sabato 11 giugno 2011

siamo corpi desideranti e non segmenti di consumo!











siamo corpi desideranti e non segmenti di consumo!
alcune riflessioni, nel giorno dell'europride
di Alberto Rotondo


Oggi Roma ospiterà l’Europride: migliaia di corpi sfileranno nella splendida cornice della capitale, per condannare ancora una volta l’odiosa piaga dell’omo-transfobia, per denunciare il ritardo politico italiano, rivendicare i diritti fondamentali negati a centinaia di migliaia di lesbiche, gay e trans, e per ricordare come, ancora nel 2011, in molti Paesi del mondo sia ancora perseguitato chi non chiede altro se non di esprimere liberamente i propri desideri e la propria voglia di amare.
Milioni di lesbiche, gay e trans nel mondo conoscono drammaticamente la repressione esercitata da un potere, diffuso capillarmente in tutti gli ambiti sociali, che come un boa constrictor soffoca nelle sue spire il più autentico e non mediato desiderio umano: il desiderio di amare. Ne è "portatore sano”, perché legittimato dalla tradizione, l’intero corpo sociale. Si manifesta in molti modi  e si avvale di un vasto apparato tecnologico per esercitare la  sua potenza repressiva; ha a disposizione mille linguaggi e mille retoriche: parla  il linguaggio brutale del boia che stringe il cappio, il linguaggio forbito di tanti teologi di istituzioni religiose, il linguaggio “scientifico” degli psichiatri e dei guaritori da strapazzo, il linguaggio ipnotico delle reclame commerciali, il linguaggio volgare delle barzellette e il linguaggio violento dei bulli.

La necessità di una liberazione da questo potere interpella fortemente ciascuno di noi, abitanti del cosiddetto mondo libero, e mai veramente liberato. Quanto è misera la nostra libertà, se si riduce alla scelta di questo o quel bene di consumo ...

I corpi si sono trasformati essi stessi in merci. Corpi in mostra nelle vetrine virtuali delle chat o nel rifugio sicuro delle discoteche e dei club privati. Corpi che devono sempre mostrare la loro vitalità, la loro bellezza e la loro giovinezza, per sollecitare l’atto di acquisto e di consumo.  Corpi modellati e stravolti dall’imperativo categorico della nostra triste contemporaneità: essere sempre all’altezza, pronti, scattanti, competitivi.

Svolgo queste riflessioni con amarezza.
Quest’anno a Catania non si terrà il corteo del Pride. Per molti di noi si trattava di un appuntamento fisso: un modo per colorare la città della nostra presenza, vivace, libera provocatoria, plurale e differente.  Un momento di dibattito pubblico forte e un elemento fondamentale della nostra pratica politica.
Alcune persone, invece, si sono ritrovate davanti all’IKEA e al supermercato IPERFAMILA: mi riferisco al flash-mob di sostegno al colosso scandinavo del mobile, dopo le polemiche sul manifesto con cui ha promosso l’apertura a Catania, e a un flah-mob, tra il politically correct e il pubblicitario, organizzato da Arcigay per l'inaugurazione di un nuovo supermercato. Anche gay, lesbiche e trans finiscono col disertare le piazze delle nostre belle città per affollare i centri commerciali!
La campagna pubblicitaria di IKEA è stata una campagna intelligente: gli esperti di marketing hanno semplicemente registrato come a Catania negli anni si sia formata una comunità lgbt assai vasta e ben inserita nel tessuto sociale cittadino. Catania si è trasformata negli anni in una sorta di Mecca Gay del meridione di Italia attirando centinaia di persone da tutto il mondo.
Ma le strategie di marketing di una multinazionale (scimmiotatte anche da un ipermercato locale), per cui non siamo corpi desideranti ma segmenti di consumo, sono altra cosa rispetto alle lotte di liberazione.

Ricordiamocene, con lo sguardo rivolto al futuro !