demolizione delle proprie case e le deportazioni, e per difendere gli scioperi e le iniziative di disobbedienza civile.

Nell’immaginario colonizzato dei riots non c’è traccia della memoria dei movimenti di liberazione dei popoli, della Resistenza Partigiana e delle lotte popolari: le mobilitazioni dei braccianti, nel dopoguerra, ci hanno insegnato che al potere economico e mafioso fa più paura la coraggiosa pratica politica dell’occupazione pacifica delle terre per lavorarle, strappandole all’oligarchia latifondista, e che le manifestazioni sono la conquista di uno spazio politico da parte di donne, uomini, bambini e anche dei muli, compagni nella fatica dei campi.

L’esperienza del movimento delle donne ci ha insegnato a sperimentare pratiche politiche dirompenti attraverso la forza dei nostri corpi e delle nostre soggettività, basti ricordare le mobilitazioni a Comiso, negli anni ottanta, in cui donne di tutta Europa, forti di una riflessione radicale sul patriarcato e la sua violenza, bloccavano con azioni nonviolente l’impianto dei missili nucleari Nato.

Negli ultimi venti anni, il percorso di rifondazione comunista ha intrecciato queste pratiche, ha tessuto un filo che tiene insieme le lotte operaie e i movimenti delle donne e lgbt, le occupazioni studentesche e le istanze dei migranti. In questo percorso, da comuniste e comunisti, siamo, e vogliamo continuare ad essere, soggettività visibili che costruiscono movimenti, lotte e radicamento, che mettono in campo pratiche concrete di resistenza alla crisi e di trasformazione sociale.

Nella situazione attuale, le scelte violente favoriscono il sistema capitalistico. Ci opponiamo ad ogni tentativo di ridurre le enormi potenzialità trasformatrici del movimento ad una messa in scena squadrista; riteniamo la violenza nemica del movimento e funzionale agli interessi del sistema e alle sue logiche repressive. Una presa di posizione che condivida o giustifichi la violenza dei riots è incompatibile con la militanza, e quindi con l’assunzione di incarichi dirigenti, nel partito della rifondazione comunista.

Circolo Città Futura PRC/FdS

venerdì 28 ottobre 2011

tutti uniti contro il Muos: domani manifestazione a Niscemi


















Dichiarazione di Luca Cangemi, del coordinamento nazionale della federazione della sinistra

La manifestazione di sabato 29 ottobre è una necessaria risposta alla drammatica prospettiva dell’installazione del MUOS nel territorio di Niscemi. Deve divenire una questione nazionale la lotta contro questa megastruttura militare, che mette a rischio la salute della popolazione con le sue altissime emissioni elettromagnetiche e devasta l’ambiente.

I diritti dei cittadini di una vasta area della Sicilia sono, infatti, sacrificati da servili governanti, a Roma e Palermo, sull’altare dei piani delle gerarchie militari degli USA.

Noi ci battiamo per un ruolo diverso della Sicilia nel Mediterraneo: un ruolo di pace, cooperazione, accoglienza, unica via per garantire alla nostra isola uno sviluppo giusto ed equilibrato. Per questo si deve impedire l’ulteriore militarizzazione della nostra isola e anzi bisogna recuperare i territori svenduti agli eserciti USA e Nato, da Sigonella a Birgi.

Lavoriamo allo sviluppo di una forte solidarietà intorno alla lotta contro il MUOS come battaglia che riguarda il futuro di tutti.

mercoledì 26 ottobre 2011

intollerabile la situazione dello IACP di Catania






















La città non deve rimanere inerte sull’ormai incancrenita situazione dello IACP. Com’è noto a novembre si deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio del direttore generale sulla cui opera, da anni, sono avanzati, da più parti, rilievi gravissimi. Nonostante tutto ciò, a questa gestione è assicurata un’ingiustificabile continuità. La vicenda non può essere lasciata solo all’accertamento dei fatti in via giudiziaria, che auspichiamo sia rapido ed efficace. I cittadini devono fare sentire la propria voce; deve emergere una forte richiesta di verità e di rinnovamento da parte di una città in cui il problema casa ha dimensioni drammatiche. Il circolo città futura avvia una campagna d’informazione e mobilitazione per chiedere che finalmente possano affermarsi i diritti di quei settori della popolazione che da anni aspettano risposte da un Istituto che invece da anni è asservito a interessi che non sono quelli pubblici.


martedì 25 ottobre 2011

il collettivo LGBTQ IbrideVoci promuove l'HELP LINE TRANS



Per far fronte ad una richiesta di aiuto sempre più diffusa e reale di ragazzi e ragazze transessuali, il collettivo LGBTQ IbrideVoci lancia il servizio di HELP LINE TRANS.
L'obiettivo della linea telefono amico è quello di realizzare uno spazio di ascolto ed informazione con l'intento di aiutare le persone transessuali nell'affrontare le difficili questioni legate alla transizione e all'identità di genere.
Chiama tramite Skype, tutti i lunedì dalle 15,30 alle 16,30: ibridevoci.helpline

giovedì 20 ottobre 2011

la rabbia non è violenza, di Monica Lanfranco












Dieci anni fa, dopo il G 8 di Genova,  si temevano scontri e incidenti  in occasione del Social forum di Firenze (settembre 2001), ma non ci fu violenza.
Sembrava che il dibattito sulle pratiche di piazza potesse evolvere, dentro ai movimenti, elaborando il lutto per la morte di Carlo e per l’occasione perduta di denunciare a mani nude e a volto scoperto la violenza del sistema, rispondendo con la costruttività dell’alternativa, con la fermezza composta dei genitori di Carlo e delle vittime della polizia nel continuare a chiedere verità e giustizia.
Dieci anni nei quali alcune di noi hanno continuato a produrre materiali, a costruire eventi collettivi (ultimo in ordine di tempo Punto G 2011) e a lavorare nella formazione alle pratiche sociali che costruiscono, che curano e non distruggono.
Donne disarmanti, (così chiamammo il testo che ho curato assieme a Maria Di Rienzo), è stato nel 2002 uno dei contributi in questa impresa, assieme al quotidiano agire attraverso le nostre riviste di donne, i blog, i siti, le radio.
Questo lavoro, attento a non cadere nella trappola militarizzante che scatta quando per ‘smantellare la casa del padrone si usano gli stessi attrezzi del padrone’ (per citare Audre Lorde), fatto da studiose e attiviste donne e da pochi uomini in Italia è sempre stato guardato con sospetto, sufficienza, noncuranza (a seconda di chi osservava) anche e soprattutto dentro i movimenti altermondialisti.
La tendenza è stata, (ed è), quella di galleggiare ambiguamente nella nebbia del ‘non mi sento di giudicare’, ‘non mi sento di condannare’, ‘ci sono pratiche diverse e linguaggi diversi’, ‘non bisogna dividere tra buoni e cattivi’, quando si era messi di fronte ad atti  violenti, sia quelli dei blocchi neri o degli antagonisti in varie occasioni.
Come se ci fosse una violenza buona e giusta (quella dei movimenti, che reagiscono) e una cattiva (quello dello stato e della polizia).
La violenza è violenza.
Lo sanno bene le donne, che fino al 1996 in Italia erano vittime di stupro ma ad essere violata era la morale, prima della modifica legislativa che si attendeva da oltre 20 anni: che accadrebbe se la rabbia delle violentate, delle mobbizzate, delle vittime di stalking si mutasse in violenza verso gli uomini? So bene di proporre un paradosso, ma quello che oggi viene celebrato, nei fatti di Roma (e annunciato per domenica in Val Susa) come giusta reazione all’ingiustizia è, nei fatti, un farsi giustizia da soli che non solo non sortisce effetti se non buttare discredito sui movimenti pacifici e fare alzare il livello di repressione e di militarizzazione, ma è anche e soprattutto una non risposta.
E’ l’attivazione della solita tragica vecchia spirale.
Basta con le giustificazioni per  chi viola lo spazio pubblico con  la logica testosteronica militare, organizzata e non. Occorre ammettere che sono state sottovalutate, a sinistra come dentro i movimenti che non si riconoscono nelle politica tradizionale, alcune derive violente nei linguaggio, come nelle forme, così come nei contenuti di frange sempre più numerose di giovani (e non). Ricordo bene le discussioni a proposito dei ‘compagni’ delle tifoserie ultras; se si ascoltano gli slogan di oggi moltissimi sono mutuati, nel ritmo come nei contenuti, (poverissimi) ,proprio da questi ambienti. Come scrive Peacereporter “Gli Indignados italiani hanno perso una grande occasione e ne sono responsabili perché da domani non si parlerà del futuro delle nuove generazioni, della disperazione delle vecchie, ma di una manifestazione con centinaia di migliaia di persone rovinata da un gruppo di criminali vestiti di nero”. Pensiamoci.

Monica Lanfranco - Marea, Genova